Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36190 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 21/09/2021, dep. 23/11/2021), n.36190

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6625-2020 proposto da:

P.S., elettivamente domiciliato in ROMA, DELLA FISICA 7,

presso lo studio dell’avvocato PATRIZIO ALECCE, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

R.L.;

– intimata –

avverso il decreto n. 451/2019 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositato il 12/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARINA

MELONI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con decreto in data 12/7/2019 la Corte di Appello di Brescia accolse il reclamo proposto da R.L. avverso il decreto del Tribunale di Bergamo, e fissò in Euro 400,00 l’importo dovuto da P.S. da versare mensilmente alla ex compagna a titolo di mantenimento del loro figlio minore nato nel 2016 compensando le spese di giudizio.

Avverso tale decreto ha proposto ricorso in cassazione P.S. affidato a cinque motivi e memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con i primi quattro motivi di ricorso, tutti inerenti la medesima questione e strettamente avvinti tra loro, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 316 bis c.c., e dell’art. 337 ter c.c., comma 4, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la Corte di Appello di Brescia ha stabilito in Euro 400,00, così aumentando l’originario importo mensile di Euro 250,00, l’assegno di mantenimento per il figlio minore L. nato nel 2016, che il ricorrente P.S. dovrà versare mensilmente alla ex-compagna madre del minore senza tener conto delle situazioni economiche delle parti e del tenore di vita goduto in costanza di rapporto.

In particolare, nei primi due motivi di ricorso il ricorrente lamenta l’erronea valutazione della Corte di Appello che, pur dando atto che il ricorrente svolge il lavoro stagionale di gelataio, ha ritenuto di aumentare l’assegno di mantenimento già fissato dal Tribunale in Euro 250,00 per il figlio minore L. nato nel 2016 sulla base della considerazione che nel periodo di chiusura della gelateria il P. potrebbe ben svolgere altro lavoro ed introitare potenzialmente maggiori guadagni.

Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente si duole dell’erronea valutazione della Corte di Appello che ha ritenuto che il reddito della madre del minore che guadagna mensilmente Euro 1.400,00 sia gravato dalle rate di mutuo e dal canone di locazione, mentre, secondo il ricorrente che vive nella casa ex-coniugale, il canone di locazione sarebbe pagato dai genitori e dalla nonna della R. con lei conviventi.

Con il quarto motivo di ricorso il ricorrente si duole dell’erronea valutazione della Corte di Appello che ha ritenuto che la somma di 400,00 Euro per ciascun genitore sia necessaria alle esigenze del minore mentre al contrario l’importo originario di Euro 250,00 era più che congruo ed adeguato alle esigenze del minore.

Con il quinto motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la Corte di Appello di Brescia ha ritenuto che il P. disponesse di introiti della gelateria ulteriori rispetto a quelli dichiarati. Il ricorso è infondato per tutti i motivi e deve essere respinto.

Il decreto impugnato nel fissare l’assegno di mantenimento del figlio minore in Euro 400,00 mensili ha tenuto conto di tutti gli elementi e cioè il reddito della madre di Euro 1.400,00 gravato dalle rate di mutuo di Euro 587,00 ciascuna e canone di locazione al cui pagamento la stessa contribuisce, il reddito del padre che vive nella casa ex-coniugale e l’età del minore nato nel 2016. I motivi di ricorso contengono tutti una serie di critiche agli accertamenti in fatto espressi nella motivazione della corte territoriale che, come tali, si palesano inammissibili, in quanto dirette a sollecitare un riesame delle valutazioni riservate al giudice del merito, che del resto ha ampiamente e rettamente motivato la statuizione impugnata, esponendo le ragioni del proprio convincimento.

Altrettanto infondato è il quinto motivo di ricorso posto che non coglie la ratio decidendi del provvedimento impugnato in quanto la Corte di merito non ha fondato la decisione sui maggiori potenziali introiti del P. risultanti dalle annotazioni su un libretto ad opera della R. ed attestanti maggiori entrate della gelateria rispetto alle dichiarazioni fiscali.

Per quanto sopra deve essere rigettato il ricorso. Nulla per le spese in mancanza di attività difensiva.

PQM

Rigetta il ricorso.

Dispone che, in caso di utilizzazione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti riportati nella sentenza. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, ricorrono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sesta sezione della Corte di Cassazione, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

 

 

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