Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36229 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 23/11/2021, (ud. 23/06/2021, dep. 23/11/2021), n.36229

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19896-2015 proposto da:

D.L.T., + ALTRI OMESSI, tutti elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA GIUNIO BAZZONI 3, presso lo studio dell’avvocato

DANIELE VAGNOZZI, rappresentati e difesi dagli avvocati GIULIO

CERCEO, STEFANO CORSI;

– ricorrenti –

contro

REGIONE ABRUZZO, in persona del Presidente pro tempore, rappresentata

e difesa ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui

Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 119/2015 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 05/02/2015 R.G.N. 1590/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/06/2021 dal Consigliere Dott. CATERINA MAROTTA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte d’appello di L’Aquila, in riforma della sentenza del Tribunale di Pescara, rigettava l’originaria domanda proposta da D.L.T. e dagli altri litisconsorti odierni ricorrenti, tutti ex dipendenti dell’Azienda di Promozione Turistica Regionale, transitati nei ruoli dell’ente regionale, volta ad ottenere le differenze a titolo di retribuzione di posizione maturate a decorrere dall’1.19.2012 (data di soppressione dell’Azienda e di assegnazione dei dipendenti alla Direzione Regionale Sviluppo Economico del Turismo);

la Corte territoriale riteneva che tale pretesa non fosse fondata né sulla base della contrattazione collettiva applicabile né sulla base delle leggi regionali che avevano disposto la soppressione dell’Azienda di Promozione Turistica Regionale né sulla base degli atti amministrativi di attuazione;

rilevava che l’incarico di posizione doveva risultare da atto scritto e formale, del che i ricorrenti non avevano fornito allegazione e prova, così come non avevano provato di aver svolto attività di direzione nei nuovi costituiti uffici;

riteneva che con la soppressione dell’Azienda di Promozione Turistica Regionale anche gli incarichi di posizione organizzativa fossero venuti meno, non potendo che essere cessati in coincidenza con l’estinzione del soggetto giuridico cui accedevano;

escludeva che la mancata revoca formale dell’incarico potesse essere significativa del perdurare di una situazione di continuità dello stesso ed al riguardo evidenziava che il richiamato art. 9 del c.c.n.l. Regioni ed enti locali riguardasse la diversa ipotesi del mutamento organizzativo all’interno del medesimo soggetto giuridico;

riteneva che la sussistenza del rivendicato diritto non potesse desumersi dalle leggi regionali e dai provvedimenti amministrativi di attuazione, che avevano disposto l’assorbimento delle funzioni dell’Azienda da parte della Regione limitandosi a stabilire il mantenimento della posizione giuridico-economica collegata al loro inquadramento contrattuale;

in ogni caso rilevava che i dipendenti non avevano fornito alcuna prova né della sopravvivenza degli uffici a cui erano preposti né dello svolgimento in concreto di attività di direzione presso l’ente;

2. ricorrono per la cassazione della sentenza i dipendenti con due motivi;

3. la Regione Abruzzo si è difesa con regolare controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo i ricorrenti denunciano la violazione e falsa applicazione degli artt. 8, 9, 10 c.c.n.l. 1999 Comparto Regioni ed Autonomie Locali, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonché l’omessa, carente e/o contraddittoria motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5;

sostengono la continuità degli incarichi di posizione anche dopo il trasferimento presso la Regione, in quanto l’Azienda è “confluita” nell’Ente locale con mantenimento delle posizioni organizzative e delle funzioni precedentemente svolte;

assumono che gli incarichi debbono essere considerati in capo alla Regione perché da essa non revocati;

2. con il secondo motivo i ricorrenti denunciano la violazione e falsa applicazione della L.R. Abruzzo n. 3 del 2011, art. 3, della L.R. Abruzzo n. 47 del 2012, della L.R. Abruzzo n. 1 del 2012, L.R. Abruzzo n. 58 del 2012, della circolare n. 12 del 15/04/2011 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, e dei relativi provvedimenti di attuazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonché l’omessa, carente e/o contraddittoria motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5;

lamentano il mancato riconoscimento, sulla base dei richiami normativi effettuati, della retribuzione complessiva spettante, dunque, sia nella parte fondamentale sia in quella accessoria (e quindi anche nell’indennità di posizione);

2. i motivi, da trattare congiuntamente in quanto intrinsecamente connessi, sono infondati nella parte in cui denunciano violazioni di legge;

3. correttamente la Corte territoriale ha escluso l’applicabilità alla fattispecie da qua degli artt. 8, 9 e 10 del c.c.n.l. Regioni ed enti locali, norme destinate ad operare solo in relazione all’assetto organizzativo dell’ente locale;

