Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36171 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 21/09/2021, dep. 23/11/2021), n.36171

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9658-2020 proposto da:

C.W., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato LUCA MESSA;

– ricorrenti –

contro

T.S.;

– intimata –

avverso il decreto n. cronol. 2710/2019 della CORTE D’APPELLO di

MILANO, depositato il 13/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARINA

MELONI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte di Appello di Milano, pronunciando in sede di reclamo avverso il provvedimento del Tribunale di Milano che aveva rigettato il ricorso per modifica delle condizioni di divorzio stabilite nel giudizio di divorzio tra i coniugi C.W. e T.S., respinse il reclamo proposto da C.W. condannando il reclamante al pagamento delle spese di lite.

Avverso tale decreto ha proposto ricorso in cassazione C.W. affidato a sei motivi e memoria

T.S. non ha svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., e travisamento delle prove documentali fornite da T. in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, in quanto il giudice territoriale aveva travisato i fatti ed erroneamente determinato il reddito della ex-moglie: in particolare aveva ritenuto che il reddito di 25.046,00 della T. fosse quello percepito nel 2006 mentre era quello percepito dalla stessa nel 2015 mentre nel 2006 all’epoca dell’accordo tra i coniugi la T. guadagnava 750,00 Euro mensili.

Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., e travisamento delle prove documentali fornite da T. in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il giudice territoriale aveva travisato i fatti ed erroneamente determinato il reddito della ex-moglie basandosi sui CUD del 2007 e del 2016 e non sui 730 e pertanto su documentazione insufficiente a determinare il reddito della T..

Con il terzo e quarto motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., e travisamento delle prove documentali fornite da T. in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il giudice territoriale aveva travisato i fatti ed erroneamente determinato il reddito della ex-moglie che invece era incrementato nel 2015 rispetto all’anno del 2007 (anno del divorzio) di circa 8.000,00 Euro, passando da una retribuzione mensile di Euro 750,00 a quella di 1.500,00 Euro.

Con il quinto motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., e degli artt. 2697, 2727 e 2729 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il giudice territoriale aveva travisato i fatti ed erroneamente determinato il reddito della ex-moglie che era incrementato nel 2015 rispetto all’anno del 2007 (anno del divorzio) di circa 8.000,00 Euro, passando da una retribuzione mensile di Euro 750,00 a quella di 1.500,00 Euro.

Con il sesto motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 9, che postula l’accertamento di una sopravvenuta modifica delle condizioni economiche degli ex coniugi idonea a mutare il pregresso assetto patrimoniale realizzato con il precedente provvedimento attributivo dell’assegno, secondo una valutazione comparativa delle condizioni suddette di entrambe le parti in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Il giudizio riguarda la revisione delle condizioni di divorzio, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 9. Orbene, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, La revisione dell’assegno divorzile di cui alla L. n. 898 del 1970, art. 9, postula l’accertamento di una sopravvenuta modifica delle condizioni economiche degli ex coniugi idonea a mutare il pregresso assetto patrimoniale realizzato con il precedente provvedimento attributivo dell’assegno, secondo una valutazione comparativa delle condizioni suddette di entrambe le parti. In particolare, in sede di revisione, il giudice non può procedere ad una nuova ed autonoma valutazione dei presupposti o della entità dell’assegno, sulla base di una diversa ponderazione delle condizioni economiche delle parti già compiuta in sede di sentenza divorzile, ma, nel pieno rispetto delle valutazioni espresse al momento della attribuzione dell’emolumento, deve limitarsi a verificare se, ed in che misura, le circostanze, sopravvenute e provate dalle parti, abbiano alterato l’equilibrio così raggiunto e ad adeguare l’importo o lo stesso obbligo della contribuzione alla nuova situazione patrimoniale-reddituale accertata (Cass. n. 10133 del 2007; Cass. n. 787 del 2017; Cass. n. 11177 del 2019). Nel caso concreto, i motivi sono tutti incentrati sulla errata determinazione del reddito della ex moglie aumentato dal 2007 al 2015 di circa 8000,00 Euro.

Infatti in sede di procedimento per la modifica dell’assegno divorzile ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 9, il giudice non è tenuto ad accertare nuovamente la sussistenza dei presupposti del diritto all’assegno o al contributo per il mantenimento dei figli minori, già accertati dal giudice che ha pronunciato la sentenza di divorzio, dovendo solo valutare se sono sopravvenute circostanze che giustifichino una diversa misura o modalità di corresponsione ed eventualmente anche la cessazione dell’obbligo di versamento (Cass. n. 22249 del 2007). Nel caso concreto, il motivo è inammissibile in quanto censura un accertamento di merito non impugnabile in questa sede in ordine al reddito goduto dalla T. e comunque non coglie la ratio decidendi che è quella di fornite alla T. i mezzi adeguati di sostentamento (vedi pag. 9 del decreto).

Infatti l’asserito incremento di 8.000,00 dal 2007 al 2015 non appare rilevante e idoneo a mutare il pregresso assetto patrimoniale consensualmente stabilito e realizzato con il precedente provvedimento attributivo dell’assegno di 1.000,00 Euro, in quanto risulta a pag. 8 del decreto impugnato che la T. “oggi incassa un assegno pensionistico lordo annuo che lo stesso C. indica in Euro 22.806,00 annui”, cifra più o meno pari al reddito del 2007 in quanto non modificata in termini apprezzabili come condivisibilmente affermato dal giudice di merito.

Il decreto impugnato nel confermare in Euro 1.000,00 l’assegno a favore dell’ex coniuge a carico del ricorrente conferma quanto convenzionalmente stabilito dai coniugi in sede di divorzio adeguandolo all’attualità, considerando ogni altro elemento ed in particolare che l’ammontare venne deciso consensualmente e che il reddito di 22.806,00 di cui gode la T. in pensione, solo se integrato con l’assegno mensile divorzile, consente di ritenere adeguati i mezzi di sostentamento.

Il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile. Nulla per le spese stante la mancanza di attività difensiva.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, ricorrono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sesta sezione della Corte di Cassazione, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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