Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36221 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. II, 23/11/2021, (ud. 16/02/2021, dep. 23/11/2021), n.36221

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24667-2019 proposto da:

K.E., rappresentato e difeso dall’avv. DOMENICO ZAMPELLI;

– ricorrente –

contro

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE, MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS) IN PERSONA DEL

MINISTRO PRO-TEMPORE;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata il 04/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/02/2021 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO.

 

Fatto

RITENUTO

che la vicenda qui al vaglio può sintetizzarsi nei termini seguenti:

– il Tribunale di Napoli confermò la decisione della competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, che aveva disatteso la domanda di protezione avanzata da K.E.;

– il richiedente aveva narrato di essere fuggito dal (OMISSIS) perché militante in un partito avverso al regime di potere;

– il Tribunale aveva giudicato la narrazione inattendibile, non avendo il richiedente indicato alcuno specifico episodio di violenza patito a causa della sua militanza, nonostante che il medesimo avesse riferito di aver partecipato alla vita politica d’opposizione dall’anno 2013, avendo abbandonato il Paese solo nel febbraio del 2015; inoltre, soggiunge il Giudice, anche a voler dare credibilità al racconto la mutata situazione politica in (OMISSIS), ritornata alla democrazia, con la vittoria elettorale di B.A., faceva ritenere che l’istante non avrebbe corso rischio alcuno a rimpatriare; veniva, poi, escluso il ricorrere dei presupposti della protezione sussidiaria, stante che dalla COI aggiornate consultate non era dato concludere per una situazione di violenza diffusa e incontrollata in (OMISSIS); infine, il richiedente non aveva allegato alcuna condizione di specifica vulnerabilità, tale da integrare il presupposto per il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria, pur effettuata la comparazione con le attività formative svolte in Italia, da sole tali da non aver procurato un radicamento significativo;

ritenuto che il richiedente ricorre sulla base di tre censure avverso il decreto e che il Ministero dell’Interno è rimasto intimato.

Diritto

CONSIDERATO

che il primo motivo, con il quale il ricorrente lamenta violazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 14, dell’art. 47 della Carta di Nizza, dell’art. 46 direttiva 2013/32/UE, nonché gli artt. 6 e 13 Carta EDU, per non essere stata disposta l’audizione dell’interessato, nonostante il colloquio davanti alla Commissione non fosse stato videoregistrato, è manifestamente infondato, valendo quanto segue: considerato che la doglianza è manifestamente infondata, valendo quanto segue:

– il Tribunale, con valutazione di merito in questa sede incensurabile, ha escluso in radice l’attendibilità del narrato, la ricorrente, piuttosto che contrappore evidenze processuali tali da smentire le conclusioni del Tribunale, si limita a dolersi della mancata audizione davanti al Giudice, senza tener conto del fatto che, con la esposta motivazione, perciò stesso, il Giudice ha manifestato la inutilità dell’audizione dell’interessata;

– da un approfondito esame del diritto Eurounitario non deriva la ineludibile conseguenza che il richiedente debba essere personalmente ascoltato di necessità in due sedi (davanti alla commissione, prima e poi davanti al giudice) – cfr., Corte di Giustizia UE sent. 26/7/2017, C-348/16, Moussa Sacko -; audizione che il giudice dovrà disporre solo ove l’interessato adduca elementi o fatti specifici nuovi, non scrutinabili sulla base del fascicolo pervenuto dalla commissione, nello stesso senso si è espressa la Corte EDU sentenza 19/3/2020 C-406/18; sentenza 6/7/2020 C-517/17 -;

pertanto, restando salva la prerogativa per il giudice di procedere all’audizione in tutti i casi in cui lo reputi utile, solo in presenza di specifiche e nuove allegazioni in sede giudiziaria, come si è anticipato, il giudice è tenuto a procedere all’audizione – Corte EDU, sentenza 25/7/2018, C- 652/16; Cass. n. 27073, 23/10/2019 -;

