Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36239 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. II, 23/11/2021, (ud. 15/04/2021, dep. 23/11/2021), n.36239

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16936-2016 proposto da:

B.S.G., F.L., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA ANTONIO BERTOLONI 44, presso lo studio dell’avvocato

GIUSEPPE DE VERGOTTINI, rappresentati e difesi dall’avvocato MARCO

MANFREDI;

– ricorrenti –

contro

P.L., P.C. EREDI DI P.P., T.P.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1316/2015 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 31/12/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/04/2021 dal Consigliere Dott. PICARONI ELISA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. nel 1996 F.L. e B.S.G. proposero opposizione al decreto ingiuntivo con il quale veniva loro intimato il pagamento della somma di Lire 87.942.560 in favore della ditta Costruzioni Edili P.P., a titolo di saldo del corrispettivo dei lavori di ampliamento e ristrutturazione del fabbricato sito in (OMISSIS).

1.1. Al procedimento così introdotto dinanzi al Tribunale di Ancona, venne riunito quello instaurato dai medesimi F. e B.S. con opposizione al decreto con cui era stato loro intimato il pagamento della somma di Lire 72.255.316 in favore del geom. T.P., a titolo di corrispettivo dell’attività da questi svolta in qualità di direttore dei lavori del progetto di ampliamento e ristrutturazione del fabbricato già indicato.

1.2. Il Tribunale di Ancona, con la sentenza n. 275 del 2008, respinse l’opposizione proposta avverso il decreto ingiuntivo emesso a favore della ditta Costruzioni Edili P.P. e accolse l’opposizione proposta contro il decreto ingiuntivo emesso a favore di T.P. e, revocato il decreto ingiuntivo, condannò gli opponenti al pagamento della somma di Euro 37.316,76 in favore del professionista.

2. La Corte d’appello, adita dagli opponenti e nella contumacia del geom. T., con la sentenza n. 1316 del 2015, pubblicata il 31 dicembre 2015, ha parzialmente accolto il gravame e, per l’effetto, ha ridotto l’importo dovuto al geom. T. in Euro 23.716,76.

3. Per la cassazione della sentenza, F.L. e B.S.G. hanno proposto ricorso articolato in due motivi. Gli intimati Eredi P. e P. non hanno svolto difese in questa sede.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso si denuncia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, violazione degli artt. 1669,1667,1659 e 1218 c.c. ed omessa motivazione.

1.1. Si rimprovera alla Corte d’appello di avere ritenuto che vi fosse prova del credito dell’impresa appaltatrice, di avere rilevato la decadenza dei committenti dall’azione di garanzia, di non avere rilevato, per contro, che l’impresa aveva ultimato i lavori in ritardo, con conseguente danno per i committenti, e di avere ritenuto congruo l’importo richiesto dall’impresa.

Sotto il primo profilo, si contesta la valenza probatoria della fattura azionata dall’impresa appaltatrice e del computo metrico estimativo, indicato come II SAL, assumendo che né la fattura né il computo metrico erano stati presentati ai committenti, nonostante costoro avessero sollecitato sia la direzione lavori sia l’impresa a predisporre il rendiconto.

Quanto al secondo profilo, si assume la tempestività della denuncia dei vizi, che sarebbe avvenuta in corso d’opera, nell’anno 1994, sicché, diversamente da quanto affermato dalla Corte d’appello, non sussistevano i presupposti dell’accettazione tacita dell’opera da parte dei committenti. Peraltro, in sede di interrogatorio formale, il titolare dell’impresa appaltatrice aveva riconosciuto che alcuni lavori non erano stati eseguiti a regola d’arte, dimostrando così di averli occultati o comunque taciuti in mala fede.

Inoltre, il ritardo nella consegna, avvenuta nel mese di aprile 1996, era stato ammesso dal titolare dell’impresa appaltatrice, in sede di interrogatorio, e la circostanza era stata confermata dai testimoni ( F.C. e geom. A.), mentre negli scritti difensivi l’impresa e il direttore dei lavori avevano collocato l’ultimazione dei lavori nel mese di giugno 1995.

Con riferimento all’entità del credito azionato dall’impresa appaltatrice, i ricorrenti riferiscono che a fronte del preventivo dei lavori pari a Lire 128.181.571, essi avevano corrisposto la somma di Lire 160.000.000, sicché, in assenza di prova di variazioni al progetto iniziale che avrebbero dovuto essere approvate per iscritto, non trovava giustificazione la richiesta di Lire 212.043.934.

I ricorrenti lamentano, infine, il vizio di motivazione (omessa motivazione) in cui sarebbe incorso il Tribunale nell’escludere la responsabilità del direttore dei lavori per i vizi dell’opera.

