Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36226 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 23/11/2021, (ud. 16/06/2021, dep. 23/11/2021), n.36226

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3994-2020 proposto da:

D.D., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA CANCELLERIA

DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANNA LOMBARDI BAIARDINI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Firenze – sezione

di Perugia c/o Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di

Perugia, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 454/2019 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 26/07/2019 R.G.N. 934/2318;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/06/2021 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con sentenza 26 luglio 2019, la Corte d’appello di Perugia rigettava il gravame di D.D., cittadino (OMISSIS), avverso l’ordinanza di primo grado, di reiezione delle sue domande di protezione internazionale e umanitaria;

2. essa negava, come già il Tribunale, la credibilità del richiedente, che aveva riferito di aver lasciato (OMISSIS), nella regione di (OMISSIS) (in (OMISSIS), nel (OMISSIS)), per paura di violente reazioni della comunità cristiana del suo villaggio, di cui alcuni membri avevano intimato al padre (che per tale ragione era morto a seguito di una crisi cardiaca) di lasciare il villaggio e la terra posseduta; di avere quindi attraversato vari Stati africani fino a raggiungere la Libia e finalmente l’Italia;

3. la Corte perugina giudicava le dichiarazioni del predetto generiche e incoerenti, con una grave contraddizione in ordine alla stessa sua appartenenza religiosa (indicata come (OMISSIS), nella redazione del modello C3 il 19 agosto 2016 e invece musulmana davanti alla Commissione Territoriale il 8 novembre 2016) e in ogni caso difficilmente credibile la sua effettiva persecuzione per il credo religioso (in un Paese modello di dialogo interreligioso e a maggioranza netta di popolazione mussulmana, pari al 95%, secondo le fonti consultate). Sicché, essa escludeva la ricorrenza dei requisiti per il riconoscimento al richiedente dello status di rifugiato, di protezione sussidiaria, neppure sussistendo il pericolo di esposizione a grave danno per violenza indiscriminata generalizzata a causa di un conflitto armato, avuto riguardo alla situazione del (OMISSIS), accreditato dalle fonti consultate (vari siti specializzati) come uno dei Paesi africani con maggiore stabilità politica, dotatosi di una Costituzione attenta alla protezione della vita e dei diritti fondamentali;

4. neppure, infine, il richiedente versava, a giudizio della Corte, in una condizione di vulnerabilità, attesa la non particolare gravità dei problemi di salute denunciati, pure in assenza di una concreta integrazione sociale in Italia, non realizzata dalla mera frequentazione di corsi in lingua italiana e dalla partecipazione ad attività di volontariato; non rilevando poi il periodo di soggiorno in Libia, in quanto Paese di transito e non di rimpatrio;

5. con atto notificato il 16 gennaio 2020, lo straniero ricorreva per cassazione con due motivi, illustrati da memoria ai sensi dell’art. 380bis1 c.p.c.; il Ministero dell’Interno intimato non resisteva con controricorso, ma depositava atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ult. alinea, cui non faceva seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 2, 3, 5,14, D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, artt. 3,8,32, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6 art. 19, comma 1 e 1.1, D.P.R. n. 394 del 1999, art. 28 per avere la Corte territoriale erroneamente ritenuto scarsamente credibile la propria (Ndr: testo originale non comprensibile) applicare il paradigma legale di valutazione, né approfondire l’effettiva condizione della regione di (OMISSIS), alla luce del suo racconto, di cui aveva sottolineato soltanto marginali contraddizioni (primo motivo); violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 2, 3, 5, D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, artt. 3,8,32, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6 art. 19, comma 1 e 1.1., D.P.R. n. 394 del 1999, art. 28 per erronea e superficiale valutazione dei requisiti della protezione umanitaria, alla luce della documentazione medica allegata, proveniente da strutture pubbliche e attestante patologie gravi in soggetto, come il richiedente, di giovane età, quali in particolare artrite reumatoide e insufficienza aortica severa comportante la sostituzione di una valvola, in assenza di alcun approfondimento del sistema sanitario (OMISSIS), inadeguato a garantirne un percorso terapeutico, diagnostico e farmacologico; mancata considerazione del livello di integrazione raggiunto, tale da guadagnargli, per l’attività di volontario prestata in favore del territorio di accoglienza e in collaborazione con vari Enti, un attestato di merito e di riconoscenza dal sindaco di (OMISSIS); infine, richiamata una fonte del Dipartimento degli affari esteri Svizzero in ordine alla situazione di scontri nella regione di (OMISSIS) tra l’esercito e bande criminali, per la diffusa circolazione di armi, non indagata dalla Corte territoriale, anche a fini di valutazione comparativa tra la condizione del richiedente in Italia e nel suo Paese di provenienza (secondo motivo);

