Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36324 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. I, 23/11/2021, (ud. 14/06/2021, dep. 23/11/2021), n.36324

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26363/2015 proposto da:

B.R., elettivamente domiciliato in Roma, Viale Liegi n.

44, presso lo studio dell’avvocato Lostia Gianni, che lo rappresenta

e difende, giusta procura speciale per Notaio Dott.

Pa.Ro.Ma.Ma. di Roma – rep. n. (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

B.S., B.A., elettivamente domiciliati in Roma,

Via Fabio Massimo n. 60, presso lo studio dell’avvocato Rotondo

Mario Ettore Angelo, che li rappresenta e difende, giusta procura a

margine del controricorso;

– controricorrenti –

contro

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Corso Vittorio Emanuele II n.

154, presso lo studio dell’avvocato Rossetti Francesca, che la

rappresenta e difende, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

contro

P.A., elettivamente domiciliata in Roma, Via Giuseppe

Antonio Guattani n. 15, presso lo studio dell’avvocato Vella Paola

Maria, che la rappresenta e difende, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

contro

L.C., elettivamente domiciliata in Roma, Corsia Agonale

n. 10, presso lo studio dell’avvocato Antonelli Claudia, che la

rappresenta e difende, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

contro

G.M., nella qualità di amministratore di sostegno di

B.R., elettivamente domiciliata in Roma, Via del Pianeta di

Giove n. 92, presso il proprio studio, rappresentata e difesa da se

medesima, giusta nomina del Tribunale di Roma;

– controricorrente –

contro

Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione;

– intimato –

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il

25/08/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/06/2021 dal Cons. Dott. ACIERNO MARIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La corte di Appello di Roma ha rigettato il reclamo avverso il provvedimento del giudice tutelare che ha aperto il procedimento di amministrazione di sostegno in favore di B.R. con nomina come amministratore dell’avv. A.G..

La procedura è stata instaurata in virtù del ricorso proposto da L.C. figlia della sorella defunta del B..

All’amministratore di sostegno è stato affidato incarico a tempo indeterminato riguardante la gestione patrimoniale ordinaria e straordinaria (in quest’ultimo caso previa autorizzazione del giudice tutelare) dell’amministrato, previo vincolo sui conti correnti bancario e postale intestati al beneficiario, con facoltà di prelievo per l’amministratore dell’importo massimo di 2000 Euro al mese senza autorizzazione del giudice tutelare.

B.R. ha chiesto la revoca del decreto affermando, per quel che ancora interessa, che l’interrogatorio del proprio padre presso il suo domicilio era avvenuto senza la presenza del legale di fiducia pur essendo stato rassicurato dell’avvenuto avviso; che la nomina è stata fondata su un deficit cognitivo non meglio precisato ma lui, sordo-cieco, ha un quoziente intellettivo superiore alla media e in piena autonomia aveva conferito a B.S. e P.A. con procura congiunta la gestione della sua pensione d’invalidità (1300 Euro al mese) considerato anche il declino psicofisico del padre che in precedenza lo accudiva; che è stato assoggettato ad amministrazione di sostegno senza accertamenti medici, con ingerenza ingiustificata nella sua vita privata, aggravata dalla nomina di un estraneo, nonostante la sua indicata preferenza per la nipote.