2. Il motivo, che cumula plurime censure, risulta inammissibile.

2.1. Benché formulate con riferimento a pretesi errori di diritto ed a vizi di motivazione (peraltro, al di fuori dei limiti previsti dal “nuovo” art. 360, n. 5), le contestazioni dei ricorrenti investono il modo nel quale la Corte territoriale ha apprezzato le risultanze istruttorie del processo, e si risolvono in censure di merito, come tali non proponibili in questa sede (ex plurimis, Cass. 03/12/2019, n. 31546; Cass. 04/04/2017, n. 8758; Cass. 23/05/2014, n. 11511), a fronte della motivazione puntuale e dettagliata con cui la Corte d’appello ha fatto corretta applicazione, nel caso concreto, dei principi in materia di appalto.

E difatti, dopo avere esaminato il contratto di appalto del 20 ottobre 1994, qualificato come appalto a misura, la Corte d’appello ha richiamato gli esiti della CTU disposta nel giudizio di primo grado, che aveva accertato l’entità dei lavori eseguiti dall’impresa appaltatrice sulla base del “primo computo metrico allegato al contratto di appalto e del II SAL”, e li aveva quantificati in complessive Lire 249.317.061, importo risultato superiore a quello indicato dall’impresa appaltatrice nel II SAL (Lire 239.947.782).

La stessa Corte ha poi dato atto che costituiva circostanza pacifica l’esecuzione di lavori relativi alle “varianti rilasciate dal Sindaco del Comune di Arcevia in data 22 aprile 1995 e 5 giugno 1995” su richiesta dei committenti, sicché l’aumento dovuto ai lavori eseguiti in ragione delle varianti doveva considerarsi legittimo.

2.2. Quanto ai vizi dell’opera, la sentenza impugnata ha chiarito che la denuncia contenuta nell’atto di citazione in opposizione faceva riferimento a vizi recentemente scoperti, i quali, per la loro consistenza (macchie di umidità, distaccamento della tinteggiatura, lesioni verticali lungo la muratura), erano facilmente riconoscibili, con la conseguenza che gli opponenti avrebbero dovuto dimostrare che gli stessi non fossero rilevabili prima dell’ultimazione dei lavori e della consegna dell’opera, e quindi, sulla scorta dei principi enucleati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di accettazione tacita (ex plurimis, Cass. 03/06/2020, n. 10452; Cass. 31/07/12017, n. 19019; Cass. 21/06/2013, n. 15711), ha ritenuto, con apprezzamento fattuale riservato al giudice di merito, che il comportamento tenuto dai committenti avesse comportato l’accettazione dell’opera, con conseguente esonero dell’appaltatore dalla responsabilità per i vizi conosciuti o conoscibili in sede di verifica.

2.3. Con riferimento al contestato ritardo nella consegna dell’opera, la Corte d’appello ha rilevato che non era stata fornita alcuna prova del presunto danno subito dai committenti, e tale rilievo rendeva ininfluente ogni questione al riguardo.

3. Con il secondo motivo di ricorso è denunciata, in riferimento all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, violazione degli artt. 2697 e 2043 c.c., ed omessa motivazione e si contesta che la Corte d’appello aveva considerato congrua la parcella azionata dal direttore dei lavori, nonostante indicasse l’attività di redazione della contabilità dei lavori, che non era stata affidata al geom. T., oltre a risultare complessivamente sproporzionata rispetto al preventivo (Lire 38.469.770).

4. Il motivo è in parte inammissibile ed in parte infondato.

4.1. Si legge nella sentenza impugnata che in appello era stata contestata “la debenza e l’entità del corrispettivo” dovuto al direttore dei lavori con riferimento esclusivo all’attività di contabilità dei lavori, e ciò comporta, sotto il profilo dell’ammissibilità del motivo, che ogni diversa questione relativa alla congruità del compenso del direttore dei lavori non è più controvertibile.

4.2. Quanto alla contestazione riferita all’attività di contabilità dei lavori, la decisione impugnata è la risultante dell’interpretazione del contratto d’opera ai sensi dell’art. 1362 c.c., comma 2 e secondo buona fede.

La Corte d’appello ha osservato, infatti, che il direttore dei lavori aveva provveduto a contabilizzare i lavori senza che i committenti si opponessero, e che soltanto con la lettera datata 23 novembre 1995, successiva alla sottoscrizione degli stati di avanzamento dei lavori, i committenti avevano contestato l’importo spettante a tale titolo, sicché doveva inferirsi che tra le parti si fosse formato l’accordo anche con riferimento a detta attività. Non era del resto verosimile che il contratto d’opera con direzione dei lavori non includesse anche il controllo sui lavori effettuati dall’appaltatore e sulla relativa conta bilizzazione.

Non sussistono pertanto i vizi denunciati.

5. Al rigetto del ricorso non segue pronuncia sulle spese, in assenza di attività difensiva degli intimati.

Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello richiesto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Seconda sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 15 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA