Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36141 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 19/10/2021, dep. 23/11/2021), n.36141

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 31010/2020 proposto da:

G.P., elettivamente domiciliata in ROMA presso lo studio

dell’avvocato MAURIZIO PAGANI, rappresentata e difesa dall’avvocato

MATTIA CASAROTTI;

– ricorrente –

contro

REGIONE PIEMONTE, in persona del legale rappresentante, elettivamente

domiciliata in ROMA, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO

COLARIZI, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 259/2020 del TRIBUNALE DI NOVARA depositata in

data 10/6/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 19/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO

DELL’UTRI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con sentenza resa in data 10/6/2020 (n. 259/2020), il Tribunale di Novara, in accoglimento dell’appello incidentale promosso dalla Regione Piemonte, ha dichiarato il difetto di titolarità passiva dell’amministrazione regionale convenuta in relazione alla domanda proposta da G.P. per la condanna della Regione Piemonte al risarcimento dei danni subiti dall’attrice a seguito di due distinte collisioni della propria autovettura con due caprioli inoltratisi nelle aree del traffico stradale;

a fondamento della decisione assunta, il tribunale ha rilevato come, essendosi i sinistri denunciati verificati su una strada provinciale, gravasse sulla Provincia l’obbligo di adottare le misure necessarie a garantire la sicurezza della circolazione, non avendo, peraltro, l’attrice fornito alcuna prova da cui potersi evincere una condotta colposa da parte della Regione Piemonte, non essendo a quest’ultima rimesso alcun dovere di manutenzione e messa in sicurezza della sede stradale di proprietà provinciale, a tacere dell’avvenuto accertamento che i fatti dannosi denunciati si sarebbero verificati in ogni caso pur quando fossero stati apposti in loco segnali stradali di pericolo;

avverso la sentenza d’appello, G.P. propone ricorso per cassazione sulla base di due motivi d’impugnazione;

la Regione Piemonte resiste con controricorso;

a seguito della fissazione della Camera di consiglio, la causa è stata trattenuta in decisione all’odierna adunanza camerale, sulla proposta di definizione del relatore emessa ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione della L. n. 157 del 1992 (artt. 1 e 9), nonché per omesso esame di fatti decisivi controversi (in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), per avere il tribunale erroneamente omesso di rilevare come, secondo il recente indirizzo consolidatosi nella giurisprudenza di legittimità, la responsabilità dei danni provocati a terzi dalla fauna selvatica dev’essere ricondotta, ai sensi dell’art. 2052 c.c., alle regioni a statuto ordinario, tenuto conto che la L. n. 157 del 1992, individua proprio in tali enti i soggetti incaricati della gestione, tutela e controllo, di detta fauna, limitandosi ad attribuire alle province unicamente l’esercizio di funzioni amministrative ad esse delegate;

con il secondo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 2043 e 2052 c.c., nonché per omesso esame di fatti decisivi controversi (in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), per avere il tribunale erroneamente affermato l’omessa allegazione e prova, da parte dell’attrice, di fatti specifici da cui potesse evincersi una responsabilità della regione, atteso che, ai sensi dell’art. 2052 c.c., grava sul danneggiato unicamente l’onere di dimostrare il nesso eziologico tra il comportamento dell’animale e il danno, spettando invece alla ragione fornire la prova liberatoria del caso fortuito, dimostrando che la condotta dell’animale si è posto di tutto di fuori della propria sfera di controllo: prova liberatoria, nella specie mai fornita dall’amministrazione regionale avversaria;

entrambi i motivi – congiuntamente esaminabili per ragioni di connessione – sono manifestamente fondati;

osserva il Collegio come, secondo il più recente insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, nell’azione di risarcimento del danno cagionato da animali selvatici a norma dell’art. 2052 c.c., la legittimazione passiva spetti in via esclusiva alla Regione, in quanto titolare della competenza normativa in materia di patrimonio faunistico, nonché delle funzioni amministrative di programmazione, di coordinamento e di controllo delle attività di tutela e gestione della fauna selvatica, anche se eventualmente svolte – per delega o in base a poteri di cui sono direttamente titolari – da altri enti; la Regione può rivalersi (anche mediante chiamata in causa nello stesso giudizio promosso dal danneggiato) nei confronti degli enti ai quali sarebbe in concreto spettata, nell’esercizio di funzioni proprie o delegate, l’adozione delle misure che avrebbero dovuto impedire il danno (Sez. 3, Sentenza n. 12113 del 22/06/2020, Rv. 658165 – 03; Sez. 3, Sentenza n. 7969 del 20/04/2020, Rv. 657572 – 03);

