Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 363 del 10/01/2017

Cassazione civile, sez. VI, 10/01/2017, (ud. 14/10/2016, dep.10/01/2017),  n. 363

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – rel. Consigliere –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20688/2013 proposto da:

EDILVERUNO DI S.S., in persona del titolare

S.S., RIVA 01643290032, elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO

VITTORIO EMANUELE II 229, presso lo studio dell’avvocato ELENA

FERRARI, rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE PORTIGLIOTTI,

giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MARZI DI D.S.M. & C. S.N.C.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 723/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

emessa e depositata il 03/04/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. PASQUALE D’ASCOLA;

udito l’Avvocato Giuseppe Portigliotti, per il ricorrente, che si

riporta agli scritti.

Fatto

FATTO E RAGIONI DELLA DECISIONE

1) La Edilveruno di S.S. proponeva appello avverso la sentenza n. 433/2011 del Tribunale di Verbania che, in parziale accoglimento della domanda proposta nei confronti della Marli S.n.c. di M.D.S., aveva condannato la convenuta al pagamento della somma dovuta a titolo di corrispettivo di contratto di appalto.

L’appellante insisteva nell’accoglimento della domanda di primo grado.

Marli S.n.c., costituitasi in giudizio, eccepiva preliminarmente l’inammissibilità dell’appello ex art. 352 c.p.c., ovvero ex art. 348 bis c.p.c. e, nel merito, chiedeva il rigetto dell’appello.

La Edilveruno appellante, con successiva istanza del 2.10.2012, rilevato che: la notifica dell’atto di citazione era avvenuta il 14.9.2012; che l’atto era stato spedito all’avv. Portigliotti, domiciliatario in Torino, il quale lo aveva ricevuto il 19.9.2012; che in quel medesimo giorno tale legale era stato colto da malore e ricoverato in ospedale; che, di conseguenza, la causa non era stata iscritta tempestivamente a ruolo; ciò premesso, l’appellante chiedeva che fosse disposta la rimessione in termini ai fini della tempestiva costituzione in giudizio.

1.1) La Corte di Appello di Torino, con ordinanza collegiale del 6.2.2013, respingeva l’istanza di rimessione, per le seguenti ragioni: a) il legale domiciliatario dell’appellante aveva avuto a disposizione cinque giorni per iscrivere la causa a ruolo, prima di essere ricoverato in ospedale; b) la parte appellante era assistita da due avvocati, con la conseguenza che l’iscrizione a ruolo avrebbe potuto essere effettuata dal co-difensore.

Di conseguenza, la medesima Corte dichiarava l’improcedibilità dell’appello, in quanto la causa era stata iscritta a ruolo tardivamente.

2) La Edilveruno ha proposto ricorso per cassazione, sia avverso la sentenza di appello che avverso l’ordinanza collegiale della Corte di appello che aveva negato la rimessione in termini.

L’intimato non ha svolto attività difensiva.

Il giudice relatore ha avviato la causa a decisione con il rito previsto per il procedimento in camera di consiglio, proponendo l’accoglimento del ricorso.

3) Con il primo motivo il ricorrente lamenta “violazione e falsa applicazione di norme di diritto: art. 152 c.p.c., comma 1, e art. 153 c.p.c., comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.

Con il secondo motivo lamenta “violazione e falsa applicazione di norme di diritto: art. 152 c.p.c., comma 1, e art. 153 c.p.c., comma 2, e, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, che si traduce in omessa, contraddittoria ed illogica motivazione in ordine ad un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”.

I motivi possono essere trattati congiuntamente.

La Edilveruno riferisce che la Corte di appello, pur riconoscendo che il malore del difensore era avvenuto proprio nel giorno in cui si sarebbe verificata la decadenza, aveva ritenuto che il difensore, il quale aveva ricevuto l’atto ben 5 giorni prima della scadenza del termine, avrebbe potuto iscrivere la causa a ruolo nei giorni precedenti al malore.

Così facendo, tuttavia, secondo il ricorso, la Corte di appello avrebbe fissato un termine di “decadenza anticipata”, “non dettato dalla legge e non consentito al Giudice”, in palese violazione dell’art. 152 c.p.c., comma 1, e art. 153, comma 2.

Inoltre, la Corte, nel negare il diritto alla rimessione in termini – sulla base del fatto che parte appellante era assistita da due avvocati – aveva omesso di considerare tre aspetti fondamentali: 1) Il fascicolo era in possesso del domiciliatario ossia il difensore colpito da malore – e nulla poteva far supporre all’altro difensore l’incombente impeditivo; 2) Il domiciliatario era in quel momento incosciente e quindi privo della possibilità di avvertire il co-difensore; 3) Gli studi legali dei due avvocati sono ubicati in località non molto vicine (Torino – Castelletto sopra Ticino).

