Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36150 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 26/10/2021, dep. 23/11/2021), n.36150

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6629-2020 proposto da:

M.C., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso lo studio dell’avvocato ANTONIO URICCHIO, che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

ADER – AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE (C.F. (OMISSIS)), in

persona del Presidente pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

contro

INAIL – ISTITUTO PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO,

in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE, 144, presso lo studio

dell’avvocato LORELLA FRASCONA’, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato RAFFAELA FABBI;

– controricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA, N. 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati ANTONINO SGROI,

CARLA D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE, LELIO MARITATO, ANTONIETTA

CORETTI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 174/2019 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 10/12/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 26/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. NICOLA DE

MARINIS.

 

Fatto

RILEVATO

– che con sentenza del 10 dicembre 2019, la Corte d’Appello di Trieste confermava la decisione del Tribunale di Trieste e rigettava l’opposizione proposta da M.C. nei confronti dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, dell’INAIL e dell’INPS, avverso sedici atti – tre cartelle di pagamento ed i restanti avvisi di addebito emessi a suo carico ma a suo dire mai notificati o comunque notificati irregolarmente con la quale instava per l’annullamento di tutto il debito sottostante;

che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto infondata l’eccepita nullità dell’attività difensiva svolta dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione in quanto costituita a mezzo di un legale del libero foro anziché con il patrocinio dell’Avvocatura dello Stato, non posta in quanto non svolta in modo formale e specifico l’eccezione di disconoscimento della documentazione prodotta in copia, regolari e tempestive le notifiche eseguite a mezzo posta elettronica certificata, tardiva l’opposizione con conseguente inammissibilità delle proposte eccezioni formali non attinenti al merito della pretesa contributiva;

che per la cassazione di tale decisione ricorre il M., affidando l’impugnazione a quattro motivi, cui resistono, con controricorso, tutti gli intimati;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio non partecipata.

Diritto

CONSIDERATO

– che, con il primo motivo, rubricato con riferimento alla violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 1 e 11, così come modificato dal D.Lgs. n. 156 del 2015, art. 9, comma 1, lett. d), degli artt. 83, 125 c.p.c., e dell’art. 182 c.p.c., comma 1 e 2, il ricorrente imputa alla Corte territoriale la ritenuta ritualità dell’attività difensiva svolta dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione nonostante la nullità della procura conferita ad un avvocato del libero foro;

– che, con il secondo motivo, il ricorrente, denunciando la violazione e falsa applicazione degli artt. 2697,2702,2714,2719,2724 e 2725 c.c., dell’art. 214 e ss. c.p.c., del D.Lgs. n. 246 del 1992, art. 22, comma 5, nonché del D.P.R. n. 445 del 2000, e del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, imputa alla Corte territoriale la ritenuta ammissibilità e rilevanza probatoria della documentazione proposta in fotocopia la cui conformità agli originali non era attestata da alcun pubblico ufficiale ed era stata disconosciuta dall’odierno ricorrente;

– che con il terzo motivo, il ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione degli artt. 137,138,139,140,143 e 149 c.p.c., in combinato disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, della L. n. 890 del 1982, art. 7, u.c., nonché del D.P.R. n. 68 del 2005, e del D.L. n. 78 del 2010, art. 30, comma 4, imputa alla Corte territoriale di aver ritenuto regolarmente effettuata la notifica telematica nonostante l’incombente fosse attestato in giudizio da mere “copie informatiche” delle quali, a suo dire, non è prova della provenienza dell’attestazione di conformità da parte di un pubblico ufficiale; che nel quarto motivo la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., è prospettata con riferimento al carattere apparente della motivazione affermato in relazione al non essere le ragioni della pronunzia esplicitate in rapporto alle eccezioni del ricorrente; che il primo motivo deve ritenersi infondato alla stregua dell’orientamento accolto da questa Corte (cfr. Cass., SS.UU., n. 30008/2019) secondo cui, al di fuori dei casi previsti come riservati all’Avvocatura della Stato dalla convenzione con questa intervenuta, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può avvalersi in alternativa di avvocati del libero foro, di modo che quando la scelta tra il patrocinio dell’Avvocatura erariale e quello di un avvocato del libero foro discende dalla riconduzione della fattispecie alle ipotesi previste dalla convenzione tra l’Agenzia e l’Avvocatura o di indisponibilità di questa ad assumere il patrocinio, la costituzione dell’Agenzia a mezzo dell’una o dell’altro postula necessariamente ed implicitamente la sussistenza del relativo presupposto di legge, senza bisogno di allegazione o di prova al riguardo, nemmeno nel giudizio di legittimità;

– che dal canto loro il secondo, il terzo ed il quarto motivo, tutti convergenti nell’orientare l’impugnazione verso l’attribuzione alla Corte territoriale dell’error in procedendo dato dal mancato disconoscimento della valenza probatoria della documentazione prodotta in atti dagli originari convenuti non in originale ma in copia, dalle cartelle esattoriali e dagli avvisi di addebito disconosciuti dal ricorrente (secondo motivo) alle relate di notifica anch’esse prodotte in “copia informatica” che si assumono, da un lato, disgiunte dall’atto notificato già disconosciuto e, dall’altro, priva dell’attestazione di conformità da parte di un pubblico ufficiale in quanto non provata (terzo motivo) e ciò per derivarne in conclusione l’affermazione del carattere meramente apparente della motivazione in quanto formulata prescindendo da tali rilevi (quarto motivo), devono dirsi infondati atteso che la Corte territoriale, nel motivare il proprio convincimento, ha tenuto ben presente quei rilievi affermando, quanto alla censura di cui al secondo motivo, l’irrilevanza del disconoscimento sulla base dell’orientamento accolto da questa Corte, cui questo Collegio intende dare continuità, secondo cui “l’onere, previsto dall’art. 2719 c.c., di disconoscere “espressamente” la copia fotostatica di una scrittura implica che il disconoscimento sia fatto in modo formale e specifico, con una dichiarazione che in relazione ad uno o più determinati documenti prodotti in copia, contenga una non equivoca negazione della loro conformità all’originale” (cfr. Cass., nn. 4912/2017, 20166/2013, 23174/2006 e 16232/2004) ed, in termini più radicali, attribuendo al ricorrente la piena conoscenza del contenuto delle specifiche produzioni avversarie e delle indicazioni desumibili dall’estratto del ruolo di cui aveva ammesso il possesso e correttamente derivando da tale documentazione, così confermata nella sua valenza probatoria, l’accertamento della regolarità e tempestività delle notifiche eseguite a mezzo posta certificata, includendo quella documentazione le relative relate di notifica insuscettibili di essere riguardate, come nel terzo motivo si pretenderebbe da parte del ricorrente, come disgiunte dall’atto notificato ed, infine, sancendo l’inammissibilità per tardività dell’opposizione di tutte le eccezioni di natura formale pure riproposte con il terzo motivo, con conseguente palese infondatezza del quarto motivo, stante, a tale stregua, la piena congruità e correttezza della motivazione resa dalla Corte territoriale.

– che, pertanto, il ricorso va rigettato;

– che le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità nei confronti di ciascuno dei controricorrenti, che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 3.800,00 per compensi, oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 26 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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