Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3634 del 12/02/2021

Cassazione civile sez. I, 12/02/2021, (ud. 28/10/2020, dep. 12/02/2021), n.3634

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 8149/2016 proposto da:

D.G.S., elettivamente domiciliata in Roma, Viale

Trastevere, n. 209, presso lo studio dell’Avv. Generoso Bloise, che

la rappresenta e difende giusta procura speciale in calce al ricorso

per cassazione.

– ricorrente –

contro

Azienda Territoriale Edilizia Residenziale pubblica del Comune di

Roma, nella persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avv. Edmonda Rolli, in virtù di procura

speciale a margine del ricorso per cassazione.

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte di appello di ROMA, n. 5238/2015

pubblicata il 22 settembre 2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/10/2020 dal Consigliere Dott. Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

D.G.S. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, avverso la sentenza della Corte di appello di Roma del 22 settembre 2015, che ha rigettato il gravame proposto nei confronti della sentenza del Tribunale di Roma n. 1092/12 che, in sede di opposizione al decreto di rilascio emesso nei suoi confronti perchè detentore senza titolo, non aveva riconosciuto il suo diritto a subentrare nell’alloggio sito a (OMISSIS), affermando che il Tribunale, che correttamente aveva ritenuto di non procedere ad ulteriore attività istruttoria non necessaria, si era espressamente pronunciato sull’eccezione di illegittimità del decreto di rilascio declinando la propria giurisdizione in favore del giudice amministrativo per i profili attinenti alla sola validità ed efficacia dell’atto e, riproposta l’eccezione di illegittimità del decreto di rilascio, ribadiva che il profilo di illegittimità dedotto ricadeva nella giurisdizione del giudice amministrativo, non regolando i rapporti sostanziali tra le parti.

La Corte, poi, ha confermato che la ricorrente non aveva diritto al subentro perchè non aveva mai fatto parte del nucleo familiare contrattuale della norma assegnataria, S.A., per come individuato dalla L.R. Lazio n. 12 del 1999, art. 11, comma 5, nè rientrava tra i soggetti che potevano determinare un ampliamento del nucleo familiare dell’assegnatario, soggetti la cui individuazione operata dal combinato disposto della L.R. n. 12 del 1999, art. 12, commi 1 e 4, era da considerarsi tassativa e non derogabile; inoltre, non poteva invocarsi il legittimo affidamento nella condotta dell’Ente che per lungo tempo aveva tollerato l’occupazione dell’immobile e percepito la relativa indennità, stante che non poteva attribuirsi alcun valore a fatti concludenti in forza del principio che prevedeva la forma scritta a pena di nullità per i contratti con la PA..

L’Azienda Territoriale Edilizia Residenziale pubblica del Comune di Roma ha depositato controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo la ricorrente lamenta l’erronea pronuncia di difetto di giurisdizione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1, affermando che la pronuncia declinatoria della giurisdizione del giudice di primo grado e della Corte di appello sulla duplice eccezione in rito sollevata (mancata indicazione del soggetto che aveva intimato il rilascio nell’intestazione e in calce al decreto e decreto di rilascio emesso dal Direttore Generale dello IACP e non dal Presidente) era illegittima, poichè la competenza era del giudice civile, come affermato dal TAR Lazio con la sentenza n. 3216/2010.

1.1 Il motivo è fondato sia pure con le precisazioni che appresso saranno messe in evidenza.

1.2 Deve rilevarsi, in primo luogo, che la sezione semplice, nella specie, può decidere la questione di giurisdizione che forma esclusivo oggetto del ricorso, ai sensi dell’art. 374 c.p.c., comma 1, trattandosi di questione di giurisdizione risolta univocamente dalle Sezioni Unite.

Le Sezioni Unite della Corte, infatti, hanno affermato che la controversia introdotta da chi si opponga ad un provvedimento dell’Amministrazione comunale di rilascio di immobili ad uso abitativo occupati senza titolo rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, essendo contestato il diritto di agire esecutivamente e configurandosi l’ordine di rilascio come un atto imposto dalla legge (L.R. Campania 2 luglio 1997, n. 18, art. 30) e non come esercizio di un potere discrezionale dell’Amministrazione, la cui concreta applicazione richieda, di volta in volta, una valutazione del pubblico interesse; tale principio va affermato anche qualora sia dedotta l’illegittimità di provvedimenti amministrativi (diffida a rilasciare l’alloggio e successivo ordine di sgombero), dei quali è eventualmente possibile la disapplicazione da parte del giudice, chiamato a statuire sull’esistenza delle condizioni richieste dalla legge per dare corso forzato al rilascio del bene (Cass., Sez. U., 7 luglio 2011, n. 14956). Più di recente, le Sezioni Unite hanno ribadito lo stesso principio e hanno specificato che anche a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, art. 133 (codice del processo amministrativo), il riparto di giurisdizione tra giudice amministrativo e giudice ordinario trova il suo criterio distintivo nell’essere la controversia relativa alla fase antecedente o successiva al provvedimento di assegnazione dell’alloggio, che segna il momento a partire dal quale l’operare della PA. non è più riconducibile all’esercizio di pubblici poteri e ricade, invece, nell’ambito di un rapporto paritetico soggetto alle regole del diritto privato e che tale principio va affermato anche qualora sia dedotta l’illegittimità di provvedimenti amministrativi (diffida a rilasciare l’alloggio e successivo ordine di sgombero), dei quali è eventualmente possibile la disapplicazione da parte del giudice, chiamato a statuire sull’esistenza delle condizioni richieste dalla legge per dare corso forzato al rilascio del bene (Cass., Sez. U., 13 ottobre 2017, n. 24148; Cass., Sez. U., 5 aprile 2019, n. 9683).

Inoltre, l’allegazione del possesso dei requisiti per l’assegnazione di un alloggio e della titolarità del diritto a subentrare all’originario assegnatario nel godimento dell’alloggio non è tale da modificare l’ambito puramente paritetico entro cui la controversia si svolge (Cass., 24 maggio 2019, n. 14267; Cass., Sez. U., 13 ottobre 2017, n. 24148, cit.).

Ed infatti, il subentro nell’assegnazione, per un verso, discende direttamente dalla previsione legislativa in presenza di determinate condizioni, il cui accertamento non implica una valutazione discrezionale da parte della P.A. e, per l’altro verso, costituisce una possibile evoluzione del rapporto sorto in esito all’assegnazione e non già l’instaurazione di uno nuovo e diverso (Cass., Sez. U., 26 maggio 2006, n. 12546; Cass., Sez. U., 16 gennaio 2007, n. 757; Cass., Sez. U., 5 aprile 2019, n. 9683 e Cass., 24 maggio 2019, n. 14267, citate).

Alla luce dei superiori principi, la Corte territoriale, confermando sul punto la pronuncia di primo grado, ha errato nel ritenere che l’esame dei profili di illegittimità dedotti dalla ricorrente (mancata indicazione del soggetto che aveva intimato il rilascio nell’intestazione e in calce al decreto e decreto di rilascio emesso dal Direttore Generale dello IACP e non dal Presidente) ricadesse nella giurisdizione del giudice amministrativo, non regolando i rapporti sostanziali tra le parti, dovendo, piuttosto, conoscere delle eccepite illegittimità e se, ritenute esistenti, eventualmente disapplicare il decreto di rilascio e statuire sull’esistenza delle condizioni richieste dalla legge per dare corso forzato al rilascio del bene.

Va, pertanto, dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario.

2. Con il secondo motivo la ricorrente lamenta l’errata applicazione del D.P.R. n. 103 del 1972, art. 12 e della L.R. n. 12 del 1999, artt. 11 e 12, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, avendo diritto al subentro in quando discendente dell’originaria assegnataria e rientrante nella composizione del nucleo familiare di cui alla L. n. 12 del 1999, art. 11, comma 5.

2.1 Il motivo è infondato.

2.2 In tema di locazione di immobili dell’edilizia residenziale pubblica, la L.R. Lazio n. 12 del 1999, art. 12, nella formulazione ratione temporis applicabile al caso all’esame, prevede, per l’ipotesi di decesso o negli altri casi in cui l’assegnatario non faccia più parte del nucleo familiare, il subingresso nell’assegnazione dell’alloggio dei componenti del nucleo familiare originariamente assegnatario, tra i quali anche i discendenti, o ampliato, come risultante da provvedimento ricognitivo, da parte dell’ente concedente, dei presupposti di fatto dell’ampliamento del nucleo familiare.

E tuttavia, la disciplina dettata dall’art. 12, comma 1, della L.R., individua in relazione alla L.R. n. 12 del 1999, art. 11, commi 5 e 6, i soggetti componenti del “nucleo familiare” legittimati attivamente ad esercitare il “diritto di subentro nell’assegnazione”, ma non esaurisce in tale accertamento la insorgenza e titolarità del diritto che richiede, invece, la previa verifica di tutti i fatti costitutivi previsti dalla fattispecie normativa, e precisamente il requisito della stabile convivenza che duri ininterrottamente da almeno due anni alla data di pubblicazione del bando di concorso e che sia dimostrata nelle forma di legge, verifica che la Corte di appello ha condotto in senso negativo, avendo affermato, a pagina 3, lett. c), che la D.G. non aveva mai fatto parte “del nucleo familiare contrattuale dell’assegnataria, per come individuato ai sensi della L.R. Lazio n. 12 del 1999, art. 11, comma 5”.