– pur nel caso in cui non sia disponibile l’audio-video registrazione del colloquio davanti alla commissione, sostituito dal verbale scritto, il D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35bis, , alla luce di quanto svolto, anche al fine di assicurare celerità al procedimento, nell’interesse stesso del richiedente, l’audizione risulta doverosa nei soli casi in cui occorra esaminare nuove specifiche allegazioni o, comunque, il giudice lo reputi necessario, imponendo la norma in discorso, in caso di omessa audio-video registrazione, solo la fissazione dell’udienza di comparizione, mentre nelle ipotesi di cui s’e’ detto (nuove puntuali allegazioni e necessità reputata dal giudice di sciogliere incongruenze e contraddizioni), il diritto a una tutela effettiva a mente dell’art. 46, p. 1, direttiva 2013/32, impone disporsi l’audizione;

– la valutazione sulla natura delle eventuali nuove allegazioni è rimessa in via esclusiva al giudice del merito e, pertanto, censurabile, nei limiti di cui al vigente art. 360 c.p.c., n. 5; ma come si è visto, qui non consta l’allegazione di fatti specifici nuovi e, per contro, il Tribunale ha espresso un motivato giudizio univocamente interpretabile nel senso della non necessità di una nuova audizione;

considerato che il secondo motivo, con il quale il richiedente deduce violazione e falsa applicazione del combinato disposto dal D.Lgs. n. 150 del 2011, D.Lgs. n. 142 del 2015 e D.Lgs. n. 25 del 2008, per non essere stati tradotti gli atti in (OMISSIS), ma solo nella lingua veicolare, nonostante l’istante avesse dichiarato di comprendere solo il (OMISSIS), è inammissibile, valendo quanto segue:

– la questione non risulta essere stata posta al Tribunale, sicché la doglianza innanzi a questa Corte è tardiva;

– peraltro, la traduzione in una delle lingue veicolari soddisfa il precetto di legge, senza contare che la parte, ove censuri la decisione per l’omessa traduzione, non può genericamente lamentare la violazione del relativo obbligo, ma deve necessariamente indicare in modo specifico quale atto non tradotto abbia determinato un “vulnus” all’esercizio del diritto di difesa (cfr. Sez. 1, n. 13769, 3/7/2020);

considerato che il terzo motivo, titolato “situazione di estrema vulnerabilità del ricorrente”, risolvendosi in un’atipica e inconferente (rispetto al titolo) esposizione delle situazione di sottosviluppo in (OMISSIS), senza, peraltro, individuare delle norme pretesamente violate, si risolve in una atipica esternazione non riconducibile allo schema di cui all’art. 360 c.p.c.;

considerato che, di conseguenza, siccome affermato dalle S.U. (sent. n. 7155, 21/3/2017, Rv. 643549), lo scrutinio ex art. 360-bis c.p.c., n. 1, da svolgersi relativamente ad ogni singolo motivo e con riferimento al momento della decisione, impone, come si desume in modo univoco dalla lettera della legge, una declaratoria d’inammissibilità, che può rilevare ai fini dell’art. 334 c.p.c., comma 2, sebbene sia fondata, alla stregua dell’art. 348-bis c.p.c. e dell’art. 606 c.p.p., su ragioni di merito, atteso che la funzione di filtro della disposizione consiste nell’esonerare la Suprema Corte dall’esprimere compiutamente la sua adesione al persistente orientamento di legittimità, così consentendo una più rapida delibazione dei ricorsi “inconsistenti”;

considerato non esservi luogo statuizione sulle spese poiché il Ministero non ha svolto difese in questa sede;

considerato che sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto;

che di recente questa Corte a sezioni unite, dopo avere affermato la natura tributaria del debito gravante sulla parte in ordine al pagamento del cd. doppio contributo, ha, altresì chiarito che la competenza a provvedere sulla revoca del provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato in relazione al giudizio di cassazione spetta al giudice del rinvio ovvero – per le ipotesi di definizione del giudizio diverse dalla cassazione con rinvio (come in questo caso) – al giudice che ha pronunciato il provvedimento impugnato; quest’ultimo, ricevuta copia della sentenza della Corte di cassazione ai sensi dell’art. 388 c.p.c., è tenuto a valutare la sussistenza delle condizioni previste dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136 per la revoca dell’ammissione (S.U. n. 4315, 20/2/2020).

PQM

dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17), si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 16 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

 

 

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