2. essi, congiuntamente esaminabili per ragioni di stretta connessione, sono fondati;

3. la Corte territoriale ha, in linea generale, mancato di indicare le fonti consultate, con un generico cenno a “vari siti specializzati” (al secondo e terzo capoverso di pg. 5 della sentenza) e un riferimento al rapporto annuale 2017/18 di Amnesty international, oltre che a “siti vari”, sull’assenza di conflitti religiosi in (OMISSIS) (al primo periodo di pg. 6 della sentenza): non assolvendo all’onere del giudice (ricavabile dal riferimento, nel D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, alle fonti informative privilegiate) di specificare la fonte in concreto utilizzata e il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità di tale informazione rispetto alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione (Cass. 17 maggio 2019, n. 13449; Cass. 21 dicembre 2020, n. 29147); sicché, la Corte territoriale non ha adempiuto all’obbligo, cui il giudice di merito è tenuto, di indicare l’autorità o l’ente da cui la fonte consultata provenga e la data o l’anno di pubblicazione, così da assicurare la verifica del rispetto dei requisiti di precisione e aggiornamento prescritti, nonché dell’idoneità delle C.O.I. in concreto consultate a quanto prescritto dalla norma da ultimo richiamata (Cass. 19 febbraio 2021, n. 4557; Cass. 10 marzo 2021, n. 6736);

3.1. essa neppure ha compiuto alcuna indagine, tanto meno specificamente approfondita, sui documentati problemi di salute del richiedente, in funzione della sua richiesta di protezione umanitaria, ancora in violazione dell’obbligo di cooperazione istruttoria;

3.2. secondo l’insegnamento di questa Corte, ai fini del riconoscimento del permesso di soggiorno per gravi ragioni umanitarie (nella disciplina del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, applicabile ratione temporis), la condizione di vulnerabilità per motivi di salute richiede, alla luce della giurisprudenza unionale (CGUE, 24 aprile 2018, in causa C-353/16), l’accertamento della gravità della patologia, la necessità e urgenza delle cure nonché la presenza di gravi carenze del sistema sanitario del paese di provenienza (Cass. 13 agosto 2020, n. 17118): imponendo la condizione di vulnerabilità per motivi di salute, tipizzata dal D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 2, lett. h)bis, come modificato dal D.Lgs. n. 145 del 2015, all’organo giudicante un’attenta e dettagliata disamina dei rischi eventualmente configurabili a carico del ricorrente in caso di rimpatrio (Cass. 17 luglio 2020, n. 15322);

3.3. nei casi in cui ratione temporis sia applicabile il D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, ai fini del riconoscimento del diritto al permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, la vulnerabilità del richiedente può anche conseguire da una seria esposizione al rischio di una lesione del diritto alla salute adeguatamente allegata e dimostrata; né tale primario diritto della persona può trovare tutela esclusivamente nel D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 36, in quanto la ratio della protezione umanitaria rimane quella di non esporre i cittadini stranieri al rischio di condizioni di vita non rispettose del nucleo minimo di diritti della persona, come quello alla salute, e al contempo di essere posti nella condizione di integrarsi nel paese ospitante anche attraverso un’attività lavorativa, mentre il permesso di soggiorno per cure mediche di cui al citato art. 36 si può ottenere esclusivamente mediante specifico visto d’ingresso e pagamento delle spese mediche da parte dell’interessato (Cass. 4 febbraio 2020, n. 2558; Cass. 30 giugno 2020, n. 13257);

5. pertanto il ricorso deve essere accolto, con la cassazione della sentenza impugnata e rinvio, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Perugia in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Perugia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 16 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA