Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36210 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. un., 23/11/2021, (ud. 09/11/2021, dep. 23/11/2021), n.36210

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Primo Presidente f.f. –

Dott. MANNA Felice – Presidente di sez. –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINAN

sul ricorso 19116-2020 proposto da:

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, (già MIUR), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 44/2020 del TRIBUNALE di L’AQUILA, depositata

il 11/02/2020;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/11/2021 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di L’Aquila, con la sentenza n. 44 del 2020, pubblicata l’11 febbraio 2020, pronunciando sul gravame svolto dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca a giustizia nei confronti dell’INPS, avverso la sentenza n. 37 del 2015 del Giudice di pace di L’Aquila, ha rigettato l’impugnazione.

2. L’INPS, quale successore ex lege dell’INPDAP, con atto di citazione ritualmente notificato, aveva adito il Giudice di pace di L’Aquila chiedendo la condanna del MIUR al pagamento della somma di Euro 4.350,18 quale risarcimento del danno patito in conseguenza della ritardata trasmissione della documentazione necessaria ad istruire la domanda di riscatto presentata da alcuni dipendenti, domanda che, debitamente istruita, avrebbe dovuto essere trasmessa all’ENPAS (poi INPDAP, oggi INPS) entro il termine di semestrale di cui al D.P.R. 29 dicembre 1973, art. 24, comma 6.

3. Il Giudice di Pace accoglieva la domanda e condannava il Ministero convenuto al risarcimento del danno nei confronti dell’INPS, quantificato nella somma indicata nel paragrafo che precede e corrispondente agli interessi legali maturati dal primo giorno di ritardo all’adozione del decreto di riscatto, oltre interessi legali dalla domanda al soddisfo.

4. Il Ministero proponeva appello, chiedendo, in via pregiudiziale, che fosse dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario in favore della giurisdizione del giudice amministrativo, a mente del D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 133 e, nel merito, il rigetto della domanda dell’INPS o in subordine la riduzione delle pretese dell’Istituto.

5. Il Tribunale ha affermato la propria giurisdizione sul presupposto che le controversie aventi ad oggetto il risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento amministrativo, rispetto alle quali sussiste la giurisdizione esclusiva del Giudice amministrativo il D.Lgs. n. 104 del 2010, ex art. 133, comma 1, lett. a, fossero esclusivamente quelle inerenti al danno patito dal soggetto destinatario del provvedimento amministrativo.

6. Il caso di specie concerneva, invece, il diverso rapporto tra due Enti chiamati, in via paritetica, a collaborare allo stesso procedimento amministrativo, e ineriva, in particolare, ai danni patiti dall’uno per effetto della dedotta negligenza dell’altro nell’espletamento del procedimento interno di sua pertinenza.

7. Nel merito, il Tribunale di L’Aquila rigettava l’impugnazione del Ministero.

8. Ha affermato, in proposito, il Tribunale di L’Aquila:

il D.P.R. n. 1032 del 1973, art. 24, comma 6, impone al datore di lavoro, nella specie il Ministero, un termine per l’invio delle domande di riscatto;

l’INPS aveva agito in giudizio facendo valere l’inosservanza di tale norma, e dunque la violazione del relativo obbligo giuridico da ricondurre all’art. 1173 c.c., e non all’art. 2043 c.c.;

il suddetto termine punta a garantire l’efficienza della P.A., ma non è posto nell’interesse del riscattante;

era documentalmente attestato il ritardato adempimento, da parte del Ministero, dell’obbligo di trasmissione documentale, ritardo che determinava il danno lamentato per avere ritardato la percezione, da parte dell’Ente previdenziale, del contributo dovuto dal riscattante, cosicché l’Ente non aveva potuto beneficiare degli interessi che sarebbero maturati sulla somma versata dal riscattante, attesa la naturale fecondità del danaro;

dovevano escludersi fenomeni compensativi basati sulla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 3, come mod. dalla L. n. 183 del 2011, art. 2, comma 5;

benché non occorresse la prova del carattere colposo del ritardo, attesa l’applicabilità alla fattispecie del regime ai sensi dell’art. 1218 c.c., in relazione all’art. 1173 c.c., il danno ben poteva essere presuntivamente desunto dall’abnormità del ritardo;

infine, le contestazioni relative al quantum liquidato erano del tutto generiche.

9. Il Ministero dell’Istruzione (già MIUR) ha proposto ricorso per cassazione articolato in due motivi, con il primo dei quali è contestata la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario.

10. L’INPS non ha svolto attività difensiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

11. Con il primo motivo di ricorso il Ministero dell’Istruzione deduce violazione del D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 133, comma 1, lett. a), n. 1 per essere stata emessa la sentenza da giudice privo di giurisdizione.

12. Assume la parte ricorrente che l’INPS ha agito in giudizio per il risarcimento del danno subito in conseguenza di un ritardo procedimentale, così dovendosi intendere il petitum sostanziale della domanda.

13. Pertanto, non essendo dedotta la violazione di un diritto soggettivo, ma l’inosservanza del termine di conclusione del sub procedimento amministrativo, la controversia apparterrebbe alla giurisdizione del giudice amministrativo, ai sensi dell’art. 133 cod. proc. amm., comma 1, lett. a), n. 1.

14. Il riferimento contenuto nella suddetta norma alla “conclusione del procedimento amministrativo” sarebbe irrilevante poiché, anche in presenza della violazione di termini di sub-procedimenti, la giurisdizione appartiene al giudice amministrativo.

