Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36192 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 14/09/2021, dep. 23/11/2021), n.36192

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 716-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente-

contro

R.R.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2173/15/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA LOMBARDIA, depositata il 16/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. RAGONESI

VITTORIO.

 

Fatto

IN FATTO ED IN DIRITTO

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi avverso la sentenza n. 2173/18 della

Commissione tributaria regionale della Lombardia che aveva respinto l’appello dalla stessa presentato nella controversia che la vedeva contrapposta a R.R. che non ha resistito con controricorso

Con il primo motivo di ricorso l’Agenzia denuncia l’inammissibilità delle nuove eccezioni sollevate in appello dal ricorrente consistenti nella circostanza che le spese sostenute per la ristrutturazione immobiliare effettuata nel 2009 rientravano nei limiti delle disponibilità familiari deducendo l’esistenza di un reddito della moglie di cui presentava la relativa dichiarazione dei redditi.

Con il secondo motivo contesta l’efficacia probatoria della dichiarazione dei redditi prodotta in giudizio trattandosi di una mera dichiarazione di scienza e non essendo stata fornita prova sintomatica sul fatto che i redditi in questione erano stati utilizzati per le predette spese di ristrutturazione.

Va premesso che il ricorso risulta tempestivo.

Il D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 11, in vigore dal 24.10.18 dispone che per le controversie definibili sono sospesi per nove mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione, nonché per la proposizione del controricorso in Cassazione che scadono tra la data di entrata in vigore del presente decreto e il 31 luglio 2019.

Ne consegue che scadendo i termini per proporre ricorso avverso la sentenza della Commissione regionale il 16.12. 18 detto termine è risultato prorogato al 31.7.19.

Venendo al merito, il primo motivo è manifestamente fondato.

La giurisprudenza di questa Corte ha ripetutamente affermato che nel processo tributario, le parti possono produrre in appello nuovi documenti, anche ove gli stessi comportino un ampliamento della materia del contendere e siano preesistenti al giudizio di primo grado, purché ciò avvenga, ai fini del rispetto del principio del contraddittorio nei confronti delle altre parti, entro il termine di decadenza di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32. (Cass. 17164/18; Cass. 5429/18).

Inoltre la produzione in appello della dichiarazione dei redditi della moglie del contribuente, ai fini di dimostrare il complessivo reddito familiare, risulta ammissibile non trattandosi di una eccezione nuova ma di una mera difesa che si limita a negare la sussistenza o la fondatezza della pretesa avversaria, rilevabile d’ufficio e, come tale sottratta al divieto stabilito dall’art. 345 c.p.c., comma 2.(da ultimo Cass. 8525/20).

Risulta fondato invece il secondo motivo.

La giurisprudenza di questa Corte ha in svariate occasioni affermato che, in riferimento alla determinazione sintetica del reddito complessivo netto in base ai coefficienti presuntivi individuati dai decreti ministeriali previsti dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38 (cd. redditometri), la prova contraria ivi ammessa, richiedendo la dimostrazione documentale della sussistenza e del possesso, da parte del contribuente, di redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, implica un riferimento alla complessiva posizione reddituale dell’intero suo nucleo familiare, costituito dai coniugi conviventi e dai figli, soprattutto minori, atteso che la presunzione del loro concorso alla produzione del reddito trova fondamento, ai fini dell’accertamento suddetto, nel vincolo che li lega. (Cass. 30355/19, Cass. 5365/14 e Cass. 17202/06).

Ove quindi il contribuente deduca – come avvenuto nel caso di specie – che la spesa effettuata era sostenibile in ragione della percezione di ulteriori redditi di cui ha goduto il proprio nucleo familiare, è onerato della prova in ordine sia alla disponibilità di detti redditi che all’entità degli stessi ed alla durata del possesso, sicché, sebbene non debba dimostrarne l’utilizzo per sostenere le spese contestate, è tenuto a produrre documenti dai quali emergano elementi sintomatici del fatto che ciò sia accaduto o sia potuto accadere.(Cass., 20/01/2017,n. 1510).

Nel caso di specie la produzione della dichiarazione dei redditi della moglie, relativa all’anno 2009, non è di per sé sufficiente a dimostrare da sola l’effettiva disponibilità di somme a disponibilità del gruppo familiare essendo comunque necessaria la produzione della documentazione sottostante attestante l’effettivo percepimento e la disponibilità delle somme in questione.

Il ricorso va quindi accolto nei termini di cui sopra, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla CTR Lombardia, in diversa composizione, per nuovo giudizio e per la liquidazione delle spese del presente grado.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR Lombardia, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese della presente fase.

Così deciso in Roma, il 14 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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