Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36231 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 23/11/2021, (ud. 01/07/2021, dep. 23/11/2021), n.36231

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18681-2016 proposto da:

F.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BARBERINI

47, presso lo studio dell’avvocato ANGELO PANDOLFO, che la

rappresenta e difende unitamente agli avvocati SILVIA LUCANTONI,

MARIALUCREZIA TURCO, ARMANDO TURSI;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e

quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. Società di Cartolarizzazione

dei Crediti I.N.P.S., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA N. 29, presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto,

rappresentati e difesi dagli avvocati LELIO MARITATO, ESTER ADA

SCIPLINO, CARLA D’ALOISIO, ANTONINO SGROI, EMANUELE DE ROSE,

GIUSEPPE MATANO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 13/2016 della CORTE D’APPELLO di TRENTO,

depositata il 22/01/2016 R.G.N. 51/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

01/07/2021 dal Consigliere Dott. DE FELICE ALFONSINA.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE:

la Corte d’appello di Trento, in riforma della sentenza del Tribunale di Rovereto, ha dichiarato sussistente in capo a F.S. l’obbligo di iscriversi e versare i contributi, presso la Gestione separata degli esercenti attività commerciali tenuta dall’INPS, in relazione all’attività svolta di produttore diretto o libero di assicurazioni per conto di una società assicurativa;

avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione F.S., sulla base di tre motivi, cui ha resistito l’Inps con tempestivo controricorso;

entrambe le parti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

con il primo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del contratto collettivo corporativo per la disciplina dei rapporti tra agenzie, subagenzie e produttori di assicurazione del 25 maggio 1939, della L. n. 326 del 2003, art. 44, comma 2, e dell’art. 12 delle disp. prel. al c.c.; sostiene che l’interpretazione offerta dalla Corte d’appello di Trento non avrebbe tenuto conto che il rinvio alla contrattazione collettiva del 1939 impone necessariamente che l’obbligo di iscrizione si riferisca ai soli produttori di agenzie e subagenzie e ciò non solo perché il contratto collettivo in questione fu stipulato dalla stessa categoria, ma anche perché in tal modo il legislatore del 2003 ha inteso ampliare l’area di applicazione dell’assicurazione degli esercenti l’attività commerciale (L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203) attraverso la formulazione di una norma speciale caratterizzata dal rinvio a figure professionali specifiche e da una disciplina contributiva specifica; il testo di legge da applicare non consentirebbe nessuna interpretazione diversa, e non radicata nel rapporto in capo a un’agenzia assicurativa, come dimostra il necessario riferimento all’assegnazione a una piazza o zona idonea a connotare il raggio di attività dell’agenzia preponente col secondo motivo lamenta la violazione dell’art. 13 preleggi, atteso che l’interpretazione offerta dalla sentenza impugnata, rivolta ad estendere l’obbligo contributivo anche ai produttori liberi di assicurazione, potrebbe avvenire soltanto applicando analogicamente le norme del contratto collettivo corporativo, là dove tale possibilità è esclusa, come risulta dalla ricostruzione normativa prospettata nel primo motivo;

col terzo e ultimo motivo, la ricorrente contesta violazione della L. n. 326 del 2003, art. 44, comma 2 e del contratto collettivo corporativo 25 maggio 1939 sotto l’ulteriore profilo della violazione dell’art. 2697 c.c., posto che i contenuti dell’accertamento ispettivo sarebbero poco chiari e che l’Inps non avrebbe provato l’esistenza degli elementi caratterizzanti della lettera di autorizzazione richiesta per definire la figura del produttore di IV gruppo oggetto di specifico allegato;

i motivi, da esaminarsi congiuntamente perché intrinsecamente connessi, meritano accoglimento;

questa Corte intende dare continuità al principio di diritto, affermato dalle pronunce Cass. n. 1768 e n. 2279 del 2018, secondo cui l’obbligo di iscrizione di cui al D.L. n. 269 del 2003, cit., art. 44, comma 2, non include la posizione dei produttori di assicurazione che svolgono la loro attività direttamente per conto delle imprese assicurative, ma solo quella dei produttori collegati ad agenti o subagenti, in quanto il richiamo della norma al contratto collettivo corporativo intercorrente tra produttori ed agenzie e sub-agenzie e la qualità dei soggetti collettivi contraenti e’, per la precisione del rinvio, un elemento significativo utilizzato dal legislatore per strutturare la disposizione, che porta ad escludere la correttezza di interpretazioni analogiche;

il superiore principio è stato ribadito anche a fronte delle perplessità sollevate dalla Sezione Sesta con ordinanza interlocutoria n. 13049 del 2018, essendosi precisato che, ai fini dell’inquadramento previdenziale dei produttori assicurativi diretti, rilevano le concrete modalità di esercizio dell’attività di ricerca del cliente assicurativo, con la conseguenza che l’iscrizione va effettuata presso la Gestione commercianti ordinaria ove tale attività sia svolta dal produttore in forma di impresa, e presso la Gestione separata di cui al L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, ove l’attività in questione sia esercitata mediante apporto personale, coordinato e continuativo, privo di carattere imprenditoriale, o in forma autonoma occasionale da cui derivi un reddito annuo superiore ad Euro 5.000,00 (Cass. n. 30554 e n. 30693 del 2018);

in definitiva, il ricorso va accolto, la sentenza impugnata va cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, dichiarando la ricorrente non tenuta all’iscrizione alla gestione separata degli esercenti attività commerciali tenuta presso l’Inps;

le spese dell’intero processo vanno compensate in ragione del contrasto di giurisprudenza esistente al tempo di proposizione del ricorso;

in considerazione dell’esito del giudizio, va dato atto che non sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara F.S. non tenuta all’obbligo di iscrizione alla gestione separata degli esercenti attività commerciali tenuta presso l’Inps.

Compensa le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 1 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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