Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36237 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 23/11/2021, (ud. 27/10/2021, dep. 23/11/2021), n.36237

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINAN

sul ricorso 6469-2020 proposto da:

H.M.K., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dagli avvocati CHRISTIAN DORIGATTI, UMBERTO DEFLORIAN;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – Commissione Nazionale per il diritto di

asilo, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso

ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici

domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1481/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 09/07/2019 R.G.N. 328/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/10/2021 dal Consigliere Dott. VALERIA PICCONE.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

– H.M.K. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro, depositata il 9 luglio 2019, di reiezione della sua domanda per il riconoscimento della protezione internazionale e della protezione umanitaria;

– dall’esame della decisione impugnata emerge che la stessa, condividendo l’iter argomentativo del primo giudice, aveva ritenuto l’inammissibilità del ricorso per carenza di interesse, in capo al ricorrente, ad impugnare il provvedimento di revoca dello status di rifugiato emesso nei suoi confronti in data 9.2.2016 dalla Commissione Nazionale per il diritto d’asilo e notificato in data 27/07/20016, dal momento che non aveva proposto impugnazione avverso il successivo provvedimento di conferma, del 24/03/2016, notificatogli in data 25/03/2016;

– il ricorso è affidato a sei motivi;

– il Ministero dell’Interno ha presentato atto di costituzione ai fini dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

– con il primo motivo di ricorso, si censura la decisione impugnata per violazione degli artt. 100, 2697 e 116 c.p.c. nonché omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio e violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e art. 118 disp att. c.c. allegandosi l’erronea valutazione del provvedimento in data 24/03/2016 non autonomamente impugnato, rispetto a quello adottato il 9/2/2016, oggetto di impugnativa;

– con il secondo motivo si allega la violazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 33, comma 1, per mancanza dell’avviso di avvio del procedimento amministrativo;

– con il terzo motivo si deduce la violazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 33, comma 3 e D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6;

– con il quarto motivo si deduce la violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 13, comma 1 e art. 12, comma 1 e L. n. 241 del 1990, art. 3 allegandosi la mancanza di una valutazione individuale e l’omessa e/o insufficiente motivazione;

– con il quinto motivo si allega la violazione del R.D. n. 773 del 1991, art. 39 per illogicità e irragionevolezza della motivazione;

– con il sesto motivo si allega la violazione della L. n. 241 del 1990, art. 6, comma 1, per carenza di istruttoria;

– il primo, il secondo, il quarto, il quinto e il sesto motivo, da esaminare congiuntamente per ragioni logico – sistematiche, sono fondati, nei seguenti termini:

– va preliminarmente rilevato con riguardo a tutte le censure inerenti alla motivazione, che si verte nell’ambito di una valutazione di fatto totalmente sottratta al sindacato di legittimità, in quanto in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposto dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 convertito con modificazioni nella L. 7 agosto 2012, n. 134 che ha limitato la impugnazione delle sentenze in grado di appello o in unico grado per vizio di motivazione alla sola ipotesi di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, con la conseguenza che, al di fuori dell’indicata omissione, il controllo del vizio di legittimità rimane circoscritto alla sola verifica della esistenza del requisito motivazionale nel suo contenuto “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, ed individuato “in negativo” dalla consolidata giurisprudenza della Corte – formatasi in materia di ricorso straordinario – in relazione alle note ipotesi (mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale; motivazione apparente; manifesta ed irriducibile contraddittorietà; motivazione perplessa od incomprensibile) che si convertono nella violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4), e che determinano la nullità della sentenza per carenza assoluta del prescritto requisito di validità (fra le più recenti, Cass. n. 13428 del 2020; Cass. n. 23940 del 2017);

– relativamente alla dedotta violazione dell’art. 2697 c.c., va osservato che, per consolidata giurisprudenza di legittimità, (ex plurimis, Cass. n. 18092 del 2020) la doglianza relativa alla violazione del precetto di cui all’art. 2697 c.c. è configurabile soltanto nell’ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne risulta gravata secondo le regole dettate da quella norma e che tale ipotesi non ricorre nel caso di specie, in particolar modo in quanto, pur veicolando parte ricorrente la censura per il tramite della violazione di legge, essa, in realtà mira ad ottenere una rivisitazione del fatto, inammissibile in sede di legittimità;

va poi rilevato che, in sede di ricorso per cassazione, una questione di violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. non può porsi per una erronea valutazione del materiale istruttorio compiuta dal giudice di merito, ma, rispettivamente, solo allorché si alleghi che quest’ultimo abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti, ovvero disposte di ufficio al di fuori dei limiti legali, o abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova soggetti, invece, a valutazione (cfr. Cass. 27.12.2016 n. 27000; Cass. 19.6.2014 n. 13960);

quanto alla questione, centrale, relativa alla mancata impugnazione del provvedimento del 24.03.2016, va rilevato che la Corte ha ritenuto ostativa all’impugnazione del precedente provvedimento di revoca dello status di rifugiato emesso in data 09.02.2016 dalla Commissione e notificato il successivo 27.02.2016 proprio l’omessa impugnativa del primo in quanto frutto di una nuova istruttoria espletata successivamente al provvedimento di revoca del 9 febbraio;

al riguardo, parte ricorrente allega elementi da cui si evince il carattere sostanzialmente riproduttivo del precedente provvedimento nonché l’assenza di effettiva istruttoria al riguardo;

giova evidenziare, al riguardo, come correttamente parte ricorrente richiami la giurisprudenza amministrativa in base alla quale soltanto l’esperimento di un ulteriore adempimento istruttorio può dar luogo propriamente ad un atto di conferma in grado di costituire un adempimento diverso dal precedente e, quindi, suscettibile di impugnazione (cfr., sul punto, Cons. Stato, Sez. IV, 27 gennaio 2017, n. 357);

la giurisprudenza richiede, all’uopo, una “nuova istruttoria” ed ad essa connessa, una nuova motivazione (fra le tante, Cons. St. sez. IV; 14/04/2014, n. 1805; Cons. St., Sez. IV, 29/02/2016, n. 812; Cons. St., Sez. III, 30/05/2017, n. 2564) e, per aversi nuova motivazione, occorre l’attualizzazione della stessa sulla base dei nuovi accertamenti effettuati;

nella specie, la piana lettura dei due documenti posti a fondamento del nuovo provvedimento, induce ad escludere che ci si trovi di fronte ad un autonomo provvedimento di conferma del precedente e, purtuttavia, fondato su nuova istruttoria nonché, segnatamente, culminato in nuova motivazione;

invero, il testuale confronto fra il provvedimento adottato il 9 febbraio 2016 e quello del successivo 24 marzo, esclude la possibilità di configurare il secondo come frutto di nuova istruttoria e come caratterizzato da nuova motivazione attesa la natura meramente confermativa del precedente provvedimento in assenza di qualsivoglia elemento di novità ulteriore rispetto alle due note del Raggruppamento operativo dei Carabinieri e della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione del Dipartimento di Pubblica Sicurezza dianzi mentovati, che esclude la necessità di una specifica impugnazione;

alla luce delle suesposte argomentazioni, il ricorso deve essere accolto, la sentenza va cassata e la causa rinviata alla Corte d’Appello di Catanzaro, in diversa composizione, anche in ordine alle spese relative al giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’Appello di Catanzaro, in diversa composizione, anche in ordine alle spese relative al giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 27 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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