Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36273 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 26/10/2021, dep. 23/11/2021), n.36273

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12478-2020 proposto da:

R.C., elettivamente domiciliato in Roma, Via Della Pineta

Sacchetti n. 201, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA

FONTANELLA, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI FIUMICINO ed AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 22559/2019 del TRIBUNALE di ROMA, depositata

il 22/11/2019;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26/10/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza n. 4428/2018 il Giudice di Pace di Roma accoglieva il ricorso proposto da R.C. avverso una cartella di pagamento e ruolo esattoriale formata sulla base di sanzioni amministrative contestate con atti del Comune di Fiumicino, condannando alle spese di lite soltanto l’agente per la riscossione, sul presupposto che la prescrizione della pretesa esattoriale fosse stata causata soltanto dalla sua inerzia, e compensando invece le spese tra ricorrente ed ente locale.

Con la sentenza impugnata, n. 22559/2019, il Tribunale di Roma rigettava l’appello.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione R.C., affidandosi ad un unico motivo.

Le parti intimate non hanno svolto attività difensiva nel presente giudizio di legittimità.

In prossimità dell’adunanza camerale, la parte ricorrente ha depositato copia delle ricevute postali attestante la regolare notificazione del ricorso introduttivo alle parti intimate.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Relatore ha avanzato la seguente proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.: “PROPOSTA DI DEFINIZIONE EX ART. 380-BIS C.P.C. ACCOGLIMENTO del ricorso.

Con ricorso al Giudice di Pace di Roma, R.C. proponeva opposizione ex art. 615 c.p.c. avverso una cartella di pagamento fondata su un ruolo esattoriale riferito a sanzioni amministrative elevate dal Comune di Fiumicino, per un importo complessivo di Euro 290,80, convenendo in giudizio tanto l’esattore che il Comune ed eccependo: l’intervenuta prescrizione del credito; la mancata notificazione della cartella esattoriale per importo corrispondente a quello del ruolo presupposto; l’illegittima applicazione della maggiorazione per ritardato pagamento.

Rimanevano contumaci sia il Comune che l’agente per la riscossione.

Con sentenza n. 4428/2019 il Giudice di Pace di Roma accoglieva l’opposizione, condannando l’Agenzia delle Entrate Riscossione alle spese del grado, ma compensando le spese tra l’opponente e Comune di Fiumicino.

Interponeva appello avverso detta decisione la R., insistendo per la condanna del Comune di Fiumicino alle spese di lite, a fronte della sua integrale soccombenza.

Con la sentenza impugnata, n. 22559/2019, il Tribunale di Roma rigettava l’appello, senza statuire sulle spese del grado attesa la mancata costituzione, in seconda istanza, delle parti appellate.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione R.C., affidandosi ad un solo motivo.

Il Comune di Fiumicino ed Agenzia delle Entrate – Riscossone, intimati, non hanno svolto attività difensiva nel presente giudizio di legittimità.

Con l’unico motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 91,92 e 97 c.p.c. con riferimento alla compensazione delle spese disposta dal giudice di primo grado in relazione al rapporto processuale tra la R. ed il Comune di Fiumicino, a fronte del fatto che l’opposizione era stata integralmente accolta e non si configurava alcun profilo di assoluta novità della questione o mutamento della giurisprudenza, che avrebbero consentito la disposta compensazione delle spese del grado.

La censura è fondata.

