Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3629 del 14/02/2018


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Cassazione civile, sez. VI, 14/02/2018, (ud. 13/09/2017, dep.14/02/2018),  n. 3629

Fatto

RITENUTO

P.M.F., cui era stato intimato lo sfratto per morosità in relazione ad un immobile di proprietà di C.G. (deceduto nelle more del giudizio) e dalla stessa condotto in locazione, ha proposto opposizione tardiva alla convalida, ai sensi dell’art. 668 c.p.c., deducendo di non essere comparsa all’udienza a tal fine fissata a causa di una lombosciatalgia acuta certificata dal medico di base. Nel merito, deduceva di aver sanato la morosità.

L’opposizione veniva accolta in primo grado e rigettata dalla Corte d’appello, che riteneva la documentazione medica inidonea a dimostrare il momento in cui la malattia era insorta e, quindi, che essa fosse stata talmente improvvisa da aver impedito alla P. anche solo di far dedurre da terzi in udienza il suo stato di salute.

Contro tale sentenza la P. ha proposto ricorso articolato in due motivi. Gli eredi di C.G. hanno resistito con controricorso.

Il consigliere relatore, ritenuta la sussistenza dei presupposti di cui all’art. 380-bis c.p.c. (come modificato dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, comma 1, lett. e), conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197), ha formulato proposta di trattazione del ricorso in camera di consiglio non partecipata.

Diritto

CONSIDERATO

La motivazione del presente provvedimento può essere redatta in forma semplificata.

Con il primo motivo si deduce la violazione o falsa applicazione dell’art. 668 c.p.c., nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio e oggetto di discussione fra le parti. Inoltre, sempre nell’ambito dello stesso motivo, si deduce il difetto di motivazione.

In sostanza, la ricorrente sostiene che la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere non comprovato l’impedimento di salute che le aveva impedito di comparire in udienza, avendo, fra l’altro, omesso di considerare che, alla data di notifica dell’intimazione di pagamento, la P. aveva già saldato i canoni di cui era morosa e quindi non avrebbe avuto alcun interesse a non comparire.

Il motivo è manifestamente infondato.

La valutazione della gravità e della imprevedibilità della malattia che ha impedito all’intimata di comparire all’udienza di convalida dello sfratto, costituisce accertamento di merito non sindacabile in sede di legittimità; conseguentemente, avendo la Corte d’appello ritenuto insussistenti i presupposti per l’opposizione tardiva ai sensi dell’art. 668 c.p.c., correttamente non ha esaminato i motivi di merito sottesi alla stessa.

Infatti, con riguardo ad opposizione proposta dopo la convalida di licenza o di sfratto ai sensi dell’art. 668 c.p.c., l’impossibilità a comparire dell’intimato (o, se questo si sia costituito, del suo difensore) per forza maggiore può anche dipendere da un malore purchè il giudice di merito (con valutazione di fatto, incensurabile in sede di legittimità, se congruamente motivata) accerti, anche avvalendosi delle nozioni di comune esperienza, adeguate per valutare la gravità e gli effetti delle malattie comuni, che tale malore sia stato improvviso ed imprevedibile e che sussista un effettivo nesso di causalità tra lo stato di malattia e la mancata comparizione della parte (Sez. 3, Sentenza n. 10594 del 23/04/2008, Rv. 602928).

Tale verifica è stata compiuta dalla Corte d’appello, che ha anche tenuto conto (pag. 2) del il fatto di cui, invece, secondo la ricorrente sarebbe stato omesso l’esame (ossia la circostanza che costei P. aveva già saldato la morosità). La motivazione sul punto supera certamente il “minimo costituzionale” (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830) ed è quindi incensurabile alla luce del nuovo tenore dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Con le ulteriori doglianze la P. si duole dell’omessa motivazione sulle ragioni di merito dedotte con l’opposizione tardiva a convalida di sfratto. Invero, la corte d’appello ha osservato che l’inammissibilità dell’opposizione è ostativa all’esame della stessa nel merito e tale decisione – come già detto, motivata oltre il “minimo costituzionale” – è immune da censure di legittimità.

In conclusione, il ricorso deve essere rigettato e le spese del giudizio di legittimità vanno poste a carico del ricorrente, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 1, nella misura indicata nel dispositivo.

Sussistono altresì i presupposti per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1,comma 17, sicchè la ricorrente va condannata al pagamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione proposta.

PQM

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore dei controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 510,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 13 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2018

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