Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36178 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 21/09/2021, dep. 23/11/2021), n.36178

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2485/2021 proposto da:

O.I., elettivamente domiciliato in Roma Via Chisimaio n.

29, presso lo studio dell’avvocato Marilena Cardone che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

contro

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE DI CROTONE;

– intimata –

Avverso la sentenza n. 597/2020 della Corte d’appello di Catanzaro,

depositata il 4/6/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIA

IOFRIDA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Catanzaro, con sentenza n. 597/2020, depositata il 4/6/2020, ha respinto il gravame di O.I., cittadino della (OMISSIS), avverso la decisione di primo grado, che, a seguito di diniego della competente Commissione territoriale, aveva respinto la richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria e umanitaria.

In particolare, i giudici d’appello, non ritenuta necessaria una nuova audizione del richiedente, hanno affermato che: il racconto del richiedente (essere scappato dal Paese d’origine, temendo ritorsioni da parte dei membri di una setta di studenti universitari dopo il suo rifiuto di prendervi parte, essendo stata minacciata la madre e picchiato il fratello) era generico e non credibile e non integrava i presupposti per il

riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, neppure D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), non emergendo una situazione di violenza generalizzata in (OMISSIS) (secondo i Report di Amnesty International, dell’Alto Commissariato ONU. World Report (OMISSIS), Human Rights Watch); non ricorrevano i presupposti neppure per la protezione umanitaria, in difetto di situazioni di particolare vulnerabilità o di adeguato percorso di integrazione in Italia.

Avverso la suddetta pronuncia, non notificata, O.I. propone ricorso per cassazione, notificato il 4/1/2021, affidato a tre motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno (che dichiara di costituirsi al solo fine di partecipare all’udienza pubblica di discussione). E’ stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente lamenta: a) con il primo motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 4, e art. 7 in punto di ritenuta non credibilità delle dichiarazioni, dettagliate, rese alla Commissione territoriale e non integranti atti di violenza privata persecutori; b) con il secondo motivo, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, per avere la Corte di merito violato l’obbligo di cooperazione istruttoria, verificando la situazione aggiornata della (OMISSIS), sulla base di fonti attendibili; c) con il terzo motivo, la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione al diniego della protezione per ragioni umanitarie ed alla mancata effettuazione del necessario giudizio comparativo.

2. La prima censura è inammissibile

Invero si è già chiarito che, in tema di protezione internazionale, la valutazione di non credibilità del racconto, costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito il quale deve valutare se le dichiarazioni del richiedente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c), ma pur sempre a fronte di dichiarazioni sufficientemente specifiche e circostanziate (cfr. Cass. 27593/2018 e Cass. 29358/2018).

Anche di recente (Cass. 11925/2020), si è affermato che “la valutazione di affidabilità del richiedente è il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione che deve essere svolta alla luce dei criteri specifici, indicati dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, oltre che di quelli generali di ordine presuntivo, idonei ad illuminare circa la veridicità delle dichiarazioni rese; sicché, il giudice è tenuto a sottoporre le dichiarazioni del richiedente, ove non suffragate da prove, non soltanto ad un controllo di coerenza interna ed esterna ma anche ad una verifica di credibilità razionale della concreta vicenda narrata a fondamento della domanda, i cui esiti in termini di inattendibilità costituiscono apprezzamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se non nei limiti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”.

Ad ogni modo il ricorrente ha dichiarato di provenire dalla (OMISSIS) e l’accertamento officioso in ordine alla situazione esistente in tale zona di provenienza, ai fini della protezione sussidiaria, è stato fatto dalla Corte di merito, sulla base delle fonti specifiche consultate.

3. La seconda censura è inammissibile.

Anzitutto lo stralcio di motivazione riportato nel ricorso alle pagg. 6 e 7 non corrisponde al contenuto della sentenza 6569/2019 qui impugnata.