4. la possibilità di beneficiare di indennità accessorie, correlate alla responsabilità di una posizione organizzativa, è condizionata al verificarsi dei presupposti previsti dalla contrattazione collettiva (art. 8 del c.c.n.l. 21.3.1999 Comparto Regioni ed Autonomie locali: formale istituzione delle posizioni di lavoro che richiedono, con assunzione diretta di elevata responsabilità di prodotto e di risultato per lo svolgimento di funzioni di direzione di unità organizzative di particolare complessità, caratterizzate da elevato grado di autonomia gestionale e organizzativa ovvero per lo svolgimento di attività con contenuti di alta professionalità e specializzazione correlate a diplomi di laurea e/o di scuole universitarie e/o alla iscrizione ad albi professionali) ed è legittimata solo dal previo formale conferimento del relativo incarico da parte del Dirigente proposto, nell’ambito della Direzione dell’Ente cui il dipendente sia assegnato, previa determinazione di criteri generali da parte dell’Ente medesimo, con atto scritto e motivato (art. 9, comma 1);

l’incarico conferito può essere formalmente revocato prima della scadenza con atto scritto e motivato, in relazione a intervenuti mutamenti organizzativi o in conseguenza di specifico accertamento di risultati negativi (art. 9, comma 3);

tale meccanismo esclude che potesse ipotizzarsi una prosecuzione degli incarichi di posizione organizzativa già attribuiti ai dipendenti presso l’Agenzia di promozione Turistica Regionale, evidentemente cessati con l’estinzione del soggetto giuridico cui si riferivano e con l’inserimento dei dipendenti in una organizzazione del tutto diversa;

5. del resto, il passaggio del personale in questione, per il quale la L.R. n. 30 del 2011, art. 2 ha previsto che: “1. Il personale di ruolo proveniente dall’APTR è inquadrato, con la medesima posizione giuridica, economica e previdenziale in godimento al momento della soppressione, nel ruolo unico del personale regionale, la cui dotazione organica può essere conseguentemente incrementata.

2. La Giunta regionale approva una ristrutturazione della Direzione competente in materia di Turismo e stabilisce i criteri e le modalità per la definitiva assegnazione del personale, tenendo conto anche dei servizi da rendere all’utenza (…)”, si inquadra nell’ambito della previsione di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 31 con la conseguenza che, ai sensi dell’art. 2112 c.c. da tale norma richiamato, va mantenuto il trattamento economico goduto al momento del passaggio;

6. in tale trattamento, però, non vanno ricompresi i corrispettivi per quelle prestazioni accessorie in nesso di corrispettività con la performance individuale e come tali non certe nell’an e nel quantum;

infatti, per principio consolidato da tempo nella giurisprudenza di questa Corte, in caso di passaggio di personale conseguente al trasferimento di attività concorrono a formare la base di calcolo ai fini della quantificazione dell’assegno personale le voci retributive corrisposte in misura fissa e continuativa, non già gli emolumenti variabili o provvisori sui quali, per il loro carattere di precarietà e di accidentalità il dipendente non può riporre affidamento, o perché connessi a particolari situazioni di lavoro o in quanto derivanti dal raggiungimento di specifici obiettivi e condizionati, nell’ammontare, da stanziamenti per i quali è richiesto il previo giudizio di compatibilità con le esigenze finanziarie dell’amministrazione (cfr. fra le tante Cass. n. 31148/2018; Cass. n. 18196/2017; Cass. n. 3865/2012);

il trattamento economico acquisito dal lavoratore, da conservare all’atto del trasferimento, deve, dunque, essere determinato con il computo di tutti i compensi fissi e continuativi erogati al prestatore di lavoro, quale corrispettivo delle mansioni svolte ed attinenti, logicamente, alla professionalità tipica della qualifica rivestita;

ciò, però, non vuol dire che rientri nello stesso anche la posizione organizzativa che, lungi dall’essere continuativa, si distingue dal profilo professionale e individua nell’ambito dell’organizzazione di un determinato ente funzioni strategiche e di alta responsabilità che giustificano il riconoscimento di un’indennità aggiuntiva (v. Cass. n. 8141/2018);

7. peraltro la Corte territoriale ha ritenuto che nessuna prova fosse stata fornita dai ricorrenti circa la sopravvivenza degli uffici cui prima erano stati preposti e come precedentemente organizzati e che avevano comportato il riconoscimento dell’indennità di posizione, il che costituisce ulteriore argomento di infondatezza della pretesa;

8. per il resto i motivi, laddove denunciano l’omessa, carente e/o contraddittoria motivazione sono inammissibili in quanto non conformi al nuovo art. 360 c.p.c., n. 5 (si veda Cass. n. 34476/2019 con cui le Sezioni Unite di questa Corte hanno riassunto i principi, ormai consolidati, affermati in relazione alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5 ad opera del D.L. n. 83 del 2012 rinviando a Cass., Sez. Un., n. 8053/2014, Cass., Sez. Un., n. 9558/2018 e Cass., Sez. Un., n. 33679/2018, principi che qui si richiamano);

9. da tanto consegue che il ricorso deve essere respinto;

10. la regolamentazione delle spese segue la soccombenza;

11. ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, deve darsi atto, ai fini e per gli effetti precisati da Cass., Sez. Un., n. 4315/2020, della ricorrenza delle condizioni processuali previste dalla legge per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto dai ricorrenti.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 6.000,00 per compensi professionali oltre accessori di legge e rimborso forfetario in misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, Roma, nella Adunanza Camerale, il 23 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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