Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36151 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 26/10/2021, dep. 23/11/2021), n.36151

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6657-2020 proposto da:

I.M.P., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VITO

GIUSEPPE GALATI 100/C, presso lo studio dell’avvocato ANNA D’ALISE,

rappresentata e difesa dagli avvocati SEBASTIANO SCHIAVONE, GAETANO

IROLLO;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati PATRIZIA

CIACCI, MANUELA MASSA, CLEMENTINA PULLI;

– resistente –

avverso la sentenza n. 3696/2019 del TRIBUNALE di NAPOLI NORD,

depositata il 09/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 26/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. NICOLA DE

MARINIS.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con sentenza del 9 settembre 2019, il Tribunale di Napoli Nord in relazione al deposito dell’atto di dissenso all’esito dell’accertamento tecnico preventivo promosso da I.M.P. nei confronti dell’INPS relativo alla ricorrenza del requisito sanitario per il riconoscimento dell’assegno di invalidità civile indennità di accompagnamento L. n. 18 del 1980, ex art. 1, rigettava l’opposizione dell’INPS, accertando il diritto della I. alla prestazione predetta con decorrenza dal 15.5.2014 e condannando l’Istituto al pagamento alle spese di lite liquidate per entrambe le fasi del giudizio in Euro 2.100,00 oltre accessori;

– che, per la cassazione di tale decisione ricorre la I., affidando l’impugnazione ad un unico motivo, in relazione alla quale l’INPS, pur intimato, non ha svolto alcuna difesa;

– che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio non partecipata;

– che la ricorrente ha poi depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con l’unico motivo, la ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., del D.M. n. 55 del 2014, artt. 2, 4, 5 e 9, della L. n. 794 del 1942, art. 24, del D.M. n. 585 del 1994, art. 4, comma 1, della L. n. 1051 del 1957, e dell’art. 2233 c.c., anche in relazione agli artt. 24 e 111 Cost., lamenta a carico del Tribunale l’immotivata liquidazione delle spese di lite sotto il limite minimo di tariffa;

– che il motivo, merita accoglimento;

– che, infatti, deve considerarsi come, ai fini della determinazione del valore della causa per la liquidazione delle spese di giudizio nelle controversie relative a prestazioni assistenziali, risulti applicabile il criterio previsto dall’art. 13 c.p.c., comma 1, in forza del quale, se il titolo è controverso, il valore si determina in base all’ammontare delle somme dovute per due anni (Cass., SS. UU., n. 10455 del 2015), derivandone, di conseguenza, relativamente al caso in esame, l’individuazione del valore della causa tra Euro 5.200,00 ed Euro 26.000,00, rientrando in tale scaglione l’ammontare di due annualità della prestazione richiesta e dei parametri minimi stabiliti per tale scaglione e, computando tre fasi per il procedimento di istruzione preventiva e quattro per la causa dei merito, la determinazione dei minimi in Euro 911,00 per la fase di istruzione preventiva (risultanti dalla somma di Euro 270,00 per studio della controversia, Euro 337,50 per la fase introduttiva del giudizio ed Euro 303,00 per la fase istruttoria e/o di trattazione, per effetto della riduzione delle prime due voci per il 50% e della terza per il 70%, ai sensi del D.M. n. 55 del 2014, art. 4, dovendo così interpretarsi il disposto del predetto art. 4, che testualmente prevede una riduzione “fino al 70%” dell’importo liquidato per tale fase) e, trattandosi di causa inquadrabile nella tabella 4 (cause di previdenza), in Euro 2.251,00 per il giudizio di merito (risultanti dalla somma di Euro 442,50 per lo studio della controversia, Euro 370,00 per la fase introduttiva del giudizio ed Euro 475,50 per la fase istruttoria e/o di trattazione e 962,00 per la fase decisionale, per effetto della riduzione delle prime due voci e dell’ultima per il 50% e della terza per il 70%, ai sensi ancora del D.M. n. 55 del 2014, art. 4, ricorrendo la ragione suddetta);

– che, avuto riguardo all’importo dianzi delineato, appare evidente come la liquidazione delle spese contenuta nell’impugnato provvedimento (pari ad un importo complessivo di Euro 2.000,00 per entrambe le fasi) sia inferiore a detti minimi, né risulta alcuna motivazione in ordine alla non riconoscibilità, nel caso concreto, di alcuni dei compensi previsti dal citato D.M. n. 55 del 2014, in relazione alle predette singole fasi processuali;

– che, pertanto, il ricorso va accolto, la sentenza cassata per quanto di ragione e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa decisa nel merito, disponendo la liquidazione delle spese dei giudizi di merito, da distrarsi in favore degli avv.ti Sebastiano Schiavone e Gaetano Irollo, dichiaratisi antistatari, nel complessivo importo di Euro 3.162,00 a titolo di compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge, con condanna dell’INPS al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 1.500,00 per compensi, oltre spese generali ed altri accessori di legge da distrarsi in favore dei predetti procuratori antistatario.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, liquida le spese del giudizio di merito in Euro 3.162,00 per compensi, oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge con distrazione in favore del procuratore antistatario. Condanna l’INPS alla rifusione delle spese del presente giudizio di legittimità liquidate in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 1.500,00 per compensi oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge, con distrazione in favore del procuratore antistatari.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 26 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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