3.1) I motivi appaiono fondati.

Nel caso in esame, la malattia del legale domiciliatario è insorta al quinto giorno sui dieci a disposizione per l’iscrizione della causa a ruolo. In considerazione del fatto che la “causa non imputabile” ex art. 153 c.p.c., comma 2, – legittimante l’istanza di rimessione in termini – deve essere valutata in relazione al tempo ragionevolmente utile, il difensore aveva ancora a disposizione ulteriori 5 giorni per eseguire l’adempimento.

La giurisprudenza ha avuto modo di precisare che (Cass. 15908/2006) la “causa non imputabile consiste in un fatto, esterno alla sfera di controllo della parte o del suo difensore, che deve essere specificamente allegato e spiegato nella sua efficienza causale”.

Nella medesima pronuncia si ribadisce, inoltre, che la causa non imputabile “non può risolversi in una mancanza di diligenza” e “non può quindi consistere in un difetto di organizzazione della propria attività professionale da parte del difensore”.

Nel caso in esame non sussiste un’ipotesi di negligenza, in quanto il difensore aveva ancora a disposizione 5 giorni ulteriori per compiere l’iscrizione sopraggiunto un malore ospedale, impedendogli professionale. Tale si deve imprevedibile – a ruolo della causa, allorquando era fisico tale da imporne il ricovero in lo svolgimento della normale attività malattia insorta – in modo sui dieci, provata dal difensore mediante certificazione del ricovero ospedaliero, e idonea ad incidere “in modo determinante sulla possibilità di porre in essere le condotte dovute”.

Diversa è la valutazione della giurisprudenza, nei casi in cui il difensore non compia quanto da lui dovuto per cause rientranti nella sfera di controllo del soggetto, e quindi prevedibili, quali, a titolo esemplificativo, “l’assenza per ferie dalla propria residenza” (Cass. 3357/1997), senza la cautela di predisporre adeguate modalità di prevenzione.

Con specifico riguardo all’impossibilità del difensore a compiere atti relativi alla propria attività professionale per un “caso fortuito” o per “forza maggiore”, la Cassazione ha poi affermato (Cass. 451/1992) che ricorre una tale ipotesi anche quando la detta impossibilità sia derivata da “improvviso ed imprevedibile malore”, purchè vi sia un nesso causale tra la detta indisposizione e la condotta del soggetto.

4) Nel caso di specie il giudice di merito ha ritenuto non sussistente un legittimo impedimento del difensore, senza però motivare sulla presunta gravità o meno del malore tale da incidere sull’attività professionale del difensore.

La Corte di appello ha respinto l’istanza di rimessione in termini sulla base del presupposto che “il legale domiciliatario aveva avuto a disposizione 5 giorni per iscrivere la causa a ruolo” e che, comunque, la parte era assistita da due avvocati “con la conseguenza che l’iscrizione a ruolo avrebbe potuto essere effettuata dal co-difensore”.

In tal modo non ha verificato se il concreto atteggiarsi della malattia documentata aveva precluso al difensore ammalatosi l’iscrizione a ruolo della causa.

Inoltre la Corte non ha adeguatamente esaminato, come denuncia il secondo motivo, la posizione dell’altro difensore.

Ha infatti ritenuto che quest’ultimo potesse procedere senz’altro all’adempimento, senza considerare le allegazioni di parte ricorrente, secondo la quale il fascicolo della causa era in possesso del difensore domiciliatario – ossia l’avv. Portigliotti colpito da malore – il quale, proprio a causa della malattia insorta, era impossibilitato ad iscrivere la causa a ruolo.

4.1) La Corte invece avrebbe dovuto verificare se fosse vero quanto dedotto dal ricorrente, e cioè: 1) che il domiciliatario, ricoverato in ospedale, non era in stato tale da consentirgli di avvisare l’altro difensore dell’impedimento insorto; 2) che gli studi legali dei due avvocati non erano siti nella stessa città. Così facendo, il Giudice di appello, malgovernando i principi giuridici da applicare, ha omesso di motivare in ordine alla sussistenza di un impedimento dovuto a causa non imputabile e al nesso di causalità con il ritardo dell’iscrizione a ruolo.

Pertanto i motivi, come rilevato nella relazione preliminare, che il Collegio pienamente condivide, meritano accoglimento.

Discende da quanto esposto l’accoglimento del ricorso.

La sentenza impugnata va cassata e la cognizione rimessa ad altra sezione della Corte di appello di Torino per il riesame dell’ammissibilità ed eventualmente della fondatezza dell’appello e la liquidazione delle spese di questo giudizio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte di appello di Torino, che provvederà anche sulla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta – 2 Civile, il 14 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 gennaio 2017

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