Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36224 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. II, 23/11/2021, (ud. 09/03/2021, dep. 23/11/2021), n.36224

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINAN

sul ricorso 20966-2019 proposto da:

S.Y., rappresentato e difeso dall’avvocato Mondelli, con studio

in Cosenza via Biscardi 15;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del Tribunale di Catanzaro, depositata il

15/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/03/2021 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– S.Y., cittadino del (OMISSIS), ha impugnato per cassazione il decreto del Tribunale di Catanzaro, sezione specializzata in materia di immigrazione e protezione internazionale, che ha rigettato il di lui ricorso avverso il diniego disposto dalla competente Commissione territoriale;

-a sostegno delle domanda di asilo aveva dichiarato di avere lasciato il suo paese di origine per problemi con altri abitanti del villaggio che accusavano la sua famiglia di stregoneria; in particolare, affermava che dopo la morte di alcuni vicini di casa, i suoi familiari erano stati denunciati per stregoneria in quanto ritenuti responsabili delle morti e il padre era stato arrestato per 2 settimane e la sua famiglia non poteva più attingere l’acqua dal pozzo del Villaggio;

– il tribunale ha ritenuto la vicenda riferita dal richiedente asilo non credibile ed inidonea a giustificare il riconoscimento dello status di rifugiato;

– il tribunale ha altresì escluso, scante la non credibilità del racconto del richiedente asilo, l’applicabilità della protezione sussidiaria con specifico riguardo alle ipotesi dell’art. 14, anche con riguardo alla lett. c), alla luce delle informazioni desunte dalle fonti EASO sulla situazione socio- politica del (OMISSIS);

– il tribunale ha negato la protezione umanitaria, rilevando come il ricorrente non abbia allegato circostanze di particolare vulnerabilità per motivi personali o di salute, né è emersa alcuna stabile integrazione lavorativa in Italia;

– la cassazione del decreto è chiesta sulla base di due motivi;

– non ha svolto attività difensiva l’intimato Ministero.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo si denuncia la violazione e falsa violazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 8 e comma 11, per non avere il tribunale proceduto all’audizione del ricorrente e senza che la Commissione abbia messo a disposizione di quest’ultimo la documentazione indicata nell’art. 35 bis, comma 8 secondo le specifiche tecniche emanate ai sensi dell’art. 35 bis citato, comma 16; inoltre si deduce la violazione dell’art. 115 c.p.c. perché nonostante il Ministero dell’interno e la Commissione non abbiano mai contestato le deduzioni di cui al ricorso, il tribunale milanese non ha ritenuto le circostanze in oggetto non contestate;

– con il secondo motivo di denuncia la nullità della sentenza e del procedimento ai sensi del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 11, per mancata audizione del ricorrente attesa la mancanza di videoregistrazione;

-i due motivi, strettamente connessi, possono essere esaminati congiuntamente è sono inammissibili sotto tutti i profili;

– con riguardo alla mancata audizione il mezzo è inammissibile ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1) (cfr. Cass. Sez. Un. 7155/2017);

– costituisce principio interpretative consolidato che nei giudizi in materia di protezione internazionale il giudice, in mancanza della videporegistrazione, ha l’obbligo di fissare l’udienza di comparizione, ma non anche quello di disporre l’audizione del richiedente, a meno che: a) nel ricorso non vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda (sufficientemente distinti da quelli allegati nella fase amministrativa, circostanziati e rilevanti); b) il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incongruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente; c) il richiedente faccia istanza di audizione nel ricorso, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire chiarimenti e sempre che la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile (cfr. Cass. 21584/2020);

– ciò posto nel caso di specie il tribunale ha evidenziato, a fondamento del rigetto della domanda di audizione, che il richiedente non ha allegato elementi nuovi idonei a superare le contraddizioni del racconto evidenziate dalla Commissione territoriale e la censura non attinge efficacemente questa ratio decidendi;

– è pure inammissibile la critica che è fondata sul D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 8 e 16, poiché dal provvedimento impugnato risulta che il tribunale abbia esaminato il fascicolo riguardante il richiedente asilo e il ricorrente non precisa dove aveva in precedenza sollevato l’eccezione in ordine alla mancata messa a disposizione della documentazione relativa alla fase svolta innanzi alla Commissione territoriale;

– parimenti inammissibile è la critica fondata sull’art. 115 c.p.c. dal momento che, diversamente da quanto sostenuto dal ricorrente, sia il Ministero dell’Interno costituitosi avanti al Tribunale di Catanzaro che la Procura hanno entrambe richiesto il rigetto del ricorso;

-l’inammissibilità di entrambi i motivi giustifica l’inammissibilità del ricorso;

– nulla va disposto sulle spese di lite atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato Ministero;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione Seconda civile, il 9 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

 

 

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