2. La corte territoriale, dopo aver espletato consulenza tecnica medica ha preliminarmente dichiarato inammissibile l’intervento ad adiuvandum della (OMISSIS). Ha rilevato, nel merito delle censure, che l’interrogatorio del padre dell’appellante, svoltosi alla presenza del pubblico ministero durante il sopralluogo presso il domicilio dell’amministrando, non richiedeva l’assistenza del difensore perché l’esame di quest’ultimo era già stato eseguito in udienza alla presenza del legale e il sopralluogo era giustificato dalla necessità di non far spostare il padre anziano. Le deposizioni delle altre persone sentite non erano state acquisite. In relazione alle condizioni psicofisiche del B., il consulente tecnico d’ufficio non ha evidenziato deficit cognitivi ma ha rilevato che l’esaminando “tende a far prevalere un principio affettivo che lo conduce ad una scarsa capacità di critica, ad una maggiore dipendenza e possibile circuibilità. Tale condizione di fragilità aumenta e determina il bisogno di tutela”. La Corte ha condiviso questa valutazione, precisando che le parti avevano mosso rilievi tardivamente nelle note difensive. Alla luce delle risultanze peritali, in conclusione, la Corte d’Appello ha concluso che il B. pur avendo adeguate capacità mentali viveva in una dimensione di dipendenza fisica e relazionale ed aveva un approccio affettivo, piuttosto che razionale ed analitico che lo rendeva particolarmente vulnerabile, soprattutto se inserito in contesto familiare che necessitava di aiuto come il suo, con madre deceduta e padre con segni di demenza senile. Ha sottolineato la Corte che l’amministrato non aveva saputo precisare l’ammontare della sua pensione, pur essendo consapevole del trasferimento della nuda proprietà degli immobili alle nipoti ma senza ricordare la cessione del box. Ha, inoltre, accertato l’esistenza di trasferimenti di denaro alle predette nipoti per circa 215.000 Euro, con i quali le stesse hanno acquistato nuda proprietà e box e ricevuto regalie.

Ha ritenuto la Corte d’Appello che il B. affidandosi completamente a terzi per la gestione dei propri interessi sulla base del mero affetto familiare è risultato esposto ad azioni di rilievo patrimoniale di cui non è stata fornita esauriente spiegazione.

3. Avverso questa pronuncia ha proposto ricorso per cassazione il B.. Hanno resistito con controricorso L.C. e l’amministratore di sostegno avv. A.. Hanno proposto controricorsi adesivi al ricorso P.A., B.S. ed A. e (OMISSIS). Sono state depositate memorie illustrative da parte del ricorrente, di entrambi i controricorrenti, della (OMISSIS), B.S. ed A..

4. Nel primo motivo vene dedotta la violazione dell’art. 134 c.p.c. e art. 360 c.p.c., n. 4, per essere il provvedimento impugnato sostenuto da una motivazione meramente apparente oltre che priva di alcuna giustificazione argomentativa dell’adesione alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, peraltro senza alcuna risposta ai puntuali rilievi mossi alla consulenza tecnica d’ufficio dai consulenti di parte e riprodotti nel ricorso ed alle opposte conclusioni del perito del pubblico ministero nel processo penale per circonvenzione d’incapace finito con l’archiviazione. La parte ricorrente ha evidenziato che secondo il consulente di parte la prevalenza del profilo affettivo è un tratto della personalità che ove privo di sostegno o collegamento con una psicopatologia, si rivela del tutto inidoneo a fondare un giudizio negativo sulla capacità di autodeterminarsi dell’esaminando, in particolare quando, come nella specie, è escluso del tutto un deficit cognitivo e viene affermata anche dal consulente d’ufficio la mancanza di patologie franche.

5. Nel secondo motivo vene dedotta la violazione degli artt. 407 e 408 c.c., per l’illegittima scelta dell’amministratore di sostegno nell’avv. A. invece di rispettare le indicazioni normative e designare un familiare vicino all’amministrato.

6. Nel terzo motivo viene censurata la violazione e falsa applicazione dell’art. 404 c.c., art. 405 c.c., comma 4 e art. 409 c.c., per la carente individuazione dei poteri dell’amministratore di sostegno nel provvedimento del giudice tutelare, già censurata in sede di reclamo ed infondatamente oltre che sbrigativamente rigettata dalla Corte, così da privare il ricorrente di ogni autonomia e capacità giuridica.

7. Nel quarto motivo viene dedotta la grave violazione del principio del contraddittorio ex art. 111 Cost., per non aver dato avviso al difensore del giorno del sopralluogo presso il domicilio del ricorrente ove sono state assunte informate e sentito il padre del ricorrente senza che quest’ultimo potesse essere assistito dal proprio difensore.

8. Ritiene il Collegio di dover preliminarmente valutare l’ammissibilità dell’intervento ad adiuvandum della associazione “(OMISSIS).

8.1 E’ necessario per dare una soluzione adeguata procedere in primo luogo alla descrizione delle finalità dell’associazione in relazione all’interesse a partecipare al presente giudizio per sostenere le ragioni del ricorrente. In secondo luogo è necessario un rapido excursus normativo delle forme di tutela collettiva previste dal nostro ordinamento positivo e delle modalità di accesso alla tutela giurisdizionale. Infine occorre porre a confronto l’interesse dedotto in giudizio, correttamente qualificato con i consolidati principi della giurisprudenza di legittimità in ordine alle condizioni di ammissibilità dell’intervento ad adiuvandum.

8.2 La (OMISSIS) ha come finalità istituzionale e statutaria l’assistenza, l’educazione, la riabilitazione e il reinserimento nelle famiglie delle persone sordo cieche e pluriminorate psicosensoriali. In questa veste costituisce un punto di riferimento solido per le persone affette da disabilità e le loro famiglie. Anche con il ricorrente si è sviluppato un rapporto molto profondo che ha indotto l’associazione all’intervento, trattandosi di un ente esponenziale di diritti di natura collettiva in quanto riguardanti le persone affette dalla peculiare forma di disabilità che si colloca al centro degli interventi dell’associazione. La partecipazione al presente giudizio è stata, in particolare, giustificata dalle ragioni poste a sostegno dell’assoggettamento del ricorrente ad amministrazione di sostegno. Si è rilevato come il nesso tra dipendenza fisica, dovuta alla disabilità, e dipendenza affettiva dalle figure accudenti, ritenuta dal consulente d’ufficio condizione limitativa della capacità di autodeterminarsi in particolare nella gestione degli interessi di natura patrimoniale, integra una valutazione ingiustificatamente discriminatoria nei confronti delle persone affette dalla disabilità del ricorrente. Le scelte anche di natura economico-patrimoniale sarebbero conseguenza della dipendenza affettiva dalle persone che alleviano la disabilità fisica, minando l’autonomia decisionale del destinatario delle cure e dell’assistenza. Se per le persone non affette da disabilità, la scelta di orientare anche i propri atti di disposizione patrimoniale secondo un criterio fondato sui legami affettivi può dirsi libera, per le persone come il ricorrente non sarebbe così, secondo la valutazione del consulente d’ufficio recepita dalla Corte d’Appello, perché la dipendenza fisica determina meccanicisticamente la dipendenza affettiva e offusca la capacità di autodeterminarsi.

Secondo l’interveniente questa valutazione stigmatizza la disabilità come una condizione in sé limitativa della autonomia volitiva anche quando, come nella specie, non vi siano né deficit cognitivi né psicopatologie diagnosticate o diagnosticabili. Sotto questo specifico profilo discriminatorio l’interesse della (OMISSIS) assume un carattere non meramente individuale ma collettivo, avendo la finalità di contrastare una valutazione negativa delle conseguenze sul piano della capacità di autodeterminarsi della disabilità fisica.

9. Ritiene, tuttavia, il Collegio, pur condividendo i rischi discriminatori della valutazione contestata, che non vi sia, allo stato della legislazione applicabile, un quadro di riferimento normativo che consenta la tutela giudiziale degli interessi collettivi delle persone disabili come sopra rappresentati, da parte di enti esponenziali quali la (OMISSIS), nonostante la rilevanza antidiscriminatoria delle ragioni esposte.

9.1 Il meccanismo che regola l’accesso alla giustizia per gli enti esponenziali in relazione al diritto, costituzionalmente tutelato, a non subire comportamenti o trattamenti discriminatori da parte di determinate categorie di soggetti prevede da un lato la precisa predeterminazione di tali categorie, dall’altro la iscrizione dell’associazione di riferimento ad un elenco di carattere pubblicistico all’esito di una valutazione dei requisiti svolta dall’Autorità amministrativa (D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 44;. 5 D.Lgs. n. 215 del 2003, art. 5; in ambito diverso dalla tutela antidiscriminatoria, del D.Lgs. n. 206 del 2005, artt. 137,139 e 140, in relazione alla tutela collettiva dei diritti dei consumatori).

