Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36266 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 23/11/2021, (ud. 25/05/2021, dep. 23/11/2021), n.36266

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 27798-2015 proposto da:

F.D., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato UBALDO MARRONE;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA, in

persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 768/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 24/07/2015 R.G.N. 997/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/05/2021 dal Consigliere Dott. BELLE’ ROBERTO;

il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MUCCI

ROBERTO;

visto il D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 bis,

convertito con modificazioni nella L. 18 dicembre 2020, n. 176, ha

depositato conclusioni scritte.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte d’Appello di Palermo, per quanto qui ancora interessa, ha rigettato, riformando la sentenza del Tribunale della stessa città, la domanda con la quale F.D. aveva chiesto la condanna dell’Università di Palermo al pagamento del corrispettivo integralmente da lui rivendicato per le attività di direzione di diverse testate giornalistiche universitarie e per gli incarichi didattici quale Direttore della Scuola di giornalismo, con il relativo laboratorio in essere presso l’Ateneo.

La Corte d’Appello sosteneva che la previsione, già nei contratti inter partes, di una collaborazione all’avviamento di una pluralità di testate andava logicamente contestualizzata nell’ambito formativo e didattico, nel quale tali accordi erano generati, essendo essi espressamente preordinati all’acquisizione di competenze teoriche e di pratica giornalistica; riteneva quindi che i contratti di collaborazione intercorsi tra le parti fossero idonei ad attrarre nell’orbita di una causa mista redazionale e didattica – tutta la complessiva attività formativa negozialmente affidata al docente e che quindi non fosse fondata la pretesa di ottenere distinte remunerazioni per attività di cui non era stato neppure in alcun modo dedotto e provato lo svolgimento secondo gli schemi della subordinazione.

2. F.D. ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi, di cui il primo articolato in tre punti, mentre l’Università ha depositato soltanto atto di costituzione in giudizio, senza svolgere altra attività difensiva.

Il Pubblico Ministero ha depositato memoria ai sensi del D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8-bis, conv. con mod. in L. n. 176 del 2020, con la quale ha insistito per l’accoglimento del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il motivo di ricorso indicato con il numero 1 F.D. denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo (art. 360 c.p.c., n. 5), consistente nell’essere stato egli nominato direttore della Scuola di Giornalismo per la quale, secondo l’art. 6 del relativo Statuto, il compenso era stabilito in misura non inferiore a quella prevista per i professori a contratto.

Al successivo punto 1/a il ricorso denuncia la violazione (art. 360 c.p.c., n. 3) degli artt. 1362 ss. c.c., per avere la Corte territoriale omesso di considerare che le mansioni del direttore della Scuola, erano definite dal citato art. 6 e comprendevano profili didattici e di coordinamento degli studenti, che non potevano rientrare nell’ambito degli incarichi riguardanti la direzione delle testate giornalistiche, richiamando poi anche a questo proposito la previsione di un trattamento economico separato per il direttore della Scuola in sé privo di senso se le corrispondenti mansioni fossero state da ritenere coincidenti con quelle del responsabile delle testate stesse.

Sotto il profilo più strettamente relativo all’interpretazione dei contratti, il ricorrente, in un ulteriore punto assumeva che se davvero, come aveva ritenuto la Corte di merito, gli incarichi di direzione delle testate avessero ricompreso i compiti didattici del direttore della Scuola non vi sarebbe stata necessità di conferimento di quest’ultimo incarico con una delibera separata di nomina, come avvenne il 23.4.2003, senza contare che il tenore letterale di quei contratti non prevedeva la direzione della Scuola, né i corrispondenti compiti. La motivazione adottata era dunque del tutto illogica ed in contrasto con gli elementi acquisiti al processo, da cui emergeva una realtà del tutto diversa.

Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione (art. 360 c.p.c., n. 3) degli artt. 115 e 116 c.p.c. ed omesso esame di un fatto decisivo (art. 360 c.p.c., n. 5), da individuare nella circostanza per cui la prova dello svolgimento in concreto delle mansioni di direttore della Scuola era fatto pacifico e mai contestato dall’Università.

La Corte distrettuale, nell’affermare che non risulterebbero provate ulteriori funzioni in campo didattico ed istituzionale svolte dal F. presso la Scuola di Giornalismo, aveva dunque indebitamente ignorato tale assetto delle asserzioni e mancate contestazioni processuali.

La giusta considerazione dei predetti aspetti avrebbe viceversa indotto il giudice di secondo grado a non disattendere l’appello incidentale con cui si era insistito per il riconoscimento di maggiori somme rispetto a quelle attribuite dal Tribunale.

