Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36315 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. I, 23/11/2021, (ud. 15/09/2021, dep. 23/11/2021), n.36315

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32062/2020 proposto da:

E.S., elettivamente domiciliato in Roma, in via del Casale

Strozzi, 31, presso lo studio dell’avvocato Barberio Laura, rappres.

e difesa dall’avvocato Tartini Francesco, con procura speciale in

atti;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., elettivamente

domiciliato in Roma, in via dei Portoghesi 12 presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Venezia, n. 1285/20,

depositata il 15/5/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/09/2021 dal Cons. rel. Dott. CAIAZZO ROSARIO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

Con sentenza emessa il 15.5.2020, la Corte d’appello di Venezia ha rigettato il gravame proposto da E.S., cittadino della Nigeria, avverso l’ordinanza emessa dal Tribunale di Venezia, confermativa del provvedimento della Commissione territoriale di diniego delle protezioni internazionale, sussidiaria ed umanitaria richieste. Al riguardo, il Tribunale aveva osservato che le dichiarazioni del ricorrente non erano attendibili e comunque relative ad una vicenda privata, escludendo che in Nigeria vi fosse una situazione di conflitto interno, nonché una condizione di vulnerabilità del ricorrente.

La Corte d’appello ha osservato che: era da confermare la decisione impugnata sull’inattendibilità del ricorrente sulla vicenda narrata; non ricorrevano i presupposti della protezione sussidiaria, alla luce delle fonti esaminate, né quelli della protezione umanitaria, non essendo stata raggiunta la prova dell’integrazione sociale attraverso un documento attestante un contratto di lavoro a tempo determinato dal maggio 2019.

E.S. ricorre in cassazione con tre motivi.

Il Ministero si è costituito al fine di partecipare all’udienza di discussione.

Diritto

RITENUTO

Che:

Il primo motivo deduce la nullità della motivazione della sentenza impugnata per mera apparenza.

Il secondo motivo denunzia violazione o erronea applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3,D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 5 e art. 35 bis, in ordine alla valutazione delle dichiarazioni del ricorrente e per la mancata cooperazione istruttoria, non avendo la Corte d’appello acquisito informazioni specifiche ed aggiornate sulla vicenda personale narrata, con riferimento alla situazione generale della Nigeria.

Il terzo motivo denunzia violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, art. 2 Cost. e art. 8 Cedu, per non aver il Tribunale, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, effettuato la comparazione tre il percorso d’integrazione in Italia del ricorrente e la possibile lesione del nucleo fondamentale dei suoi diritti nel caso di rimpatrio, escludendo il permesso umanitario quale effetto automatico della ritenuta non credibilità del ricorrente.

Va osservato che con atto in data 24.6.2021, il ricorrente ha rinunciato al ricorso, per cui va dichiarata l’estinzione del giudizio a norma dell’art. 306 c.p.c..

Nulla per le spese.

P.Q.M.

La Corte dichiara l’estinzione del giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 15 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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