9.2 La discriminazione denunciata nell’atto d’intervento, tuttavia, non trova riconoscimento legislativo né nel D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 44, che si rivolge alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, linguistici, nazionali, di provenienza geografica o religiosi né a quelle di analogo tenore che trovano protezione anche mediante le azioni collettive nel D.Lgs. n. 215 del 2003. Nel D.Lgs. n. 216 del 2003, trovano invece largo spazio le discriminazioni che colpiscono i disabili ma in relazione all’occupazione e alle condizioni di lavoro (D.Lgs. n. 216 del 2003, artt. 1 e 2).

9.3 Deve, in conclusione, escludersi che il diritto a non essere discriminati nella sfera, costituzionalmente protetta (art. 2 Cost.) della libertà di autodeterminarsi, possa, allo stato della legislazione vigente, tradursi in un interesse tutelabile collettivamente, in relazione ad entrambi i profili sopra illustrati (la (OMISSIS) non ha allegato di essere iscritta ad alcuno degli elenchi previsti dalla legge). L’associazione sostiene ed appoggia il diritto del ricorrente, pur fondato, su un saldo ancoraggio costituzionale, sulla base di un interesse non giuridicamente qualificato, così da escluderne la legittimazione a partecipare al presente giudizio, alla luce del consolidato orientamento di questa Corte in tema di ammissibilità dell’intervento ad adiuvandum (Cass. 15770 del 2018).

10. Il primo motivo di ricorso è fondato. La Corte d’Appello ha effettivamente recepito del tutto acriticamente la valutazione contenuta nella consulenza tecnica d’ufficio, omettendo illegittimamente di confrontarsi con gli ampi ed articolati rilievi tecnici formulati dalla parte ricorrente, contenuti nelle note difensive nell’ambito del giudizio di reclamo (sulla tempestività dei rilievi anche in comparsa conclusionale, Cass. 15418 del 2016; 20829 del 2018) come risulta dalla stessa pronuncia impugnata e riprodotti puntualmente nel controricorso, con espressa indicazione della loro preventiva devoluzione nel giudizio d’appello mediante note critiche alla consulenza d’ufficio. Tali rilievi rivestono carattere decisivo perché tendono a confutare il nucleo costitutivo della valutazione del consulente tecnico d’ufficio relativamente alla capacità di autodeterminarsi del ricorrente. La Corte d’appello stabilisce un nesso di causalità tra dipendenza fisica ed affettiva che indurrebbe il ricorrente a non poter liberamente disporre dei suoi beni, in quanto le sue scelte sarebbero dominate dal profilo affettivo. I consulenti di parte sottolineano la piena capacità intellettiva del ricorrente e la mancanza di un preciso fondamento scientifico a sostegno della fragilità e necessità di tutela, come conseguenza della prevalenza del profilo affettivo nelle scelte personali anche riguardanti la sfera economico-patrimoniale. Evidenziano la piena capacità di controllare i movimenti di denaro e gli atti dispositivi da parte del ricorrente e la mancanza di una franca psicopatologia, esclusa anche dal consulente d’ufficio. Ugualmente ignorata la opposta valutazione del consulente della Procura della repubblica nel procedimento penale per circonvenzione d’incapace, a carico delle nipoti P.A. e B.S., successivamente archiviata, ancorché prodotta nel giudizio.

10. In conclusione, trovano applicazione i consolidati principi adottati da questa Corte in tema di sindacabilità della ricezione ed adesione alla consulenza d’ufficio secondo i quali quando alle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio siano state avanzate critiche specifiche e circostanziate, sia dai consulenti di parte che dai difensorifil giudice del merito, è tenuto a spiegare in maniera puntuale e dettagliata le ragioni della propria adesione all’una o all’altra conclusione. L’omissione è sindacabile come omessa motivazione. (Cass. 11482 del 2016; 15147 del 2018).

11. All’accoglimento del primo motivo segue l’assorbimento dei rimanenti.

La pronuncia impugnata deve essere cassata con rinvio alla Core d’Appello di Roma in diversa composizione perché provveda anche sulle spese processuali.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo. Assorbe gli altri. Cassa il provvedimento impugnato e rinvia alla Corte d’Appello di Roma in diversa composizione perché provveda anche sulle spese processuali del presente giudizio.

In caso di diffusione omettere le generalità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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