Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36319 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. I, 23/11/2021, (ud. 24/09/2021, dep. 23/11/2021), n.36319

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20361/2020 proposto da:

D.M.K., alias D.M.Q., rappresentato e difeso

dall’avvocato Ameriga Petrucci, come da procura in calce al ricorso

per cassazione;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza n. 778/2019 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,

depositata il 06/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

24/09/2021 da Dott. FALABELLA MASSIMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – E’ impugnata per cassazione la sentenza della Corte di appello di Potenza, pubblicata il 6 novembre 2019, con cui è stato dichiarato inammissibile il gravame proposto da D.M.K., alias D.M.Q. nei confronti dell’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c., comma 5, pronunciata dal Tribunale del capoluogo lucano. La nominata Corte ha osservato che l’atto d’impugnazione era stato proposto con atto di citazione iscritto a ruolo oltre il termine di trenta giorni dalla data di notifica dell’ordinanza impugnata; ha evidenziato, inoltre, che l’atto d’impugnazione era stato redatto dopo la pronuncia di Cass. Sez. U. 8 novembre 2018, n. 28575, onde non poteva più rilevare l’affidamento incolpevole fondato sulle precedenti pronunce di legittimità secondo cui anche a seguito della modifica introdotta dal D.Lgs. n. 142 del 2015, art. 27, lett. f), l’appello in materia di protezione internazionale doveva essere introdotto con citazione.

2. – Il ricorso per cassazione si fonda su di un motivo. Il Ministero dell’interno, intimato, non ha notificato controricorso, ma ha depositato un “atto di costituzione” in cui non è svolta alcuna difesa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il ricorrente oppone la violazione dell’art. 702 quater c.p.c.. Invoca, in sostanza, la tutela dell’affidamento basato sulla giurisprudenza di legittimità anteriore all’arresto delle Sezioni Unite. Deduce che l’appello era stato notificato il 31 gennaio 2019, a poco più di due mesi di distanza dalla pronuncia con cui la Corte aveva mutato il proprio orientamento con riguardo alla modalità con cui introdurre il giudizio di gravame; osserva, al riguardo, che in tale breve lasso di tempo l’affidamento in questione, fondato su di un indirizzo consolidato, non poteva essere venuto meno.

2. – Il motivo è infondato.

Come è noto, le Sezioni Unite di questa Corte hanno precisato che nel vigore del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, così come modificato dal D.Lgs. n. 142 del 2015, art. 27 comma 1, lett. f), l’appello ex art. 702 quater c.p.c., proposto avverso la decisione di primo grado sulla domanda volta al riconoscimento della protezione internazionale deve essere introdotto con ricorso e non con citazione, in aderenza alla volontà del legislatore desumibile dal nuovo tenore letterale della norma (Cass. Sez. U. 8 novembre 2018, n. 28575). Nella specie, invece, il gravame è stato introdotto con una citazione depositata in cancelleria oltre il termine di trenta giorni prescritto per l’impugnazione.

Vero è che nella richiamata pronuncia è espressamente valorizzato l’affidamento della parte nella giurisprudenza pregressa: le Sezioni Unite hanno infatti precisato che l’interpretazione innovativa, “in quanto imprevedibile e repentina rispetto al consolidato orientamento pregresso, costituisce un overrulling processuale che, nella specie, assume carattere peculiare in relazione al momento temporale della sua operatività, il quale potrà essere anche anteriore a quello della pubblicazione della prima pronuncia di legittimità che praticò la opposta esegesi (Cass. n. 17420 del 2017), e ciò in dipendenza dell’affidamento sulla perpetuazione della regola antecedente, sempre desumibile dalla giurisprudenza della Corte, per cui l’appello secondo il regime dell’art. 702 quater c.p.c., risultava proponibile con citazione”. E’ altrettanto vero, però, che l’affidamento della parte non può ricevere protezione nel periodo successivo alla pubblicazione della pronuncia delle Sezioni Unite, giacché a partire da tale momento il mutamento di giurisprudenza era obiettivamente conoscibile.

Il mutamento di una precedente interpretazione della norma processuale da parte del giudice della nomofilachia, il quale porti a ritenere esistente, in danno di una parte del giudizio, una decadenza od una preclusione prima escluse, opera, laddove il significato che essa esibisce non trovi origine nelle dinamiche evolutive interne al sistema ordinamentale, come interpretazione correttiva che si salda alla relativa disposizione di legge processuale “ora per allora”, nel senso di rendere irrituale l’atto compiuto o il comportamento tenuto dalla parte in base all’orientamento precedente: infatti, il precetto fondamentale della soggezione del giudice soltanto alla legge (art. 101 Cost.) impedisce di attribuire all’interpretazione della giurisprudenza il valore di fonte del diritto, sicché essa, nella sua dimensione dichiarativa, non può rappresentare la lex temporis acti, ossia il parametro normativo immanente per la verifica di validità dell’atto compiuto in correlazione temporale con l’affermarsi dell’esegesi del giudice. L’overruling che si connoti del carattere dell’imprevedibilità (per aver agito in modo inopinato e repentino sul consolidato orientamento pregresso) giustifica, in tale contesto, una scissione tra il fatto (e cioè il comportamento della parte risultante ex post non conforme alla corretta regola del processo) e l’effetto, di preclusione o decadenza, che ne dovrebbe derivare, con la conseguenza che, in considerazione del bilanciamento dei valori in gioco, tra i quali assume preminenza quello del giusto processo (art. 111 Cost.), volto a tutelare l’effettività dei mezzi di azione e difesa anche attraverso la celebrazione di un giudizio che tenda, essenzialmente, alla decisione di merito, deve escludersi l’operatività della preclusione o della decadenza derivante dal mutamento di posizione della giurisprudenza rispetto alla consolidata precedente interpretazione della regola stessa, la quale, sebbene soltanto sul piano fattuale, aveva comunque creato l’apparenza di una regola conforme alla legge. Tale rimedio è tuttavia incidente in un arco temporale ben definito: poiché l’overruling opera a favore della parte che abbia confidato incolpevolmente nell’indirizzo interpretativo poi superato, esso è destinato ad operare “non oltre il momento di oggettiva conoscibilità dell’arresto nomofilattico correttivo, da verificarsi in concreto” (Cass. Sez. U. 11 luglio 2011, n. 15144).

Nella fattispecie, la ragione di tutela dell’affidamento ha cessato di esistere allorquando è stata pubblicata, e quindi resa comunemente conoscibile, la sentenza n. 28575 del 2019: da tale momento l’appellante non aveva più motivo di contare sui precedenti arresti della giurisprudenza di legittimità. La nuova soluzione ermeneutica non poteva certamente sacrificare chi avesse introdotto il giudizio di gravame nel periodo anteriore, confidando nell’orientamento espresso da plurimi arresti della Corte di legittimità; ma, al contempo, non poteva non fornire una precisa indicazione sul significato da attribuire alla norma a chi avesse svolto quell’attività processuale successivamente, e fosse così in grado di conoscere il nuovo corso della giurisprudenza.

3. – Non vi sono spese processuali su cui pronunciare.

PQM

La Corte;

rigetta il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello stabilito per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 24 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

 

 

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