Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36274 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 26/10/2021, dep. 23/11/2021), n.36274

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25858-2020 proposto da:

P.A., elettivamente domiciliato in ROMA, V. G. CAMOZZI

n. 1, presso lo studio dell’avvocato DELFO MARIA SAMBATARO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

ROMA CAPITALE, in persona del Sindaco pro tempore, domiciliata in

ROMA, VIA DEL TEMPIO DI GIOVE n. 21, presso lo studio dell’avvocato

FIAMMETTA LORENZETTI, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1296/2020 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il

20/01/2020;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26/10/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza n. 30631/2018 il Giudice di Pace di Roma rigettava il ricorso proposto da P.A. avverso una serie di verbali di contravvenzione al codice della strada per essere transitata nella corsia preferenziale attivata lungo la via (OMISSIS).

Con la sentenza impugnata, n. 1296/2020, il Tribunale di Roma rigettava l’appello proposto dalla P. avverso la decisione di prima istanza.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione P.A., affidandosi ad un unico motivo.

Resiste con controricorso Roma Capitale.

La parte ricorrente ha depositato memoria in prossimità dell’adunanza camerale.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Relatore ha avanzato la seguente proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.: “PROPOSTA DI DEFINIZIONE EX ART. 380-BIS C.P.C. INAMMISSIBILITA’ del ricorso.

Con la sentenza impugnata il Tribunale di Roma ha rigettato l’appello proposto da P.A. avverso la sentenza del Giudice di Pace di Roma, che aveva respinto il ricorso proposto dalla predetta avverso una serie di verbali di accertamento di violazione al codice della strada per transito nella corsia preferenziale in (OMISSIS), compensando le spese. Ad avviso del giudice di secondo grado, la segnaletica esistente in loco evidenziava in modo adeguato l’esistenza della corsia preferenziale, e Roma Capitale aveva adeguatamente pubblicizzato l’intervenuta riattivazione della predetta corsia, che era stata disattivata per un periodo e poi riattivata, appunto, a decorrere dall’inizio del mese di maggio 2017.

Il ricorso è articolato in un solo motivo, con il quale il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 112,115 e 116 c.p.c., nonché della L. n. 689 del 1981, art. 3, perché il giudice di merito non avrebbe tenuto conto del fatto notorio, emergente dalle notizie diffuse dalla stampa, circa l’inadeguatezza dell’informazione fornita agli utenti della strada della riattivazione della corsia preferenziale su via (OMISSIS), essendo non idonea la relativa segnaletica, orizzontale e non sufficiente quella verticale.

La censura è inammissibile. Il ricorrente non aveva dedotto l’inesistenza della segnaletica di preavviso della corsia preferenziale, ma soltanto la sua inadeguatezza, insufficienza e inidoneità, in tal modo confermando che la stessa era comunque esistente. Va pertanto data continuità al principio per cui qualora l’opponente deduca l’inesistenza della segnaletica, la prova contraria spetta all’Amministrazione, posto che l’esistenza del segnale di preavviso o di divieto è elemento costitutivo della fattispecie sanzionata; mentre quando l’opponente deduca soltanto la non adeguatezza della segnaletica, la relativa prova incombe a lui (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 6242 del 21/06/1999, Rv. 527745; cfr. anche Cass. Sez. 2, Sentenza n. 9033 del 05/05/2016, Rv. 639939 e Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 23566 del 09/10/2017, Rv. 645584).

Nel caso di specie il Tribunale ha ritenuto che detta prova non fosse stata raggiunta, poiché la P. aveva prodotto soltanto alcuni articoli di giornale e fotografie non aventi data certa, sfocate e scattate da una prospettiva errata (in particolare, dal margine della strada e non dal centro, con conseguente loro non idoneità a dimostrare la dedotta non visibilità della segnaletica da parte del conducente della vettura in transito sulla via). Al contempo, il giudice di appello ha ritenuto che Roma Capitale avesse diligentemente provveduto a fare tutto quanto possibile per informare l’utenza dell’intervenuta riattivazione della corsia preferenziale di cui è causa, disponendo – con Det. dirigenziale 10 marzo 2017, n. 193 – un periodo di transizione sino al 1 maggio 2017, durante il quale la cittadinanza era stata informata della riattivazione della corsia preferenziale su via di (OMISSIS). Il ricorrente, nel contestare questo accertamento di fatto, propone in realtà un’inammissibile istanza revisione del giudizio di merito, estranea alla natura e finalità del giudizio di legittimità (Cass. Sez. U., Sentenza n. 24148 del 25/10/2013, Rv. 627790)”.

Il Collegio condivide la proposta del Relatore.

La memoria depositata da parte ricorrente non offre argomenti nuovi, essendo meramente riproduttiva di quelli di cui al ricorso.

Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile.

Le spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

Ricorrono i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma 1-quater, per il raddoppio del versamento del contributo unificato, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento in favore della parte controricorrente delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 900, di cui Euro 200 per esborsi, oltre rimborso delle spese generali nella misura del 15%, iva, cassa avvocati ed accessori tutti come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta-2 Sezione Civile, il 26 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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