in particolare, poiché la proprietà pubblica delle specie animali protette è disposta in funzione della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, che avviene anche attraverso la tutela e la gestione di dette specie mediante l’attribuzione alle Regioni di specifiche competenze normative e amministrative, nonché di indirizzo, coordinamento e controllo (non escluso il potere di sostituzione) sugli enti minori titolari di più circoscritte funzioni amministrative, proprie o delegate, si determina una situazione che è equiparabile (nell’ambito del diritto pubblico) a quella della ‘utilizzazioné degli animali da parte di un soggetto diverso dal loro proprietario, ai fini dell’art. 2052 c.c.: la funzione di tutela, gestione e controllo del patrimonio faunistico operata dalle Regioni costituisce nella sostanza una ‘utilizzazione, in senso pubblicistico, di tale patrimonio, di cui è formalmente titolare lo Stato, al fine di trarne una utilità collettiva pubblica per l’ambiente e l’ecosistema;

in forza di tali premesse, la funzionalizzazione della proprietà pubblica alla realizzazione di interessi e utilità collettive, comporta, ad avviso della Corte, l’applicabilità della disposizione di cui all’art. 2052 c.c., nella parte in cui attribuisce la responsabilità per i danni causati dagli animali al soggetto (in tal caso pubblico) che “se ne serve”, salvo che questi provi il caso fortuito;

tale soggetto, in base alle disposizioni in precedenza richiamate, va individuato certamente, ed esclusivamente, nelle Regioni, dal momento che sono le Regioni gli enti territoriali cui spetta, in materia, non solo la funzione normativa, ma anche le funzioni amministrative di programmazione, coordinamento e controllo delle attività eventualmente svolte (per delega o in base a poteri di cui sono direttamente titolari) da altri enti, ivi inclusi i poteri sostitutivi, per i casi di eventuali omissioni;

sono dunque in sostanza le Regioni gli enti che “utilizzano” il patrimonio faunistico protetto al fine di perseguire l’utilità collettiva di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (Sez. 3, Sentenza n. 12113 del 22/06/2020, Rv. 658165 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 7969 del 20/04/2020, Rv. 657572 – 01);

ciò posto, ferma l’applicazione dell’art. 2052 c.c., in materia di danni da fauna selvatica, spetterà al danneggiato di dimostrare il nesso eziologico tra il comportamento dell’animale e l’evento lesivo, mentre incomberà sulla regione l’onere di fornire la prova liberatoria del caso fortuito, dimostrando che la condotta dell’animale si è posta del tutto al di fuori della propria sfera di controllo, come causa autonoma, eccezionale, imprevedibile o, comunque, non evitabile neanche mediante l’adozione delle più adeguate e diligenti misure – concretamente esigibili in relazione alla situazione di fatto e compatibili con la funzione di protezione dell’ambiente e dell’ecosistema – di gestione e controllo del patrimonio faunistico e di cautela per i terzi (Sez. 3, Sentenza n. 12113 del 22/06/2020, Rv. 658165 – 02; Sez. 3, Sentenza n. 7969 del 20/04/2020, Rv. 657572 – 02);

e’ appena il caso di rilevare l’incongruità di quanto eccepito dalla Regione controricorrente in questa sede (in ordine alla pretesa avvenuta qualificazione della propria domanda, da parte dell’attore, unicamente ai sensi dell’art. 2043 c.c.), trattandosi della mera qualificazione giuridica di una domanda risarcitoria, pienamente inquadrata nei suoi elementi costitutivi;

sul punto, è appena il caso di richiamare consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, ai sensi del quale la corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, che vincola il giudice ex art. 112 c.p.c., riguarda il petitum che va determinato con riferimento a quello che viene domandato nel contraddittorio sia in via principale che in via subordinata, in relazione al bene della vita che l’attore intende conseguire, ed alle eccezioni che, in proposito, siano state sollevate dal convenuto, ma non concerne le ipotesi in cui il giudice, espressamente o implicitamente, dia al rapporto controverso o ai fatti che siano stati allegati quali causa petendi dell’esperita azione, una qualificazione giuridica diversa da quella prospettata dalle parti (Sez. 2, Sentenza n. 11289 del 10/05/2018, Rv. 648503 – 01; Sez. L, Sentenza n. 6757 del 24/03/2011, Rv. 616454 – 01);

sulla base di tali premesse, rilevata la manifesta fondatezza del ricorso, dev’essere disposta la cassazione della sentenza impugnata, con il conseguente rinvio al Tribunale di Novara, in persona di altro magistrato, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Novara, in persona di altro magistrato, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, della Corte Suprema di Cassazione, il 19 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

 

 

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