Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36155 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. II, 23/11/2021, (ud. 23/06/2021, dep. 23/11/2021), n.36155

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINAN

sul ricorso 26503-2016 proposto da:

M.V., M.M., MA.FI., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA G. BELLONI 7 presso lo studio dell’avvocato

ELISABETTA ANAGNI, rappresentati e difesi dall’avvocato MARCELLO

FABBROCINI, giusta delega in atti;

– ricorrenti –

contro

C.A., C.F., quali eredi di C.L.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA LAGO TANA 59, presso lo

studio dell’avvocato MATTIOLI, rappresentati e difesi dagli avvocati

FRANCESCO AMBROSIO, LUIGI AMBROSIO, giusta delega in atti;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 2740/2016 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 04/07/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/06/2021 dal Consigliere Dott. SERGIO GORJAN.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

M.A.G. ebbe ad evocare in giudizio, avanti il Tribunale di Nola, C.L. deducendo d’esser comproprietario di un cortiletto adiacente la sua casa d’abitazione, cortiletto che l’altro contitolare aveva occupato con ponte mobile, che, quando aperto, gli impediva il transito verso la sua cantina.

Resistette il C. rilevando giudicato al riguardo formatosi in precedente giudizio, che portava accertamento che il M. non era contitolare del bene immobile di causa.

Il Tribunale nolano accolse la domanda di riconoscimento della comproprietà del fondo avanzata dal M. e gli eredi di C.L. – A. e C.F. – proposero gravame avanti la Corte d’Appello di Napoli.

Ad esito della trattazione il Collegio partenopeo, resistendo gli eredi del M., accolse il gravame osservando come in effetto la questione era coperta dal giudicato formatosi sulla scorta delle sentenze del Tribunale di Nola emesse nel 1996 e nel 1998, portanti accertamento che il M. non era comproprietario del cortiletto di causa.

Avverso la decisone resa dalla Corte campana M.V., M.M. e Ma.Fi. – eredi di M.G. – hanno proposto ricorso per cassazione articolato su unico motivo, illustrato anche con nota difensiva.

I consorti C., ritualmente evocati, hanno resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso svolto dai consorti M.- Ma. risulta privo di pregio giuridico e va rigettato.

Con l’unico mezzo d’impugnazione i ricorrenti deducono violazione del disposto ex art. 2909 c.c. poiché violato il giudicato formale esterno portato nella sentenza n 5423/11 emessa da questa Suprema Corte in altro giudizio tra il M. ed il C..

Difatti i consorti M.- Ma. rilevano come il giudicato, posto dal Collegio partenopeo alla base della sua decisione, contrasta con giudicato, formatosi successivamente, portato nella citata sentenza di questa Suprema Corte, che ebbe a ritenere esistente il diritto di comproprietà del M. sul cortile, oggetto di causa, sicché doveva essere applicata la regola iuris che prevale il giudicato più recente salva l’intervenuta revocazione, nella specie non intervenuta.

La censura elaborata dai ricorrenti non appare fondata, anche in disparte l’osservazione che la sentenza di legittimità, portante l’ultimo giudicato, non risulta esser stata depositata nel giudizio d’appello, bensì solo in questa sede, benché di molto anteriore alla data di emissione della sentenza qui impugnata. Difatti a ben leggere l’arresto reso da questo Supremo Collegio nel 2011, la questione, afferente il diritto di proprietà sul cortiletto di causa, non appare essere stata oggetto della statuizione adottata dalla Suprema Corte, bensì detto Collegio si è limitato a stabilire che, correttamente la Corte d’Appello napoletana aveva ritenuto che la questione circa la titolarità del diritto di proprietà sullo spiazzo, oggetto dell’odierna lite, non aveva formato oggetto di quella lite.

Dunque la statuizione, adottata sul punto nella causa definita con la sentenza di questa Corte Suprema assume una valenza di questione esaminata incidenter tantum, in quanto non collegata – non atteneva a domanda proposta nella lite – al decisum nemmeno quale elemento presupposto, e come tale non suscettibile di divenire cosa giudicata – Cass. sez. 5 n. 19632/19 -.

Di conseguenza la sentenza addotta in questa sede dai consorti Ma.- M., non operando accertamento alcuno in punto esistenza del diritto di comproprietà sul cortiletto de quo, nemmeno configura un giudicato successivo a quello ritenuto dalla Corte partenopea e posto alla base della decisione impugnata.

Al rigetto dell’impugnazione segue la condanna solidale dei ricorrenti alla rifusione verso i resistenti consorti C. delle spese di questo giudizio di legittimità, liquidate in Euro 3.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge e rimborso forfetario, secondo regola, di tariffa forense.

Concorrono in capo ai ricorrenti le condizioni per l’ulteriore pagamento del contributo unificato, ove dovuto.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido fra loro, a rifondere ai consorti C., in solido fra loro, le spese id questo giudizio di legittimità liquidate in Euro 3.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge e rimborso forfetario nella misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza in camera di consiglio, il 23 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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