Questa Corte ha ripetutamente affermato (Cass. Sez. 6-3, Ordinanza n. 3105 del 06/02/2017 Rv. 642749; Cass. Sez. 6-3 Ordinanza n. 3154 del 07/02/2017, non massimata; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 14125 del 11/07/2016, non massimata; cfr. anche Cass. Sez. 3, Sentenza n. 15390 del 13/06/2018, Rv. 649058 e Cass. Sez. 6-2, Ordinanza n. 23459 del 10/11/2011, Rv. 620161) che “In tema di sanzioni amministrative, qualora sia proposta opposizione contro la cartella esattoriale e la connessa ingiunzione di pagamento, contestando comportamenti asseritamente illegittimi posti in essere sia dall’ente titolare del potere sanzionatorio – nella specie il Comune – che dal concessionario della riscossione, entrambi sono legittimati passivi nel giudizio e, in caso di annullamento della cartella medesima, possono essere condannati in solido al pagamento delle spese processuali, in applicazione del principio generale della soccombenza di cui all’art. 91 c.p.c.”. Poiché nella specie la ricorrente non aveva soltanto contestato vizi relativi ad atti posti in essere dall’agente per la riscossione, ma anche eccepito la prescrizione del credito, all’integrale accoglimento dell’opposizione doveva conseguire la condanna di ambedue i resistenti alle spese del grado.

Ne’ avrebbe potuto il Giudice di Pace graduare la responsabilità dei due resistenti, in assenza di doglianze proposte da ciascuno di essi sul punto, posto che tra detti soggetti non si configura una ipotesi di litisconsorzio necessario, onde ciascuno di essi ha la facoltà e l’onere di chiamare in giudizio il secondo, ovvero spiegare domanda di manleva nei suoi confronti, ove non intenda rispondere in proprio dell’esito della lite (cfr. Cass. Sez. U, Sentenza n. 16412 del 25/07/2007, Rv. 598269)”.

Il Collegio condivide la proposta del Relatore e ritiene che, non essendo necessario alcun ulteriore accertamento di fatto, il ricorso possa essere deciso nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, con estensione della condanna alle spese, disposta dal Giudice di Pace nei soli confronti dell’agente per la riscossione, anche in danno del Comune di Fiumicino, e regolamentazione delle spese del giudizio di appello e di quello di legittimità secondo la soccombenza. In proposito, il Collegio ritiene di contenere la liquidazione di dette spese, relative tanto al secondo qrado che al presente giudizio di cassazione, ai valori minimi previsti dal D.M. n. 55 del 2014, come modificato per effetto dell’entrata in vigore del D. M. n. 37 del 2018, alla luce della esiguità del valore della causa e della minima rilevanza della questione proposta.

Per il medesimo motivo, e considerato che sia in secondo grado, che nel presente giudizio, l’agente per la riscossione e l’ente locale non hanno svolto alcuna attività difensiva, va contenuta nei limiti della percentuale del 5% degli onorari, come liquidati, la misura del rimborso delle spese generali relativa al giudizio di appello ed a quello di cassazione, in applicazione del principio per cui è ammessa la derogabilità, sulla base di decisione motivata, della percentuale delle predette spese generali (Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 9385 del 04/04/2019, Rv. 653487; cfr. anche Cass. Sez. 6-2, Ordinanza n. 1421 del 22/01/2021, Rv. 660321).

Delle spese, come liquidate, va disposta la distrazione in favore del procuratore della parte ricorrente, dichiaratosi antistatario.

P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito ai sensi di quanto previsto dall’art. 384 c.p.c., comma 2, condanna il Comune di Fiumicino al pagamento, in solido con Agenzia delle Entrate – Riscossione, delle spese del giudizio di primo grado, nella misura già liquidata dal Giudice di Pace di Roma con sentenza n. 4428/2018; condanna altresì l’Agenzia delle Entrate – Riscossione ed il Comune di Fiumicino, sempre in solido tra loro, al pagamento in favore della parte ricorrente delle spese del giudizio di appello, che liquida in Euro 460, di cui Euro 100 per esborsi, e di quelle del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 460, di cui Euro 100 per esborsi, oltre rimborso delle spese generali in misura del 5%, iva, cassa avvocati ed accessori tutti come per legge.

Dispone la distrazione delle spese, come liquidate, in favore dell’avv. Gianluca Fontanella, dichiaratosi antistatario.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta-2 Sezione Civile, il 26 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

 

 

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