In ordine poi alla violazione del dovere di cooperazione istruttoria del giudice, vero che nella materia in oggetto il giudice abbia il dovere di cooperare nell’accertamento dei fatti rilevanti, compiendo un’attività istruttoria ufficiosa, essendo necessario temperare l’asimmetria derivante dalla posizione delle parti (Cass. 13 dicembre 2016, n. 25534); ma la Corte di merito ha attivato il potere di indagine nel senso indicato.

Nella specie, tutti gli aspetti significativi della vicenda narrata dal richiedente sono stati esaminati e si è proceduto quindi ad un approfondimento istruttorio, confermandosi, con congrua motivazione, il giudizio di insussistenza di una situazione di violenza generalizzata in (OMISSIS), già espresso in primo grado, rilevandosi che nel Paese è in corso un processo di evoluzione verso la democrazia.

La doglianza è altresì inammissibile perché, in maniera peraltro del tutto generica, anche con riguardo al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), ed alla questione delle fonti informative, mira a sostituire le proprie valutazioni con quella, svolta, sulla base di informazioni tratte da fonti attuali, insindacabilmente (al di fuori dei limiti dell’attuale formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5).

4. Il terzo motivo è del pari inammissibile.

Il ricorrente censura il rigetto della richiesta di protezione umanitaria, lamentando genericamente che la Corte d’appello non avrebbe vagliato la condizione di particolare vulnerabilità cui sarebbe esposto il richiedente, in caso di rientro nel Paese, con riferimento alla perdita dell’integrazione raggiunta in Italia. Ora la Corte territoriale ha motivatamente ritenuto che i fatti lamentati non costituiscono un ostacolo al rimpatrio né integrano un’esposizione seria alla lesione dei diritti fondamentali e che neppure risulta sufficientemente documentata l’integrazione in Italia (non essendo sufficienti “i corsi intrapresi”).

Le Sezioni Unite (Cass. 24413/2021) si sono nuovamente pronunciate sul tema della protezione umanitaria, alla stregua del testo del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, anteriore alle modifiche recate dal D.L. 4 ottobre 2018, n. 113, e del contenuto della valutazione comparativa affidata al giudice, tra la situazione che, in caso di rimpatrio, il richiedente lascerebbe in Italia e quella che il medesimo troverebbe nel Paese di origine, già condiviso dalle Sezioni Unite, con la precedente sentenza n. 29459/2019, affermando il seguente principio di diritto: “In base alla normativa del T.U. Imm. anteriore alle modifiche introdotte dal D.L. n. 113 del 2018, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, occorre operare una valutazione comparativa della situazione soggettiva ed oggettiva del richiedente con riferimento al Paese d’origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta in Italia. Tale valutazione comparativa dovrà essere svolta attribuendo alla condizione soggettiva e oggettiva del richiedente nel Paese d’origine un peso tanto minore quanto maggiore risulti il grado di integrazione che il richiedente dimostri di aver raggiunto nel tessuto sociale italiano. Situazioni di deprivazione dei diritti umani di particolare gravità nel Paese d’origine possono fondare il diritto del richiedente alla protezione umanitaria anche in assenza di un apprezzabile livello di integrazione del medesimo in Italia. Per contro, quando si accerti che tale livello sia stato raggiunto, se il ritorno in Paesi d’origine rende probabile un significativo scadimento delle condizioni di vita privata e/o familiare, sì da recare un vulnus al diritto riconosciuto dall’art. 8 Convenzione EDU, sussiste un serio motivo di carattere umanitario, ai sensi dell’art. 5 T.U. cit., per riconoscere il permesso di soggiorno”.

Ora, il ricorso risulta del tutto generico anche in relazione all’integrazione effettiva in Italia del richiedente.

Invero, si fa richiamo generico a circostanze quali “lo studio della lingua, l’impegno sociale e tutto quanto versato in atti nel fascicolo di primo grado a dimostrazione dell’impegno profuso ad integrarsi” ovvero lo svolgimento di “lavori saltuari”.

7. Per tutto quanto sopra esposto, va dichiarato inammissibile il ricorso. Non v’e’ luogo a provvedere sulle spese processuali non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della ricorrenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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