Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36321 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. I, 23/11/2021, (ud. 07/10/2021, dep. 23/11/2021), n.36321

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 20472/2020 r.g. proposto da:

I.O.B., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso,

giusta procura speciale apposta in calce al ricorso, dall’Avvocato

Andrea Volpini, con cui elettivamente domicilia in Roma, Via Otranto

n. 23, presso lo studio del difensore.

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (cod. fisc. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore il Ministro.

– intimato –

avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma, depositata in

data 13.1.2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

7/10/2021 dal Consigliere Dott. Roberto Amatore.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. on la sentenza impugnata la Corte di appello di Roma ha rigettato l’appello proposto da I.O.B., cittadino della Nigeria, nei confronti del Ministero dell’Interno, avverso l’ordinanza emessa in data 18.5.2018 dal Tribunale di Roma, con la quale erano state respinte le domande di protezione internazionale ed umanitaria avanzate dal richiedente.

La Corte di merito ha ricordato, in primo luogo, la vicenda personale del richiedente asilo, secondo quanto riferito da quest’ultimo; egli ha infatti narrato: i) di essere nato e vissuto in (OMISSIS); ii) di essere stato costretto a fuggire dal suo paese perché minacciato dagli acquirenti di un terreno, in relazione al quale aveva svolto la funzione di rappresentante per la vendita per conto del capo villaggio, acquirenti che erano stati truffati perché il terreno era stato alienato a due diversi acquirenti, uno dei quali era deceduto in conseguenza del diverbio violento intercorso tra le parti.

La Corte territoriale ha, poi, ritenuto che: a) non erano fondate le domande volte al riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, del D.Lgs. n. 251 del 2007, sub art. 14, lett. a e b, in ragione della natura privata della contesa in relazione alla quale era stato allegata la situazione di pericolo; b) non era fondata neanche la domanda di protezione sussidiaria del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c, in ragione dell’assenza di un rischio-paese riferito all’Edo State, stato di provenienza del richiedente, collegato ad un conflitto armato generalizzato; c) non poteva accordarsi tutela neanche sotto il profilo della richiesta protezione umanitaria, perché il ricorrente non aveva dimostrato un saldo radicamento nel contesto sociale italiano né una condizione di soggettiva vulnerabilità.

2. La sentenza, pubblicata il 13.1.2020, è stata impugnata da I.O.B. con ricorso per cassazione, affidato a due motivi.

L’amministrazione intimata non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 8 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, nonché vizio di motivazione apparente e violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 14 e 17, ed omesso esame di fatto decisivo, in ragione alla valutazione come privata della vicenda personale del ricorrente come tale non meritevole di tutela.

2. Con il secondo mezzo si deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, commi 3, 4 e 5, nonché del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso esame di fatto decisivo in relazione alle condizioni di vulnerabilità del ricorrente, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria. Si lamenta che la corte di merito non abbia configurato in maniera corretta cioè in termini di pericolo di vita – la vicenda del ricorrente.

3. I due motivi possono essere esaminati congiuntamente – vertendo sostanzialmente sulla medesima questione, sebbene in relazione a forme di protezione diversa (sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. b, ed umanitaria) – e devono essere dichiarati inammissibili.

3.1 Giova ricordare che, in tema di protezione internazionale, nella forma della protezione sussidiaria, del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3 e art. 14, lett. a) e b), il conseguente diritto non può essere escluso dalla circostanza che agenti del danno grave per il cittadino straniero siano soggetti privati, qualora nel paese d’origine l’autorità statale non possa o non voglia fornirgli adeguata ed effettiva tutela. Ma il presupposto di tale tutela è che essa sia stata richiesta dal cittadino stesso, mentre nella specie il ricorrente non risulta aver neppure allegato di aver richiesto, nel paese di provenienza, protezione alle autorità statali, senza ottenerla. Il ricorso si limita ad affermare al riguardo la circostanza secondo la quale il richiedente non avrebbe fatto ricorso a tale tutela perché ricercato dalla stessa polizia nigeriana in seguito alla denuncia per il reato di truffa: tuttavia, la intervenuta allegazione in sede di giudizio di merito di tali circostanze di fatto, non emergente dalla lettura della sentenza impugnata, non risulta neppure nel ricorso specificamente indicata, e localizzata negli atti. In difetto del presupposto, rettamente la corte di merito ha escluso il rischio di danno grave ai fini della protezione sussidiaria.

La doglianza relativa alla esclusione della vulnerabilità ai fini della protezione umanitaria – peraltro negata per più ragioni- si risolve nella ripetizione delle considerazioni svolte nel primo motivo, senza peraltro farsi carico di censurare le altre ragioni giustificanti il diniego.

Così proposte le doglianze devono essere pertanto dichiarate inammissibili. Nessuna statuizione è dovuta per le spese del giudizio di legittimità, stante la mancata difesa dell’amministrazione intimata.

Per quanto dovuto a titolo di doppio contributo, si ritiene di aderire all’orientamento già espresso da questa Corte con la sentenza n. 9660-2019.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 7 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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