Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36157 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. II, 23/11/2021, (ud. 15/07/2021, dep. 23/11/2021), n.36157

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. BELLINI Ubaldo – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25265-2016 proposto da:

A.N., rappresentato e difeso dagli Avvocati FEDERICO

CANOVA, e VINCENZO DI VILIO, elettivamente domiciliato presso lo

studio del secondo in ROMA, P.zza di SPAGNA 15;

– ricorrente –

contro

G.M., rappresentato e difeso dagli Avvocati VITTORIO GIORGINI,

e FABIO ALBERICI, ed elettivamente domiciliato presso lo studio del

primo in ROMA, VIA DELLE FORNACI 38;

– controricorrente –

nonché contro

G.M.G., G.S., G.G., G.V. e

G.M. (quali eredi di G.F.);

– intimati –

avverso la sentenza n. 1504/2016 della CORTE di APPELLO di BOLOGNA

pubblicata il 02/09/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/07/2021 dal Consigliere Dott. UBALDO BELLINI.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con atto di citazione, notificato in data 21.1.2005, A.N., dichiaratosi erede testamentario di A.R., conveniva in giudizio G.M. per essere riconosciuto proprietario, in forza di testamento olografo del 25.12.1998, di due terreni siti a (OMISSIS) (distinti al C.T. del Comune di (OMISSIS)), formalmente intestati a G.M., ma posseduti in modo continuativo, pacifico e pubblico per oltre vent’anni da parte del de cuius (la qual cosa lasciava intendere la domanda d’usucapione del bene).

Si costituiva in giudizio G.M. negando esservi stato il possesso da parte del defunto ed eccependo la falsità del testamento olografo prodotto.

Interveniva volontariamente G.F., padre del convenuto, anch’egli negando l’altrui possesso; querelando di falso l’olografo; e chiedendo di essere dichiarato unico erede legittimo di A.R. e di essere autorizzato alla chiamata in causa di tutti gli eredi legittimi.

Con sentenza n. 670/2010 il Tribunale di Forlì accertava la falsità dell’olografo sulla base di CTU grafologica e rigettava la domanda dell’attore; quanto all’intervenuto, riteneva che avesse illegittimamente allargato la lite.

Avverso detta sentenza proponeva appello A.N. denunciando: a) la nullità della sentenza siccome pronunciata a dispetto dell’interruzione del processo, a suo dire provocata di diritto dalla morte di G.F. il (OMISSIS), dopo che erano state depositate le memorie finali; b) l’errato credito dato alla GTU grafologica che invece sarebbe stata inattendibile, essendo basata su inaffidabili firme di comparazione in fotocopia, trascurante le peculiarità del de cuius come la scarsa scolarità, contrastante con altre emergenze istruttorie che avrebbero fatto presumere la genuinità del testamento (archiviazione della notizia di reato; informazioni rese in sede penale dal medico del de cuius circa la sua volontà di nominare erede A.N.), G.M.G., G.S., G.G., G.M. e G.V., quali eredi di G.F., proponevano appello incidentale, lamentando che le domande fossero state dichiarate inammissibili quando invece l’accertamento che la successione era avvenuta ab intestato non era che la logica e giuridica conseguenza della dichiarazione di falsità del testamento.

Con sentenza n. 1504/2016, depositata in data 2.9.2016, la Corte d’Appello di Bologna dichiarava inammissibili entrambi gli appelli; compensava le spese processuali tra appellante principale e appellante incidentale; condannava l’appellante principale a pagare a G.M. le spese di lite, in particolare, la Corte territoriale rilevava che in data 17.12.2012 era stata ordinata l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutte le persone che nel grado anteriore erano state chiamate in causa quali eredi legittimi di A.R. (nel complesso in numero di 23), ritenuti litisconsorti necessari non solo sulla questione dell’accertamento della falsità o meno del testamento posta dalla querela, ma anche su quella posta dalla domanda principale di A.N., che vi era inscindibilmente connessa. L’ordinanza era stata solo parzialmente adempiuta in quanto quattro delle persone indicate nell’epigrafe della sentenza del Tribunale non erano state citate: A.V.; Gu.Gi.; R.I.; A.D.. Come risultava dalle relate di omessa notificazione e dei certificati allegati, i primi tre erano morti da molto tempo sicché se ne sarebbero dovuti citare gli eventuali eredi. Aggiungeva la Corte di merito che non c’era spazio per l’art. 291 c.p.c. perché la spedizione dell’atto a persone defunte da anni, senza il minimo doveroso controllo che li riguardasse, rendeva il tentativo di notificazione del tutto irrilevante, incapace di iniziare il subprocedimento di notificazione; del resto l’ordinanza 28.1/4.2.2014, che aveva negato il termine, non era stata contestata con argomenti specifici. Il radicale difetto relativo alle tre parti defunte, degli eredi delle quali nulla si era detto, integrava l’insanabile inadempimento dell’ordinanza ex art. 331 c.p.c.

Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione A.N. sulla scorta di due motivi, illustrati da memoria. Resiste G.M. con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo, il ricorrente lamenta la “Violazione e falsa applicazione dell’art. 331 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”, poiché la Corte distrettuale (con la impugnata sentenza) erroneamente aveva dichiarato inammissibili gli appelli (principale e incidentale) proposti in ragione della soluzione della questione preliminare riguardante la pretesa mancata integrazione del contraddittorio. La proposizione, in via incidentale della querela di falso, volta ad accertare la falsità del testamento olografo, non potevapertafltcl giustificare un allargamento del petitum e della causa petendi a domande del tutto estranee all’oggetto del giudizio. Il ricorrente sottolineava, dunque, che l’accertamento della falsità del testamento olografo è circostanza indipendente dall’intervenuto acquisto della proprietà per usucapione. Infatti, il diritto di proprietà è un diritto autodeterminato, in quanto tale suscettibile di trovare legittimazione in una pluralità di fatti costitutivi, per cui il mancato acquisto della proprietà iure successionis non esclude l’intervenuto acquisto per usucapione. Pertanto, la Corte territoriale avrebbe dovuto accertare l’intervenuto acquisto della proprietà per usucapione a prescindere dalla falsità del testamento; invece, il Giudice d’appello ha compiuto un grave errore ordinando l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli eredi di A.R..

1.1. – Il motivo non è fondato.

1.2. – Il ricorrente, dichiaratosi erede testamentario di A.R., aveva convenuto in giudizio G.M. per essere riconosciuto proprietario, di due terreni formalmente intestati al citato G.M. ma posseduti in modo continuativo, pacifico e pubblico per oltre venti anni da parte del de cuius.

Nel costituirsi in giudizio G.M. negava esservi stato il possesso da parte del defunto ed eccepiva la falsità del testamento olografo prodotto. Interveniva volontariamente G.F., padre del convenuto, anch’egli negando il possesso, querelando di falso l’olografo e chiedendo di essere dichiarato unico erede legittimo di A.R., oltre ad essere autorizzato a chiamare in causa di tutti gli eredi legittimi.

1.3. – Si evidenzia, dunque, che G.F., costituitosi volontariamente nel corso del giudizio di primo grado.

avesse chiesto la chiamata in causa degli eredi legittimi di A.R.. Per contro, il Tribunale di Forlì aveva dichiarato inammissibile tale intervento in quanto effettuato in una causa pendente tra altre persone, avente a oggetto l’accertamento dell’intervenuto acquisto per usucapione di alcuni immobili, proponendo domande estranee all’oggetto di tale giudizio.

Il Tribunale riteneva, altresì, che la proposizione, in via incidentale, della querela di falso volta ad accertare la falsità del testamento olografo, non poteva giustificare un allargamento del petitum e della causa petendi a domande del tutto estranee all’oggetto del giudizio.

1.4. – Al contrario, il ricorrente sottolineava erroneamente che l’accertamento della falsità del testamento olografo fosse circostanza indipendente dall’intervenuto acquisto della proprietà per usucapione. Infatti, come detto, il diritto di proprietà è un diritto autodeterminato, in quanto tale suscettibile di trovare legittimazione in una pluralità di fatti costitutivi, per cui il mancato acquisto della proprietà iure successionis, non esclude l’intervenuto acquisto per usucapione (si richiama la giurisprudenza di legittimità per la quale, nelle azioni relative a diritti autodeterminati, la causa petendi si identifica con i diritti stessi e con il bene che ne forma l’oggetto; i fatti o gli atti da cui dipende l’acquisto del diritto, essendo ininfluenti ai fini dell’individuazione della causa petendi, hanno natura processuale di fatti secondari e sono dedotti esclusivamente in funzione probatoria del diritto vantato) (Cass. n. 24400 del 2014).

Pertanto la Corte territoriale avrebbe dovuto, correttamente, accertare l’intervenuto acquisto della proprietà per usucapione a prescindere dalla falsità del testamento.

2. – Con il secondo motivo, il ricorrente deduce la “Nullità della sentenza o del procedimento, ex art. 291 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4”, giacché la Corte Territoriale, dopo aver erroneamente ritenuto litisconsorti necessari gli eredi di A.R., ordinava l’integrazione del contraddittorio a fronte della domanda incidentale di G.F., già dichiarata inammissibile dal Tribunale, sulla quale insistevano gli appellati suoi eredi.

2.1. – Il motivo è fondato.

2.2. – In particolare, la Corte territoriale rilevava che in data 17.12.2012 era stata ordinata l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutte le persone che nel grado anteriore erano state chiamate in causa quali eredi legittimi di A.R. (come detto, ben 23 persone), ritenute litisconsorti necessari non solo sulla questione dell’accertamento della falsità o meno del testamento posta dalla querela, ma anche su quella posta dalla domanda principale di A.N., che vi era inscindibilmente connessa. L’ordinanza era stata solo parzialmente adempiuta in quanto quattro delle persone indicate nell’epigrafe della sentenza del Tribunale non erano state citate.

Aggiungeva la Corte di merito (qui venendo in aperta contraddizione con la condotta che aveva portato alla chiamata di cui sopra) che non c’era spazio per l’art. 291 c.p.c. perché la spedizione dell’atto a persone defunte da anni, senza il minimo doveroso controllo che li riguardasse, rendeva il tentativo di notificazione del tutto irrilevante, incapace di iniziare il subprocedimento di notificazione; del resto l’ordinanza 28.1/4.2.2014, che aveva negato il termine, non era stata contestata con argomenti specifici; così il radicale difetto relativo alle tre parti defunte, degli eredi delle quali nulla si era detto, integrava l’insanabile inadempimento dell’ordinanza ai sensi dell’art. 331 c.p.c.

Si richiama sul punto la giurisprudenza della Suprema Corte per la quale ove il Giudice d’appello abbia ordinato l’integrazione del contraddittorio, ai sensi dell’art. 331 c.p.c., solo in riferimento a una delle domande proposte, e la parte non vi abbia ottemperato, la sanzione di inammissibilità dell’impugnazione non può estendersi anche alla domanda per la quale l’ordine di integrazione non sia stato impartito (Cass. n. 8092 del 2011). La Corte d’Appello avrebbe dovuto, comunque, concedere un ulteriore termine per l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli eredi delle parti decedute ex art. 291 c.p.c. (per cui, “qualora risultino violate le norme che disciplinano il procedimento di notificazione, la nullità è sanabile attraverso la rinnovazione dell’atto di integrazione ai sensi dell’art. 291 c.p.c., con fissazione di un nuovo termine anch’esso perentorio, purché il precedente termine assegnato sia stato rispettato sia pure attraverso una notifica nulla”) (Cass., n. 4986 del 2001).

3. – In conclusione, va rigettato il primo motivo. Va viceversa accolto il secondo motivo; la sentenza impugnata deve essere dunque cassata, in relazione al motivo accolto, e rinviata ad altra sezione della Corte d’appello di Bologna, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte rigetta il primo motivo. Accoglie il secondo motivo, cassa la sentenza impugnata, e in relazione al motivo accolto, rinvia ad altra sezione della Corte d’appello di Bologna, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione seconda civile della Corte Suprema di Cassazione, il 15 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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