2. I motivi, stante la loro connessione logica, possono essere esaminati congiuntamente e sono complessivamente inammissibili.

2.1 La ratio decidendi sviluppata dalla Corte territoriale si incentra sul rilievo per cui – si cita testualmente – “gli originari accordi di collaborazione e la complessiva attività formativa negozialmente affidata al docente” sarebbe stata da “attrarre nell’orbita di una causa mista – redazionale e didattica” e che non era nota, né dedotta, né provata, “una modalità di espletamento delle supposte prestazioni nel rispetto dei vincoli di eterodirezione e di assoggettamento gerarchico, che costituiscono gli elementi necessari a sorreggere l’inquadramento di quelle nella sfera della subordinazione”.

Vale a dire che, secondo la Corte, gli accordi tra le parti erano idonei a dare copertura negoziale a tutte le attività poi in concreto svolte e che mancavano elementi per condurre quelle attività nell’ambito della subordinazione, secondo i tratti tipici e propri di essa.

2.2 A fronte di tale argomentazione motivazionale, le censure in esame risultano formulate con modalità che le rendono inammissibili.

Infatti, avendo la sentenza impugnata ritenuto che gli accordi tra le parti sarebbero stati idonei a ricomprendere tutte le attività poi svolte, l’impugnazione per cassazione non poteva prescindere da un ragionamento che si fondasse in concreto su quei contratti e sul loro contenuto, al fine di far constare l’asserita erroneità del ragionamento svolto dal giudice dell’appello.

Viceversa, il motivo si limita ad argomentare su quale avrebbe dovuto essere la corretta interpretazione dell’accaduto e degli accordi, ma non contiene la trascrizione del contenuto di tali accordi, che resta ignoto nella sua specificità ed il ricorso è anche privo non solo della puntuale produzione di quei documenti ex art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, ma anche della localizzazione della loro produzione nei gradi di merito.

Analogamente è a dirsi delle delibere di nomina di cui fa menzione il ricorrente.

In tale contesto il ricorso non consente a questa S.C. di prendere contezza, già sulla base delle argomentazioni del ricorso, degli elementi che dovrebbero attestarne la fondatezza, proprio perché non si rappresentano gli elementi concreti su cui la Corte di merito ha fondato la propria decisione e che in primis dovrebbero essere smentiti dal ragionamento impugnatorio.

La formulazione dei motivi si pone dunque in contrasto con i presupposti di specificità di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, (Cass. 24 aprile 2018, n. 10072) e di autonomia del ricorso per cassazione (Cass., S.U., 22 maggio 2014, n. 11308) che la predetta norma nel suo complesso esprime, con riferimento in particolare, qui, ai nn. 4 e 6 della stessa disposizione, da cui si desume la necessità che la narrativa e l’argomentazione siano idonee, riportando anche i passaggi degli atti e documenti su cui le censure si fondano, a manifestare pregnanza, pertinenza e decisività delle ragioni di critica prospettate, senza necessità per la S.C. di ricercare autonomamente in tali atti e documenti i corrispondenti profili ipoteticamente rilevanti (v. ora, sul punto, Cass., S.U., 27 dicembre 2019, n. 34469).

Carenza cui si aggiunge, come detto, il mancato assolvimento al distinto onere previsto, a pena di improcedibilità, dall’art. 369 c.p.c., n. 4, da adempiere attraverso la produzione dei documenti o quanto meno attraverso la loro localizzazione nell’ambito dei fascicoli di merito, accompagnata dal deposito di questi ultimi, che consenta di rintracciare lo stesso sulla base delle necessarie indicazioni del ricorso (v., da ultimo, Cass. 10 dicembre 2020, n. 28184 e ulteriore giurisprudenza ivi citata).

2.3 I due motivi sono quindi nel loro complesso inammissibili.

3. Il terzo motivo sostiene la violazione dell’art. 91 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 3) affermando che la sentenza sarebbe errata nel capo relativo alle spese di causa, che andavano poste a carico dell’Università in ossequio al principio della soccombenza.

Anche tale motivo è inammissibile, in quanto del tutto incoerente con quanto stabilito nella sentenza impugnata che, avendo rigettato la domanda del F., ha per tale ragione condannato il medesimo alla rifusione delle spese di giudizio alla controparte. Il rimborso delle spese a favore del F. potrebbe semmai seguire all’accoglimento della sua domanda, come conseguenza dell’accoglimento dell’impugnazione, ma ciò non individua un autonomo vizio della sentenza impugnata.

4. All’inammissibilità del ricorso non segue la condanna al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, essendosi l’Università limitata al deposito di atto di costituzione, senza in concreto svolgere attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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