Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36160 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 15/09/2021, dep. 23/11/2021), n.36160

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – rel. Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27835-2019 proposto da:

COMUNE DI SANTA MARIA HOE’, in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II, 18,

presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE PECORILLA, rappresentato e

difeso dagli avvocati ANTONIO CHIARELLO, MARIA SUPPA;

– ricorrente –

contro

B.A.M., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato FRANCESCA ROTA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 686/15/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 14/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 15/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO

FRANCESCO ESPOSITO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Commissione Tributaria Provinciale accoglieva il ricorso della parte contribuente avverso l’avviso di accertamento relativo all’ICI dovuto al comune di Santa Maria Hoe’ per l’anno 2011.

La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia respingeva il ricorso del comune di Santa Maria Hoe’ affermando la prevalenza della destinazione d’uso effettiva (deposito/magazzino) rispetto alla destinazione (ristorante/albergo), attribuita dall’Agenzia delle entrate solo nel 2013: prima di allora infatti non era stato attribuito alcun classamento.

Il comune di Santa Maria Hoe’ proponeva ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo di impugnazione, cui resiste la contribuente con controricorso.

Sulla proposta del relatore ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio camerale.

La controricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con l’unico motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il comune di Santa Maria Hoe’ denuncia violazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, artt. 2 e 5, nonché della L. n. 342 del 2000, art. 74, per avere la Commissione Tributaria Regionale erroneamente ritenuto che ai fini della tassazione ICI e della determinazione della base imponibile si deve prescindere dal dato catastale, prevalendo la concreta destinazione dell’immobile sulla rendita e categoria catastale attribuite e inserite negli atti catastali, mentre invece il provvedimento di attribuzione della rendita è meramente accertativo della concreta situazione catastale e ha quindi efficacia ex tunc, tenendo conto che la contribuente aveva presentato all’Ufficio erariale di Como una dichiarazione di “accertamento della proprietà immobiliare”, specificandosi la destinazione principale d’uso ad albergo.

Nel ricorso del comune di Santa Maria Hoe’, in ossequio ai principi di specificità ed autosufficienza, è allegata la dichiarazione di “accertamento della proprietà immobiliare” presentata all’Ufficio tecnico erariale di Como in data (OMISSIS) con la quale si chiede l’accatastamento dell’immobile in questione come albergo.

Secondo questa Corte:

“Tenuto conto dell’art. 3 Cost., invero, l’espressione “sono efficaci solo da decorrere dalla loro notificazione” va intesa nel senso che la notifica degli atti attributivi è soltanto condizione della loro efficacia: la valenza semantica, oltre che tecnico giuridica, dell’aggettivo “efficaci”, invero, non consente di inferire nessuna volontà legislativa di attribuire alla notifica, “ai soggetti intestatari della partita”, del provvedimento attributivo della rendita una qualche forza costitutiva (una efficacia, cioè, ex nunc) e non (quale portato naturale proprio del provvedimento di attribuzione della rendita) meramente accertativa della concreta situazione “catastale” dell’immobile: il successivo inciso ” solo a decorrere dalla loro notificazione” indica inequivocamente l’impossibilità giuridica di utilizzare una rendita se non notificata ma non esclude affatto la utilizzabilità della rendita (una volta) notificata a fini impositivi anche per annualità d’imposta per così dire “sospese”, ovverosia suscettibili di accertamento e/o di liquidazione e/o di rimborso” (Cass. SU n. 3160 del 2011);

“L’efficacia della nuova rendita decorre dalla notifica degli atti attributivi o modificativi, ai sensi della L. n. 342 del 2000, art. 74, stante la loro natura dichiarativa e non costitutiva (S.U. n. 3160 del 2011).

Invero, la L. 21 novembre 2000, n. 342, art. 74, comma 1, nel prevedere che, a decorrere dal 1 gennaio 2000, gli atti comunque attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e fabbricati sono efficaci solo a decorrere dalla loro notificazione, va interpretato nel senso dell’impossibilità giuridica di utilizzare una rendita prima della sua notifica al fine di individuare la base imponibile dell’Ici, ma non esclude affatto l’utilizzabilità della rendita medesima, una volta notificata, ai fini impositivi anche per annualità d’imposta sospese, ovverosia suscettibili di accertamento e/o liquidazione e/o di rimborso.

Stabilendo, infatti, con il citato art. 74, che dal primo gennaio 2000 gli atti attributivi o modificativi delle rendite catastali sono efficaci solo a decorrere dalla loro notificazione, il legislatore non ha voluto restringere il potere di accertamento tributario al periodo successivo alla notificazione del classamento, ma piuttosto segnare il momento a partire dal quale l’amministrazione comunale può richiedere l’applicazione della nuova rendita ed il contribuente può tutelare le sue ragioni contro di essa, non potendosi confondere l’efficacia della modifica della rendita catastale – coincidente con la notificazione dell’atto – con la sua “applicabilità” che va riferita invece all’epoca della variazione materiale che ha portato alla modifica, risultante dalla data della denuncia del contribuente (Cass. n. 10312 del 2020; Cass. n. 22653 del 2019; Cass. n. 4613 del 2018; nonché da Cass. n. 13443 del 2012)” (Cass. n. 29898 del 2020).

La Commissione Tributaria Regionale non si è attenuta ai suddetti principi là dove, ai fini della determinazione della base imponibile dell’ICI per l’annualità 2011, per un verso ha attribuito rilievo decisivo alla circostanza che si trattasse di un immobile formalmente accatastato solo nel 2013 e per un altro verso ha ignorato la circostanza che il (OMISSIS) la contribuente aveva presentato all’Ufficio erariale di Como una dichiarazione di “accertamento della proprietà immobiliare”, specificandosi la destinazione principale d’uso ad albergo, così rendendosi evidente che la decisione relativa all’attribuzione della categoria catastale D/2 (albergo) all’immobile in questione, attribuita nel 2013 dall’Ufficio del territorio, è conseguita in relazione alla conforme richiesta della parte contribuente presentata nel 1991 con la denuncia di accatastamento e mai modificata o ritirata. Infatti, seguendo i suddetti principi di diritto espressi da questa Corte, una volta notificata, (nel caso di specie, come detto, nel 2013) una rendita catastale, questa può essere utilizzata anche per annualità d’imposta per così dire “sospese”, ovverosia ancora suscettibili di liquidazione, non potendosi confondere l’efficacia della modifica della rendita catastale – coincidente con la notificazione dell’atto – con la sua “applicabilità”, che va riferita invece all’epoca della variazione materiale che ha portato alla modifica, risultante dalla data della denuncia del contribuente, avvenuta nel caso di specie, come detto, nel 1991, cosicché ben può tenersi conto, ai fini della annualità dell’ICI relativa al 2011, della rendita catastale notificata nel 2013, stante la sua natura ricognitiva e non costitutiva.

Sulla medesima questione, relativa alle annualità 2008 e 2009, si è di recente pronunciata in senso conforme questa Corte con ordinanza n. 9963 del 2021.

Sulla rilevanza ed efficacia della denuncia di variazione presentata dalla contribuente il (OMISSIS) e del classamento in categoria C/2 e C/3 effettuato dall’Agenzia delle entrate in data 16 novembre 2017 dovrà pronunciarsi, sulla base delle risultanze probatorie acquisite, il giudice del rinvio.

Ritenuto pertanto che il motivo di impugnazione è fondato, il ricorso va conseguentemente accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 15 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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