Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36258 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 23/11/2021, (ud. 16/06/2021, dep. 23/11/2021), n.36258

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. FILOCAMO Fulvio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13721-2017 proposto da:

M.T., elettivamente domiciliata in ROMA, V. DELLA GIULIANA

82, presso lo studio dell’avvocato EUGENIO PINI, che la rappresenta

e difende unitamente all’avvocato YLENJA LUCASELLI;

– ricorrente –

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7157/2016 della COMM.TRIB.REG.LAZIO,

depositata il 22/11/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/06/2021 dal Consigliere Dott. FULVIO FILOCAMO.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. L’Agenzia delle Entrate notificava a M.T. un avviso di rettifica e liquidazione con cui provvedeva a rettificare il valore dichiarato per 140.000 Euro di un immobile venduto ad una Società, accertandolo in 259.000 Euro sulla base dei valori OMI.

1.1. La contribuente impugnava detto atto dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma sostenendo che la metratura e lo stato di degrado dell’immobile non avrebbe consentito detta rettifica di valore. La Commissione tributaria provinciale accoglieva il ricorso, dichiarando l’illegittimità dell’atto impositivo impugnato.

1.2. L’Ufficio proponeva appallo di fronte alla Commissione tributaria regionale del Lazio ribadendo la legittimità del proprio operato. I Giudici di secondo grado, con sentenza n. 7157/2/16, accoglievano parzialmente il gravame rideterminando il valore di trasferimento in 181.300 Euro.

1.3. Avverso questa ultima decisione, M.T. ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

1.4. L’Agenzia delle entrate ha presentato difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

2. La contribuente, con il primo motivo, denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma l, lett. d), del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 3, e della L. n. 88 del 2009, art. 24, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, assumendo che la modifica del corrispettivo dichiarato nella compravendita non possa avvenire solo per il rilevato scostamento dai valori OMI, ma necessiti di ulteriori elementi che ne confermino il maggior valore (cita anche la Circ. Agenzia delle entrate, 14 aprile 2010, n. 18/E) e, nel caso di specie, questi non sarebbero stati indicati, né tantomeno sarebbero state valutate le caratteristiche intrinseche dell’immobile (seminterrato) che viene definito come “popolare”.

3. Con il secondo motivo, si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51, commi 2 e 3, art. 52, commi 2 e 2-bis, della L. n. 212 del 2000, art. 7, e della L. n. 241 del 1990, art. 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, sostenendo la sussistenza di un onere probatorio a carico dell’Ufficio il quale avrebbe dovuto integrare la presunzione di maggior valore ricavata dal confronto con i valori medi OMI attraverso l’esame delle caratteristiche proprie dell’immobile oggetto dell’accertamento.

4. Con il terzo motivo, si lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.p.c., e l’illogicità e contraddittorietà della motivazione della pronuncia Impugnata, nonché l’omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, poiché la parte contribuente afferma che i giudici di secondo grado avrebbero accolto parzialmente l’appello dell’Agenzia senza che questa avesse soddisfatto l’onere probatorio che le incombeva, anzi, senza considerare le produzioni documentali della Società contribuente (rilievi effettuati dal (OMISSIS) Municipio del Comune di (OMISSIS) secondo cui la superficie calpestabile dell’immobile oggetto di accertamento risulta essere di 54,2 mq ed utile lorda di 66,2 mq, la diminuzione del valore immobiliare in quegli anni documentato da articoli di stampa “qualificata”, nonché la consulenza tecnica in atti) e pur rilevando l’omessa indicazione di ulteriori elementi da parte dell’Ufficio, ne confermava (parzialmente) l’aumento di valore.

5.1 motivi di ricorso sono fondati e possono essere trattati congiuntamente in ragione della loro stretta connessione.

5.1. L’aumento di valore derivante dalla rettifica, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, non può basarsi esclusivamente sui valori OMI come affermato dall’Ufficio, infatti, relativamente al primo motivo deve essere ribadito che “in tema di imposte indirette, l’accertamento di maggior valore di un immobile oggetto di atto di trasferimento, ai fini della determinazione della base imponibile, ancorché fondato su una presunzione semplice di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, e al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, non impedisce al giudice di basare il proprio convincimento su un unico elemento, il quale non può però essere dato unicamente dai valori OMI, siccome privi dei requisiti di precisione e gravita, i quali devono perciò combinarsi con ulteriori indizi se allegati” (Cass. Sez. 5, n. 24550 del 2020) ovvero “In tema di imposta di registro, l’avviso di liquidazione non può essere fondato esclusivamente sullo scostamento tra il corrispettivo dichiarato nell’atto di compravendita ed il valore del bene risultante delle quotazioni OMI pubblicate sul sito web dell’Agenzia delle entrate, atteso che queste non costituiscono fonte di prova del valore venale in comune commercio, il quale può variare in funzione di molteplici parametri (quali l’ubicazione, la superficie, la collocazione nello strumento urbanistico), limitandosi a fornire indicazioni di massima e dovendo, invece, l’accertamento essere fondato su presunzioni gravi, precise e concordanti” (Cass. Sez. 5, n. 21813 del 2018).

5.2. Nel caso in esame, invece, i valori OMI sono l’unico elemento sul quale si è fondata la rettifica impugnata, senza alcun riferimento alle caratteristiche dell’immobile compravenduto. Va, quindi, ribadito, rispetto al secondo motivo, che “in tema di imposta di registro, l’avviso di rettifica del valore degli immobili, emesso dall’Amministrazione ai sensi del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 52, soddisfa l’obbligo formale di motivazione da detta norma previsto quando contenga l’enunciazione, anche soltanto astratta, degli elementi di cui al precedente art. 51, in base ai quali è stato adottato, elementi che ben possono essere costituiti da specifiche caratteristiche degli immobili medesimi che valgano a renderli particolarmente appetibili sul mercato immobiliare. Fermo restando però che la legittimità formale dell’atto è cosa diversa dalla sua fondatezza nel merito, dipendente dall’assolvimento da parte dell’Amministrazione creditrice dell’onere probatorio che su di essa grava in ordine alle circostanze che, poste a fondamento dell’avviso di rettifica, siano contestate dal contribuente” (Cass. Sez. 5, n. 12162 del 2005).

5.3. Relativamente al terzo motivo, infine, la sentenza impugnata, nel ricalcolare il valore dell’immobile oggetto di rettifica annullata in primo grado, ritiene “considerabile” solamente la superficie di mq. 74 senza indicare le ragioni perle quali non ha ritenuto di poter valutare le diverse, inferiori, indicazioni sulla metratura, come rilevate dal locale Municipio, depositate dalla Società contribuente.

6. Da quanto esposto consegue l’accoglimento del ricorso con cassazione della sentenza impugnata senza rinvio, non essendo necessari accertamenti di fatto, con la condanna alla rifusione delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, a carico dell’Agenzia delle entrate.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso e, non essendo necessari accertamenti di fatto, cassa senza, rinvio la sentenza impugnata accogliendo l’originario ricorso della contribuente e condanna l’Agenzia delle entrate al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che si liquidano in 1.300 Euro per compensi, 200 per esborsi, oltre al rimborso forfettario delle spese generali e gli altri accessori di legge.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale da remoto, il 16 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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