Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36201 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. II, 23/11/2021, (ud. 30/06/2021, dep. 23/11/2021), n.36201

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 13787/2016 R.G. proposto da:

PREFETTURA DI FIRENZE, – UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO, in persona

del Prefetto p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale

dello Stato, con domicilio in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

P.A., rappresentato e difeso dall’avv. Vittorio Spagnuolo,

con domicilio eletto in Roma, alla Via Tommaso Salvini n. 25, presso

l’avv. Francesco Carli Ballola:

– controricorrente-

avverso la sentenza n. 3946/2016 del TRIBUNALE DI FIRENZE, depositata

il 25.11.2016;

udita la relazione della causa svolta nell’adunanza non partecipata

del 30/6/2021 dal Consigliere Dott. Giuseppe Fortunato.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

P.A. ha proposto opposizione dinanzi al giudice di pace di Firenze avverso 9 ordinanze ingiunzioni, con cui gli era stato contestato di non aver esibito i fogli di registrazione del cronotachigrafo installato sul veicolo indicato in atti, con riferimento al periodo compreso tra il (OMISSIS), e gli era un stato applicato un numero di sanzioni pari ai giorni per i quali l’obbligo di esibizione era stato disatteso.

Il Giudice di pace ha accolto integralmente l’opposizione, regolando le spese.

Con sentenza n. 3946/2016, il tribunale di Firenze ha parzialmente riformato la decisione, affermando che, in caso di mancata esibizione dei fogli di registrazione per più giorni, si configura un’unica violazione, con conseguente applicabilità di un’unica sanzione pecuniaria.

Ha perciò disposto l’annullamento di tutti i verbali successivi al primo, con riduzione della sanzione ad Euro 51,00.

Per la cassazione della sentenza il Ministero dell’interno propone ricorso basato su due motivi.

P.A. resiste con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 727 del 1978, art. 19 e dell’art. 14, comma 2, del Reg. CE 3281/1985, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, contestando al tribunale di aver erroneamente ritenuto che la mancata esibizione di più fogli giornalieri di registrazione configuri un’unica violazione. Secondo la Prefettura, occorrerebbe distinguere l’ipotesi in cui il conducente non sia in grado di esibire alcune soltanto dei fogli di registrazione relativi al periodo oggetto di controllo, dal caso in cui non questi sia in condizione di esibire alcun foglio, ipotesi che non potrebbero essere accomunate con l’irrogazione di un’unica sanzione, stante la diversa gravità delle condotte.

In ogni caso, l’autonomia di ogni singolo violazione e la configurazione di plurime infrazioni discenderebbero dall’obbligo di formazione di più dischi di registrazione a ciascuno dei quali deve corrispondere un singolo foglio, sicché lo stesso ordine di esibizione, sebbene – di norma – materialmente unitario, è giuridicamente plurimo, essendosi in presenza di tanti ordini quanti sono i dischi di cui si richiede l’esibizione, potendosi solo in tal modo garantire l’efficienza dei controlli e la sicurezza stradale.

1.1. Il motivo è infondato.

Questa Sezione – con ordinanza interlocutoria n. 29469 del 2019 ha rimesso alla Corte di giustizia la questione concernente la possibilità che “l’art. 15, comma 7 cit. possa essere interpretato quale norma che prescriva una unica complessiva condotta, con conseguente commissione di una unica infrazione ed irrogazione di una sola sanzione, ovvero possa dar luogo, con l’applicazione del cumulo materiale, a tante violazioni e sanzioni per quanti sono i giorni in relazione ai quali non siano stati esibiti i fogli di registrazione del cronotachigrafo nell’ambito del previsto lasso temporale (“giornata in corso ed i 28 giorni precedenti”)”.

Con sentenza 45/2021 (nelle cause riunite nn. C-870/19 e C-87119) la Corte Europea ha precisato che l’art. 15, paragrafo 7, del regolamento (CEE) n. 3821/85 del Consiglio, relativo all’apparecchio di controllo nel settore dei trasporti su strada, come modificato dal regolamento (CE) n. 561/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio, e l’art. 19 del regolamento n. 561/2006 devono essere interpretati nel senso che, in caso di mancata presentazione, da parte del conducente di un veicolo adibito al trasporto su strada, dei fogli di registrazione dell’apparecchio di controllo relativi a vari giorni di attività (nel periodo comprendente la giornata del controllo e i ventotto giorni precedenti), le autorità competenti dello Stato membro del luogo di controllo sono tenute a constatare un’infrazione unica e a infliggere al conducente un’unica sanzione.

I regolamenti nn. 3821/85 e 561/2006 mirano, da un lato, al miglioramento delle condizioni di lavoro dei conducenti e a garantire la sicurezza stradale in generale e, dall’altro, alla definizione di criteri uniformi relativi ai periodi di guida e di riposo dei conducenti, e prevedono un insieme di misure la cui osservanza deve essere garantita dagli Stati membri mediante l’applicazione di un regime sanzionatorio per qualsivoglia loro violazione, e ciò ai sensi dell’undicesimo considerando del regolamento n. 3821/85, per cui gli obiettivi del controllo dei tempi di lavoro e riposo esigono che i datori di lavoro e i conducenti siano tenuti a vigilare sul buon funzionamento dell’apparecchio, eseguendo accuratamente le operazioni richieste dalla regolamentazione.

Nel caso in cui il veicolo adibito al trasporto su strada sia dotato di un apparecchio di controllo analogico, tali dati sono registrati su un foglio di registrazione inserito nell’apparecchio, mentre, se il veicolo sia dotato di un apparecchio di controllo digitale, i dati sono memorizzati sulla carta del conducente, e l’art. 15, paragrafo 2, di detto regolamento dispone che i conducenti utilizzano i fogli di registrazione o la carta del conducente per ciascun giorno in cui guidano, dal momento in cui prendono in consegna il veicolo, e che il foglio di registrazione o la carta del conducente sono ritirati solo alla fine del periodo di lavoro giornaliero, a meno che il loro ritiro sia autorizzato diversamente.

Relativamente a tale obbligo, l’art. 15, paragrafo 7, lettera a), del regolamento n. 3821/85 prevede che, su richiesta delle autorità di controllo, il conducente di un veicolo munito di un apparecchio di controllo analogico sia tenuto, in particolare, a presentare, dopo il 1 gennaio 2008, i fogli di registrazione della giornata in corso e dei 28 giorni precedenti, ma in realtà, secondo i giudici di Lussemburgo, tale disposizione stabilisce un obbligo unico applicabile all’intero periodo considerato e non già obblighi distinti per ciascuna delle giornate o per ciascuno dei fogli di registrazione corrispondenti a ciascuna giornata.

La corretta interpretazione delle norme comunitarie conforta la tesi del tribunale, ossia che la violazione dell’obbligo prescritto dall’art. 15, paragrafo 7, lettera a), del regolamento n. 3821/85 costituisce un’infrazione unica e istantanea, consistente nell’impossibilità, per il conducente interessato, di presentare, al momento del controllo, tutti o parte dei ventinove fogli di registrazione che sarebbe tenuto ad esibire, e che tale infrazione non può che dar luogo a una sola sanzione.

Conformemente all’art. 19, paragrafo 1, del regolamento n. 561/2006, nessuna infrazione del regolamento n. 3821/85 è soggetta a più di una sanzione e tale interpretazione non è messa in discussione dalle disposizioni dell’allegato III della direttiva 2006/22, le quali non miravano, infatti, a stabilire un elenco preciso e tassativo delle infrazioni ai regolamenti nn. 3821/85 e 561/2006, ma si limitavano a stabilire, per gli Stati membri, orientamenti riguardo a una gamma comune di infrazioni di tali regolamenti.

1.2. In forza dell’art. 19 del regolamento n. 561/2006, le sanzioni per infrazione dei regolamenti nn. 3821/85 e 561/2006 devono essere effettive, proporzionate, dissuasive e non discriminatorie. Posto che un inadempimento relativo all’art. 15, paragrafo 7, del regolamento n. 3821/85 non può essere considerato un’infrazione minore, la sanzione prevista per tale inadempimento deve essere sufficientemente elevata, in considerazione della gravità di tale infrazione, affinché essa possa produrre un reale effetto dissuasivo. Se è vero che un inadempimento relativo all’art. 15, paragrafo 7, del regolamento n. 3821/85 è tanto più grave quanto più elevato è il numero di fogli di registrazione che non possono essere presentati dal conducente (in quanto impedisce il controllo effettivo delle condizioni di lavoro dei conducenti e del rispetto della sicurezza stradale relativamente a più giorni), al fine di rispettare il requisito di proporzionalità imposto dall’art. 19, paragrafo 1, del regolamento n. 561/2006, la sanzione dev’essere sufficientemente modulabile a seconda della gravità dell’infrazione (v., in tal senso, sentenza del 9 febbraio 2012, Urban, C-210/10).

Ma ancorché, nell’ipotesi in cui l’importo della sanzione amministrativa pecuniaria applicabile a una simile violazione ai sensi del diritto di uno Stato membro sia insufficiente per produrre un effetto dissuasivo, il giudice nazionale, pur tenuto, in forza del principio di interpretazione conforme del diritto interno, a dare a tale diritto un’interpretazione per quanto più possibile conforme alle prescrizioni del diritto dell’Unione, deve però garantire il rispetto del principio di legalità dei reati e delle pene, sancito dall’art. 49, paragrafo 1, prima frase, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Tale principio esige che la legge definisca chiaramente le infrazioni e le pene che le reprimono e tale condizione si rivela soddisfatta qualora il soggetto sia in grado di sapere, sulla base della norma e, se del caso, con l’aiuto dell’interpretazione che ne è data dai tribunali, quali atti e omissioni implichino la sua responsabilità penale (sentenza del 22 ottobre 2015, AC-Treuhand/Commission, C-194/14, punto 40).

Ciò comporta che, quand’anche il giudice nazionale reputasse l’importo massimo della sanzione amministrativa pecuniaria che può essere imposta nei procedimenti principali non sufficientemente elevato per produrre effetti dissuasivi, non potrebbe imporre più sanzioni, ciascuna vertente su uno o più giorni rientranti nel periodo comprendente la giornata del controllo e i 28 giorni precedenti.

Dato il carattere vincolante dell’interpretazione delle norme operata dalla Corte di Giustizia, la censura deve esser respinta, avendo il tribunale di Firenze deciso la controversia in maniera conforme a diritto.

2. Il secondo motivo denuncia la violazione della L. n. 727 del 1978, art. 19 e degli artt. 202 e 204 C.d.S., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, sostenendo che il giudice non poteva irrogare la sanzione minima di Euro 51,00, poiché, non avendo il controricorrente provveduto al pagamento in misura ridotta, doveva applicarsi una sanzione pari al doppio del minimo, come previsto dall’art. 204 C.d.S..

Il motivo è infondato.

La L. n. 727 del 1978, art. 19 prevede, per le violazioni di cui si discute, una sanzione pecuniaria determinata nel minimo in Euro 51 e nel massimo in Euro 100.

Il tribunale, ritenendo configurabile un’unica sanzione, ha applicato la sanzione minima, conformemente al disposto del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 7 secondo cui, con la sentenza che rigetta l’opposizione, il giudice determina l’importo della sanzione in una misura compresa tra il minimo e il massimo edittale stabilito dalla legge.

La norma affida alla discrezionalità del giudice la determinazione della sanzione adeguata alla gravità del fatto e alle altre circostanze sussistenti in concreto, senza introdurre alcun vincolo, come invece prevede il D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 204, comma 1, che, per le sole ipotesi in cui sia stato respinto il ricorso proposto in sede amministrativa al prefetto, stabilisce l’applicazione di una sanzione pari al doppio del minimo.

In tale ultima ipotesi, la misura dell’intervento sanzionatorio è stata modulata dal legislatore in modo da perseguire finalità deflattive del contenzioso amministrativo ed inoltre la scelta tra pagare in misura ridotta ed impugnare il verbale costituisce il risultato di una libera determinazione dell’interessato, considerato che, qualora opti per l’esercizio del diritto di azione, non per questo è destinato, necessariamente, a subire un aggravamento della sanzione pecuniaria, giacché il giudice di pace può determinare, anche in una misura pari al minimo edittale, l’entità della sanzione pecuniaria irrogabile in caso di rigetto del ricorso (cfr., testualmente, Corte Cost. 23/2009).

La scelta normativa non si presenta manifestamente irragionevole, atteso che, in caso di rigetto del ricorso amministrativo, l’irrogazione della sanzione pecuniaria in una misura stabilita per legge vale – in primo luogo – a controbilanciare la previsione di un’ipotesi di silenzio-accoglimento, qualora risulti inutilmente decorso il termine di 150 giorni dalla proposizione del ricorso senza che sia intervenuta alcuna decisione (art. 204 C.d.S., comma 1: Corte Cost. 23/2009).

Il ricorso è quindi respinto.

Stante la complessità delle questioni giuridiche trattate, che hanno imposto anche la rimessione della questione circa l’interpretazione delle norme applicabili alla Corte di Giustizia, si stimano sussistenti i presupposti per la compensazione delle spese del presente giudizio. Non sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il comma 1-quater del testo unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, trattandosi di ricorso proposto da amministrazione dello Stato (Cass. 1778/2016).

P.Q.M.

rigetta il ricorso e compensa le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile, il 30 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA