Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36172 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 21/09/2021, dep. 23/11/2021), n.36172

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10564-2020 proposto da:

B.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato GIROLAMO DE RADA;

– ricorrente –

contro

D.G., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA AUGUSTO

IMPERATORE 22, presso lo studio dell’avvocato GUIDO MARIA POTTINO,

che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati CLAUDIA

BALZARINI, CARLO PIRRO RIMINI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 606/2020 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 20/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARINA

MELONI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

A seguito della sentenza di dichiarazione della cessazione degli effetti civili del matrimonio tra D.S.G. e B.G., il Tribunale di Pavia con sentenza definitiva n. 13/2019, respinse l’istanza di assegno divorzile avanzata da D.S.G. ex moglie.

La Corte di Appello di Milano, con sentenza in data 20/2/2020, riformò la sentenza emessa dal Tribunale di Pavia e fissò in 600,00 Euro mensili l’assegno divorzile a carico del marito ed a favore della moglie, compensando le spese di giudizio. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso in cassazione B.G. affidato a tre motivi e memoria.

D.S.G. resiste con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la Corte di Appello di Milano ha stabilito in Euro 600,00 l’assegno di divorzio per la ex-moglie senza tener conto delle situazioni economiche delle parti e conseguente sproporzione delle rispettive posizioni economiche nonché del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente lamenta violazione dell’art. 2729 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere il giudice di merito motivato con presunzioni in mancanza dei requisiti di gravità, precisione e concordanza e ciò perché ha ritenuto che la scelta della moglie di non lavorare fosse una scelta concordata tra i due coniugi.

Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere la Corte di Appello di Milano ritenuta tardiva ed inammissibile l’allegazione della D.S. fatta con la seconda memoria ex art. 186 c.p.c., comma 6, di aver lasciato il lavoro per dedicarsi alle cure del marito, della suocera e della famiglia.

La sentenza impugnata merita di essere confermata sulla base della pronuncia delle Sezioni Unite di questa Corte (Sez. U, n. 18287 del 11/07/2018) secondo la quale “Il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto. La funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi”.

Alla luce del recente orientamento di questa Corte e tenuto conto che tutte le circostanze evidenziate nel ricorso sono già emerse nei precedenti gradi di giudizio e risultano essere già state prese in considerazione dal giudice di merito risulta infondata la richiesta di porre nel nulla l’assegno divorzile già concesso.

Infatti il ricorso non coglie la ratio decidendi perché la sentenza impugnata nello stabilire in Euro 600,00 l’assegno a favore dell’ex coniuge a carico del B. applica il recente orientamento di questa Corte di Cassazione in materia di assegno di mantenimento considerando ogni altro elemento ed in particolare la pensione di 1000,00 di cui gode la ricorrente che, solo se integrata con l’assegno mensile, consente di ritenere adeguati i mezzi di sostentamento della predetta.

Per quanto sopra deve essere respinto il ricorso ed il ricorrente condannato al pagamento delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Respinge il ricorso, condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio che si liquidano in Euro 2.600,00 di cui 100,00 per spese oltre iva, cap ed accessori di legge.

Dispone che, in caso di utilizzazione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti riportati nella sentenza. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, ricorrono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, in quanto imposto dalla legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della prima sezione della Corte di Cassazione, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

 

 

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