Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3627 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 07/02/2022, (ud. 09/07/2021, dep. 07/02/2022), n.3627

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Presidente –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

Dott. CENICCOLA Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13570-2015 proposto da:

B.M., elettivamente domiciliato in Roma presso la

cancelleria della Corte di Cassazione rappresentato e difeso

dall’avvocato ANTONIO CASTELLINI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1966/2014 della COMM.TRIB.REG.VENETO,

depositata il 27/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/07/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCO FEDERICI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

B.M. ha chiesto la cassazione della sentenza n. 1966/01/2014, depositata dalla Commissione tributaria regionale del Veneto il 27 novembre 2014, che, in parziale riforma della decisione di primo grado, aveva confermato due dei numerosi rilievi sollevati al contribuente con l’avviso di accertamento notificato dalla Agenzia delle entrate, relativo all’anno d’imposta 2006.

Ha rappresentato che, all’esito di un controllo fiscale eseguito a carico del coniuge del contribuente, l’Amministrazione finanziaria intese procedere ad indagini finanziarie anche nei suoi confronti. Con l’avviso di accertamento (OMISSIS) al B. furono contestati maggiori redditi non dichiarati, dell’importo di Euro 335.375,05, in riferimento ad una serie di operazioni bancarie che l’Agenzia delle entrate ritenne non giustificate.

Il contribuente adì la Commissione tributaria provinciale di Treviso, che con sentenza n. 34/06/2013 accolse integralmente il ricorso introduttivo. La pronuncia fu appellata dall’Agenzia delle entrate dinanzi alla Commissione tributaria regionale del Veneto, che con la sentenza ora impugnata dinanzi a questa Corte accolse solo parzialmente le ragioni dell’Ufficio. Il giudice regionale ha esaminato partitamente i singoli rilievi dell’Amministrazione finanziaria, ritenendone fondati solo due, degli importi di Euro 11.701,10 e di Euro 8.571,57, rigettando per il resto l’appello.

Il contribuente ha censurato la decisione con due motivi, chiedendone la cassazione, cui ha resistito l’Agenzia delle entrate con controricorso.

Nell’adunanza camerale del 9 luglio 2021 la causa è stata discussa e decisa sulla base degli atti difensivi depositati dalle parti.

Diritto

CONSIDERATO

che:

La contribuente lamenta:

con il primo motivo l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio, che sono stati oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, perché il giudice d’appello non avrebbe correttamente ed esaustivamente esaminato la documentazione allegata per giustificare l’accredito di Euro 11.701,00 presso la Banca Popolare di Vicenza;

con il secondo motivo l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio, che sono stati oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, perché il giudice d’appello non avrebbe correttamente ed esaustivamente esaminato la documentazione delle movimentazioni extraconto, relativamente all’importo di Euro 8.571,57, allegate e nella disponibilità del giudice d’appello.

L’Amministrazione finanziaria ha eccepito l’inammissibilità dei motivi e comunque la loro infondatezza.

I due motivi possono essere trattati congiuntamente, perché connessi dalla critica rivolta alla sentenza impugnata in ordine al vizio di motivazione da cui, a dire del contribuente, sarebbe affetta la decisione impugnata.

Deve premettersi che alla decisione, pubblicata nel novembre 2014, trova applicazione l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv., con moclif., dalla L. 7 agosto 2012, n. 134.

Con esso nel ricorso per cassazione non sono più ammissibili le censure per contraddittorietà e insufficienza della motivazione della sentenza di merito impugnata, in quanto il sindacato di legittimità resta circoscritto alla sola verifica della violazione del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e danno luogo a nullità della sentenza – di “mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale”, di “motivazione apparente”, di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione perplessa od incomprensibile”, al di fuori delle quali il vizio di motivazione può essere dedotto solo per omesso esame di un “fatto storico”, che abbia formato oggetto di discussione e che appaia “decisivo” ai fini di una diversa soluzione della controversia (cfr. Sez. U, 07/04/2014, n. 8053; 20/11/2015, n. 23828; 12/10/2017, n. 23940). Sicché con la nuova formulazione del n. 5 lo specifico vizio denunciabile deve essere relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, e che, se esaminato, avrebbe potuto determinare un esito diverso della controversia. Pertanto non integra il vizio motivazionale l’omesso esame di elementi istruttori, qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (Cass., 29/10/2018, n. 27415).

Ebbene, nel caso di specie entrambe i motivi risultano inammissibili.

Il contribuente pretende infatti solo una rivalutazione degli elementi che assume allegati al giudizio, affermando che, se correttamente esaminati, avrebbero portato il giudice d’appello a conclusioni diverse da quelle raggiunte. Già nell’affermazione generale è implicita una critica rivolta al collegio regionale sulla concreta interpretazione degli atti, che vuol insinuare un tentativo di rivalutazione del merito della fattispecie, inammissibile in sede di legittimità perché riservata ai gradi di merito. Se poi con tale critica la difesa del ricorrente abbia inteso denunciare un errore di lettura della documentazione, nel senso di errore percettivo della documentazione, i motivi sarebbero parimenti inammissibili, come inammissibile l’intero ricorso, avendo dovuto trovare sede corretta nell’impugnazione per revocazione.

In conclusione il ricorso è inammissibile. Le spese processuali seguono la soccombenza nella misura specificata in dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente alla rifusione in favore dell’Agenzia delle entrate delle spese processuali, che liquida in Euro 2.300,00 per competenze, oltre spese prenotate a debito. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, nella misura pari a quello previsto per il ricorso, a norma del medesimo art. 13, comma 1-bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 9 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA