Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36286 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. II, 23/11/2021, (ud. 15/06/2021, dep. 23/11/2021), n.36286

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. GIANNACARI Rossana – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21572-2018 proposto da:

M.F., rappresentato e difeso dall’avv. ANDREA DIROMA e

domiciliato presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA ed AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimati –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di TRIESTE, depositata il

09/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/06/2021 dal Consigliere Dott. OLIVA STEFANO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con l’ordinanza impugnata il Tribunale di Trieste rigettava il gravame proposto da M.F. avverso l’ordinanza emessa dal medesimo ufficio in data 1.6.2017, nella parte in cui la stessa aveva respinto la domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, confermando in tal modo il provvedimento di diniego del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Trieste in data 18.12.2015.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione M.F., affidandosi ad un solo motivo.

Le parti intimate non hanno svolto attività difensiva nel presente giudizio di legittimità.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo il ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 74 e 126, perché il Tribunale gli avrebbe erroneamente negato l’ammissione al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, sulla base dell’inattendibilità di quanto dichiarato dallo stesso nel corso del giudizio di protezione internazionale, e dunque della manifesta infondatezza della domanda di protezione dal medesimo proposta.

Il motivo è inammissibile.

Il provvedimento impugnato dà atto che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Trieste, con il provvedimento del 18.12.2015, aveva ritenuto che la domanda di protezione proposta dall’odierno ricorrente fosse manifestamente infondata, e gli aveva pertanto negato l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Il giudice della protezione internazionale, al quale il M. aveva riproposto l’istanza di ammissione al beneficio di cui anzidetto, ha condiviso, all’esito dell’esame della domanda di protezione, la valutazione esposta prima facie dal Consiglio dell’Ordine, ritenendo inattendibili le dichiarazioni rese dal richiedente ed insussistenti i requisiti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione.

Il ricorrente deduce che il giudizio di manifesta infondatezza dovrebbe essere espresso ex ante rispetto alla decisione sulla domanda di protezione, sulla base di una valutazione prognostica.

Il ricorrente, tuttavia, non considera la disposizione di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 17, secondo la quale “Quando il ricorrente è ammesso al patrocinio a spese dello Stato e l’impugnazione ha ad oggetto una decisione adottata dalla Commissione territoriale ai sensi dell’art. 29 e art. 32, comma 1, lett. b-bis), il giudice, quando rigetta integralmente il ricorso, indica nel decreto di pagamento adottato a norma del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 82, le ragioni per cui non ritiene le pretese del ricorrente manifestamente infondate ai fini di cui all’art. 74, comma 2, del predetto decreto”.

La norma presuppone che ogni qualvolta vi sia una decisione di rigetto integrale della domanda di protezione il giudice debba disporre la revoca del beneficio dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, se già disposta in precedenza, salvo il caso in cui ritenga di mantenere il beneficio; ipotesi, quest’ultima, nella quale egli è tenuto a rendere idonea motivazione nel decreto di pagamento del compenso.

Analogo principio vale nel diverso, ma affine, caso in cui l’ammissione non vi sia ancora stata, nel qual caso sulla relativa domanda decide direttamente il giudice della protezione internazionale, se del caso – come è avvenuto nel caso di specie- direttamente con il provvedimento che definisce il giudizio.

Nel caso specifico, pertanto, il Tribunale ha pienamente rispettato quanto previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, norma speciale applicabile ai giudizi di protezione internazionale, denegando l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, non disposta in precedenza dal Consiglio dell’Ordine, con apposita statuizione contenuta nel provvedimento con il quale ha integralmente respinto la domanda di protezione.

Il sistema delineato dalla norma speciale, peraltro, non presenta alcun profilo di contrasto rispetto ai principi di rango costituzionale, nel sistema delineato dal legislatore, posto che -come questa Corte ha avuto agio di precisare- l’esigenza di assicurare ai non abbienti il diritto di difesa in giudizio, assicurata dal patrocinio a spese dello Stato, non comporta l’automatico riconoscimento del beneficio anche per coltivare iniziative manifestamente infondate (in tema, Cass. Sez. 6-1, Ordinanza n. 24109 del 27/09/2019, Rv. 655453).

Il principio affermato da questa Corte per il caso della revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, secondo cui la stessa “… è regolata dal principio generale per cui costituisce motivo di revoca dell’ammissione, sia l’avere agito o resistito in giudizio con dolo o colpa grave, sia la rivalutazione giudiziale dell’iniziale giudizio prognostico sulla manifesta infondatezza della pretesa; la specifica previsione di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 17, va intesa, pertanto, nel senso che è da ritenere sufficiente, ai fini della revoca, il richiamo operato dal giudice del merito alle ragioni dell’infondatezza della domanda” (Cass. Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 27203 del 27/11/2020 (Rv. 659909 – 01) va pertanto esteso anche al diverso, ma analogo, caso in cui il richiedente non sia stato ammesso provvisoriamente al beneficio in esame, ma presenti istanza di ammissione direttamente al giudice della protezione, il quale è tenuto a pronunciarsi su di essa sulla base dei criteri previsti dalla disposizione di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35, comma 17 bis.

Il ricorso è di conseguenza inammissibile.

Nulla per le spese, in assenza di svolgimento di attività difensiva da parte del Ministero intimato nel presente giudizio di legittimità.

Stante il tenore della pronuncia, va dato atto -ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater- della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della seconda sezione civile, il 15 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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