Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36281 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. II, 23/11/2021, (ud. 21/04/2021, dep. 23/11/2021), n.36281

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26883-2016 proposto da:

L.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TARANTO

95, presso lo studio dell’avvocato DANIELA COMPAGNO, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIOVANNI MOTOLESE;

– ricorrente –

contro

P.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SABOTINO 46,

presso lo studio dell’avvocato ANNA MARIA MIRANDA, rappresentato e

difeso dall’avvocato DIONISIO GIGLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2447/2016 del TRIBUNALE di TARANTO, depositata

il 02/08/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/04/2021 dal Consigliere Dott. BESSO MARCHEIS CHIARA.

 

Fatto

PREMESSO IN FATTO

CHE:

L.G. ricorre per cassazione avverso la sentenza del Tribunale di Taranto 2 agosto 2016, n. 2447, che – pronunciando in seguito a rinvio da parte di questa Corte (Cass. n. 24567/2013) ha revocato il decreto ingiuntivo emesso nei suoi confronti, liquidando in favore dell’avvocato P.A. la somma di Euro 2.833,07, cifra “da cui occorre detrarre la somma di Euro 2.000 già versata dall’opponente, condannando lo stesso opponente al pagamento della differenza in favore dell’opposto”.

Resiste con controricorso P.A..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

1. Il ricorso è articolato in tre motivi tra loro strettamente connessi.

1) Il primo motivo contesta “violazione e falsa applicazione del principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione nella sentenza n. 24567/2013 ai sensi dell’art. 384 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4”: il Tribunale di Taranto, in violazione del principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione, ha ritenuto che la lettera sottoscritta dall’avvocato P., con la quale si riceveva il pagamento di Euro 2.000, non potesse costituire una quietanza a completa tacitazione di quanto dovutogli dal ricorrente, ma semplice ricezione dell’assegno.

2) Il secondo motivo lamenta “violazione e falsa applicazione dell’art. 1199 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”: che la lettera sottoscritta dall’avvocato P. sia una quietanza di pagamento è pacifico, essendo stata accertata e definita in tal modo dalla pronuncia della Corte di cassazione n. 24567/2013.

3) Il terzo motivo contesta “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, che è stato oggetto di discussione tra le parti”, ossia della lettera dell’1 febbraio 2005, con la quale L. ha versato a P. Euro 2.000 a completa tacitazione delle sue competenze, sottoscritta da entrambe le parti.

I motivi sono infondati. Questa Corte, nella pronuncia n. 24567/2013, ha accolto il primo motivo di ricorso (che contestava come il Tribunale non avesse ritenuto estinto il debito dell’opponente e avesse richiesto che l’estinzione del debito, per essere esaminata, fosse stata veicolata attraverso una domanda riconvenzionale), affermando che il giudice deve pronunciarsi su ogni eccezione che sia idonea a influire sul rapporto sostanziale dedotto in giudizio e che il fatto del pagamento non richiede affatto di essere veicolato attraverso la proposizione di una domanda riconvenzionale, e ha così cassato l’ordinanza impugnata in relazione a tale censura, rinviando la causa al Tribunale di Taranto.

Il Tribunale di Taranto, nella pronuncia qui impugnata, ha correttamente ritenuto che l’oggetto del giudizio di rinvio era costituito dall’esame dell’eccezione di estinzione del debito, non esaminata dal primo giudice. Il Tribunale ha quindi analizzato la lettera inviata da L. (così che non sussiste l’omesso esame di un fatto decisivo denunciato con il terzo motivo) e ha ritenuto che la sottoscrizione di P. avesse sì valore di quietanza della somma di Euro 2.000, ma non di quietanza a saldo, dovendo l’apposizione della sottoscrizione in calce alle parole “per ricevuto” essere interpretata alla luce del tenore letterale delle parole medesime (ossia della ricezione della missiva e della somma di Euro 2.000), anche alla luce del comportamento precedente e successivo di P..

Con tale, plausibile, interpretazione il Tribunale non ha violato il dictum della Corte (primo e secondo motivo), che si è limitata a dire che il giudice del merito aveva omesso di pronunciare sull’eccezione di estinzione del debito, “estinzione che nella specie sarebbe avvenuta con il pagamento di Euro 2.000 di cui alla quietanza a firma dell’avvocato P.”, senza certo pronunciarsi sull’effetto estintivo del debito da parte dell’avvenuto pagamento.

2. Il ricorso va pertanto rigettato.

Le spese, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presuppononsti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio in favore del controricorrente che liquida in Euro 700, di cui Euro 200 per esborsi, oltre spese generali (15%) e accessori di legge.

Sussistono, il D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater, i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale della sezione seconda civile, il 21 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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