Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36271 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 23/11/2021, (ud. 27/10/2021, dep. 23/11/2021), n.36271

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6660-2020 proposto da:

M.N., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARCO CAVICCHIOLI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Novara, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1064/2019 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 25/06/2019 R.G.N. 455/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/10/2021 dal Consigliere Dott. PICCONE VALERIA.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE:

– M.N. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d’appello di Torino, depositata il 17 settembre 2019, di reiezione della impugnazione dell’ordinanza emessa dal locale Tribunale che aveva respinto la sua domanda per il riconoscimento della protezione internazionale e della protezione umanitaria;

– dall’esame della decisione impugnata emerge che a sostegno della domanda il richiedente aveva allegato che era originario del Pakistan e che era stato escluso il rischio di incorrere in fenomeni persecutori anche alla luce delle esclusive ragioni economiche addotte;

– il ricorso è affidato a due motivi;

– il Ministero dell’Interno ha presentato memoria al fine della eventuale partecipazione all’udienza ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

– con il primo motivo di ricorso, la parte ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 345 e 115 c.p.c. nonché D.L. n. 172 del 201, art. 16 bis;

– con il secondo motivo si allea la violazione del D Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, in combinato disposto con D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, nonché dell’art. 132 c.p.c., comma 4;

– entrambi i motivi, da esaminar congiuntamente per ragioni logico-sistematiche, sono infondati;

– non vi è dubbio che sia consolidata la giurisprudenza di questa Corte (fra le più recenti, Cass. n. 4557 del 2021) secondo cui il riferimento, operato dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, alle fonti informative privilegiate deve essere interpretato nel senso che è onere del giudice specificare la fonte in concreto utilizzata e il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità di tale informazione rispetto alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione;

– nondimeno, nel caso di specie, alcun rilievo assume il riferimento alle COI aggiornate alla luce della argomentata motivazione della Corte in ordine alla esistenza in atti della segnalazione alla Questura di Biella con data 18/01/2018, dalla quale si evinceva incontrovertibilmente che il richiedente – che aveva dichiarato di essersi allontanato dal Pakistan nel 2008 – era rientrato nel suo Paese nel 2014, ottenendo il passaporto il 25/05/2014, ed il 30/04/2018 – quindi, in un periodo nel quale ha affermato (in maniera molto generica secondo quanto osserva la Corte) di essere impegnato in attività utili alla sua integrazione in Italia – è atterrato all’aeroporto di Venezia proveniente dalla Turchia;

ha correttamente osservato la Corte che, prescindendo da qualsiasi considerazione riguardante il Punjab, la condotta del richiedenta doveva reputarsi estranea, per sé stessa, a qualunque ipotesi di rischio per la sua incolumità personale, avendo potuto il richiedente stesso rientrare liberamente in Pakistan, ottenere il passaporto e, altrettanto liberamente, lasciare nuovamente il Paese raggiungendo con voli di linea – quindi anche sostenendo costi economici significativi – l’Italia per coltivare la domanda di protezione;

correttamente ha, quindi, la Corte escluso la sussistenza dei presupposti per la protezione sussidiaria né l’esistenza di quelle condizioni di particolare vulnerabilità in ordine alle condizioni sanitarie ovvero all’integrazione nel Paese ospitante;

alla luce delle suesposte argomentazioni, il ricorso va, quindi, respinto;

non sono dovute spese, atteso che il ricorso viene deciso in adunanza camerale, in relazione alla quale – assente la discussione orale – l’atto di costituzione del Ministero risulta irrilevante ex art. 370 c.p.c., comma 1.

sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto che sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 27 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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