15. Con il secondo motivo di ricorso, deducendo violazione dell’art. 1223 c.c., si censura la sentenza del Tribunale nella parte in cui ha ritenuto configurabile e risarcibile un pregiudizio, in realtà non sussistente, subito dall’INPS, assumendo che il danno risarcibile vantato dall’INPS attiene alla mancata corresponsione degli interessi legali sulle somme da introitare ove le stesse fossero state incamerate in tempi rapidi e che, in effetti, manca il danno risarcibile, in quanto il credito dell’Ente previdenziale sarebbe solo eventuale; si rimarca, inoltre, la funzione svolta dagli interessi, non risarcitoria ma corrispettiva.

16. Il primo motivo di ricorso, che attiene alla giurisdizione, non è fondato e deve essere rigettato.

17 L’oggetto della controversia, determinato sulla base del petitum sostanziale ai sensi dell’art. 386 c.p.c., è costituito dalla pretesa dell’INPS al risarcimento del danno che si assume derivato dalla violazione, da parte dell’Amministrazione datore di lavoro, dell’obbligo di rispettare i termini, stabiliti dal D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1032, art. 24 nel trasmettere la documentazione di riscatto, relativamente alla posizione di alcuni dipendenti.

18. L’oggetto della controversia, determinato sulla base del petitum sostanziale ai sensi dell’art. 386 c.p.c., è costituito dalla pretesa dell’INPS al risarcimento del danno che si assume derivato dalla violazione, da parte dell’Amministrazione datore di lavoro, dell’obbligo di rispettare i predetti termini nel trasmettere la necessaria documentazione, condotta inadempiente che, per l’ente previdenziale, ha comportato la disponibilità dei contributi da riscatto versati dai dipendenti molti anni dopo la presentazione delle relative domande, da parte degli iscritti, e in riferimento alle quali andava commisurata l’entità del contributo.

19. Il petitum sostanziale va identificato non solo e non tanto in funzione della concreta statuizione che si chiede al giudice, ma anche e soprattutto in funzione della causa petendi, ossia della intrinseca natura della posizione soggettiva dedotta in giudizio ed individuata dal giudice stesso con riguardo ai fatti allegati ed al rapporto giuridico di cui essi sono manifestazione e dal quale la domanda viene identificata (fra tante, Cass., Sez. Un., 27 ottobre 2020, nn. 23597 e 23598 ed ivi ulteriori precedenti).

20. Nella specie, pertanto, la domanda proposta dall’INPS esula dall’ambito applicativo della disposizione regolativa della giurisdizione invocata dalla parte ricorrente, in quanto è volta ad ottenere – in ambito civilistico – il risarcimento del danno conseguente alla mancata percezione degli interessi, per la naturale fecondità del denaro, sulle somme che avrebbero potuto essere versate dal riscattante molto tempo prima di quanto poi avvenuto, se il Ministero avesse adempiuto tempestivamente alle proprie attività istruttorie.

21. Dunque, non viene in rilievo il rapporto tra il soggetto destinatario del provvedimento e l’Amministrazione sibbene il rapporto tra l’Ente previdenziale e il datore di lavoro chiamato ad adempiere obbligazioni ex lege nei confronti del soggetto obbligato alla prestazione a presidio degli interessi del lavoratore sul piano previdenziale ma conformati a obblighi del datore di lavoro verso l’ente previdenziale (Cass., Sez. Un., 31 marzo 2006, n. 7577).

22. Il bene della vita per cui agisce l’INPS (tenuto a corrispondere interessi evitabili a fronte del puntuale e tempestivo assolvimento dell’obbligo a carico del datore di lavoro) non rientra nel perimetro endoprocedimentale della procedura per l’adozione del provvedimento finale e l’erogazione del trattamento comprensivo degli eventi o periodi temporali coperti da riscatto, come assume l’amministrazione per elidere la sussistenza di un rapporto riconducibile alla responsabilità civile tra i due enti coinvolti, ma è preordinato al ristoro del danno per l’inadempimento del descritto obbligo ex lege.

23. Non si verte, pertanto, nell’ipotesi prevista e disciplinata dal D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 133, comma 1, lett. a), n. 1), che devolve alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo il “risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento amministrativo”, tenuto conto che la L. n. 241 del 1990, art. 2-bis, introdotto dalla L. n. 69 del 2009, art. 7, comma 1, ha stabilito, tra l’altro, che le pubbliche amministrazioni sono tenute al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento (cfr., fra le altre, Cass.,Sez. Un., 24 ottobre 2014, n. 22612 e Cass., Sez. Un., 24 luglio 2017, n. 18173).

24. Ad ulteriore conferma vale richiamare Cass., Sez. Un., 12 giugno 2019, n. 15746 che, in fattispecie relativa alla domanda dell’INPS di restituzione degli interessi corrisposti su prestazioni pensionistiche pagate in ritardo a causa della tardiva trasmissione, ad opera della PA, di documenti necessari per la liquidazione della pensione, ha affermato la giurisdizione del giudice ordinario e non della Corte dei conti.

25. Del pari vanno richiamate le più recenti decisioni, già segnalate, in tema di inosservanza dei termini stabiliti dal D.P.R. n. 1032 del 1973, art. 26 (Cass., Sez. Un., nn. 23597 e 23598 del 2020 cit.).

26. In conclusione, rigettato il primo motivo di ricorso, la causa va rimessa alla Sezione semplice per l’esame dell’ulteriore censura e per l’adozione dei provvedimenti consequenziali all’esito complessivo del giudizio di Cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il primo motivo del ricorso; rimette alla Sezione semplice per l’esame dell’ulteriore motivo di ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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