Sul punto, la ricorrente ha dedotto che soltanto in data 22 gennaio 2009 (dopo il decesso della norma assegnataria, avvenuto nel 2007) otteneva il rilascio di apposita attestazione e, all’esito delle previste verifiche, il certificato di residenza.

La Corte di appello ha, quindi, applicato correttamente le norme regionali, con la conseguente infondatezza della censura.

3. Con il terzo motivo la ricorrente lamenta l’omessa motivazione in ordine ad un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, non avendo la Corte di appello valutato che era stata fornita l’informazione all’ATER sull’ampliamento dell’originario nucleo familiare (in ragione della condotta dell’Ente, che aveva tollerato l’occupazione e percepito la relativa indennità) e che dalla conoscenza dell’Ente discendeva l’onere di verifica in capo allo stesso e quindi la legittimità della procedura che aveva portato all’emissione del decreto di rilascio.

3.1 Il motivo è inammissibile perchè la ricorrente non contesta in maniera specifica la ratio decidendi posta a fondamento della pronuncia impugnata.

3.2 Questa Corte ha più volte affermato che nell’ipotesi in cui la sentenza impugnata sia basata su plurime e distinte “rationes decidendi”, ciascuna di per sè sufficiente a sorreggere la soluzione adottata, sussiste l’onere del ricorrente di impugnarle entrambe, a pena di inammissibilità del ricorso (Cass., 18 aprile 2019, n. 10815). Ed invero il Tribunale ha, innanzi tutto, affermato che la ricorrente non rientrava tra i soggetti che potevano determinare un ampliamento del nucleo familiare dell’assegnatario, individuati dal combinato disposto della L.R. n. 12 del 1999, art. 12, commi 1 e 4 e ha poi precisato che tale individuazione era tassativa e non derogabile, poichè rappresentava un’eccezione finalizzata all’assegnazione dell’alloggio al di fuori della ordinaria procedura per bando pubblico.

A norma della L.R. Lazio n. 12 del 1999, art. 12, in caso di decesso dell’assegnatario subentrano i componenti del nucleo familiare originariamente assegnatario o ampliato, ampliamento che si determina in caso di: a) matrimonio dell’assegnatario; b) convivenza more uxorio dell’assegnatario da almeno due anni, da dimostrare nelle forme di legge; c) accrescimento della prole dell’assegnatario dovuta a nascita naturale, riconoscimento o adozione; d) affidamento di minori; e) rientro dei figli motivato da separazione omologata dal giudice competente (art. 12, comma 4, legge richiamata).

La norma richiamata prevede, poi, al comma 5, che l’ingresso di uno dei soggetti indicati nel comma 4, deve essere immediatamente comunicato all’ente gestore e che l’ente gestore, nei successivi tre mesi, verifica che, a seguito dell’ampliamento, non sussistano cause di decadenza dall’assegnazione.

Il presupposto normativo per l’attivazione dei poteri di verifica dell’ente gestore era, quindi, che la D.G. fosse uno dei soggetti indicati nel comma 4, circostanza questa espressamente esclusa prima dal Tribunale e poi dalla Corte di appello ed anche dalla stessa ricorrente, che ha assunto di avere diritto all’alloggio perchè “discendente” dell’originaria assegnataria non contestata.

Mette conto rilevare, infatti, che della L.R. Lazio n. 12 del 1999, art. 12, comma 4, non contempla i discendenti fra i casi di ampliamento del nucleo familiare (Cass., 22 febbraio 2017, n. 4549).

Ciò senza prescindere dall’ulteriore profilo di illegittimità per il mancato rispetto delle prescrizioni imposte da questa Corte circa le modalità di deduzione del vizio motivazionale ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel senso che “la parte ricorrente dovrà indicare – nel rigoroso rispetto delle previsioni di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6) e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4) – il fatto storico, il cui esame sia stato omesso, il dato, testuale (emergente dalla sentenza) o extratestuale (emergente dagli atti processuali), da cui ne risulti l’esistenza, il come ed il quando (nel quadro processuale) tale fatto sia stato oggetto di discussione tra le parti” (Cass., Sez. U., 7 aprile 2014, n. 8053).

4. In conclusione, in accoglimento del primo motivo di ricorso, va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario sull’accertamento della illegittimità del decreto di rilascio, emesso nei confronti di D.G.S., dell’alloggio sito a (OMISSIS).

Le parti vanno rimesse dinanzi al Tribunale di Roma, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo, rigetta il secondo e dichiara inammissibile il terzo; dichiara la giurisdizione del giudice ordinario sull’accertamento della illegittimità del decreto di rilascio, emesso nei confronti di D.G.S., dell’alloggio sito a (OMISSIS) e rimette le parti innanzi al Tribunale di Roma, anche per le spese di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 28 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 12 febbraio 2021

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