Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36135 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 19/10/2021, dep. 23/11/2021), n.36135

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 26968/2020 proposto da:

C.C., elettivamente domiciliata in ROMA, presso lo

studio dell’avvocato ALBERTO DI CAPUA, rappresentata e difesa

dall’avvocato NATALE PREGEVOLE;

– ricorrente –

contro

S.C., elettivamente domiciliata in ROMA, presso lo studio

dell’avvocato MASSIMO FALCO, che, unitamente all’avvocato FRANCESCO

LONGANO, la rappresenta e difende;

– controricorrente –

e:

S.A.;

avverso la sentenza n. 3405/2019, della CORTE D’APPELLO DI NAPOLI

depositata in data 19/6/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 19/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO

DELL’UTRI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con sentenza resa in data 19/6/2019 (n. 3405/2019), la Corte d’appello di Napoli ha confermato la decisione con la quale il giudice di primo grado ha condannato C.C. al rilascio, in favore di S.A. e S.C., dell’immobile dalla prima detenuto sine titulo, contestualmente rigettando la domanda riconvenzionale proposta dalla C. per il riconoscimento dell’avvenuta usucapione dell’immobile in esame;

a fondamento della decisione assunta, la corte territoriale ha escluso l’avvenuta dimostrazione, da parte della C., tanto dei presupposti per l’accertamento dell’avvenuta usucapione in proprio favore dell’immobile dedotto in giudizio dalle attrici, quanto dei presupposti per il riconoscimento, in proprio favore, di un’indennità a titolo di arricchimento ingiustificato da porre a carico delle controparti;

avverso la sentenza d’appello, C.C. propone ricorso per cassazione sulla base di due motivi d’impugnazione;

S.C. resiste con controricorso;

S.A. non ha svolto difese in questa sede;

a seguito della fissazione della Camera di consiglio, la causa è stata trattenuta in decisione all’odierna adunanza camerale, sulla proposta di definizione del relatore emessa ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.;

C.C. ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 111 Cost., comma 6, e dell’art. 132 c.p.c., n. 4 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4), per avere la corte territoriale erroneamente proceduto alla qualificazione della domanda giudiziale originariamente formulata dalle attrici, senza considerarne la natura di azione di rivendicazione (e non già di restituzione a titolo personale di un immobile illegittimamente detenuto dalla controparte), con la conseguente omissione di pronuncia, da parte dei giudici di merito, sull’eccezione tempestivamente sollevata dalla C. in ordine alla mancata dimostrazione, ad opera delle controparti, della propria qualità di proprietarie dell’immobile rivendicato, in nessun modo dimostrabile sulla base della scarna documentazione dalle stesse depositata in giudizio;

con il secondo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 111 Cost., e degli artt. 2697 e 948 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere il giudice a quo illegittimamente invertito gli oneri relativi alla dimostrazione della proprietà dell’immobile dedotto in giudizio dalle originarie attrici, dovendo necessariamente ritenersi incombente, a carico di queste ultime, il compito di fornire la rigorosa dimostrazione della propria qualità di proprietarie del bene posto ad oggetto dell’azione di rivendicazione concretamente formulata;

entrambi i motivi congiuntamente – esaminabili per motivi di connessione – sono inammissibili;

osserva al riguardo il Collegio come le questioni sollevate dall’odierna ricorrente con entrambi i motivi proposti – con particolare riguardo: 1) alla qualificazione della domanda originariamente proposta dalle attrici; 2) alla dimostrazione, da parte delle stesse, della propria qualità di proprietarie dell’immobile rivendicato; 3) alla distribuzione degli oneri probatori in ordine all’attestazione della ridetta proprietà – non risultino trattate in alcun modo nella sentenza impugnata;

al riguardo, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, qualora con il ricorso per cassazione siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, è onere della parte ricorrente, al fine di evitarne una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito (tanto a quello di primo grado, quanto a quello d’appello in sede d’impugnazione), ma anche, in ossequio al principio di puntuale e completa allegazione del ricorso stesso, di indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Suprema Corte di controllare ex actis la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione (cfr. ex plurimis, Sez. 2 -, Sentenza n. 20694 del 09/08/2018, Rv. 650009 – 01; Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 15430 del 13/06/2018, Rv. 649332 – 01);

non avendo la ricorrente in alcun modo provveduto alle ridette allegazioni, il ricorso deve ritenersi per ciò stesso inammissibile;

alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna della C. al rimborso, in favore della controricorrente S.C., delle spese del presente giudizio secondo la liquidazione di cui al dispositivo, oltre all’attestazione della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio, liquidate in complessivi Euro 2.500,00, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori come per legge.

Dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, della Corte Suprema di Cassazione, il 19 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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