Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36121 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 22/09/2021, dep. 23/11/2021), n.36121

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27915-2020 proposto da:

P.S.L., rappresentato e difeso dall’avv. STEFANO

SCHIONA;

– ricorrente –

contro

M.S., M.K., eredi di

S.S., rappresentati e difesi dall’avv. Giovanni Rizzi;

– controricorrenti-

S.O., SB.OR.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 142/2020 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 11/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

22/09/2021 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE TEDESCO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte d’appello di Ancona, nella causa ereditaria derivante dalla successione testamentaria di S.D. (promossa dalla figlia del defunto S.S. nei confronti della madre e coniuge del de cuius P.S.L. e delle sorelle S.O. e Sb.Or., in riforma della sentenza di primo grado, ha riconosciuto che il testatore aveva disposto dei propri beni, attribuendo al coniuge l’usufrutto sugli immobili e alle figlie la nuda proprietà degli stessi immobili, oltre a una somma di denaro lasciata alla figlia S.O..

La Corte d’appello, pertanto, ha accolto l’appello principale di P.S.L. e l’appello incidentale di Sb.Or., rigettando la domanda iniziale, proposta da S.S. e accolta dal primo giudice, volta al conseguimento dell’immediato possesso delle porzioni immobiliari oggetto delle disposizioni testamentarie in suo favore.

La corte di merito, infine, nel regolare le spese di lite del doppio grado di giudizio, ne ha disposto l’integrale compensazione, ripartendo in pari misura fra le parti le spese della consulenza tecnica.

Per la cassazione della sentenza P.S.L. ha proposto ricorso affidato a due motivi, con i quali si duole della compensazione delle spese, operata dal giudice d’appello, denunciando la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., (primo motivo) e la carenza della motivazione posta dalla cote di merito a giustificazione della stessa compensazione (secondo motivo).

Gli eredi di S.S. hanno resistito con controricorso. S.O. e Sb.Or. rimangono intimati.

La causa è stata fissata dinanzi alla sesta sezione civile della Suprema Corte su conforme proposta del relatore di manifesta fondatezza del ricorso.

Il ricorso è fondato. Viene in considerazione il seguente principio: “ai sensi dell’art. 92 c.p.c., come risultante dalle modifiche introdotte dal D.L. n. 132 del 2014, e dalla sentenza n. 77 del 2018 della Corte Costituzionale, la compensazione delle spese di lite può essere disposta (oltre che nel caso della soccombenza reciproca), soltanto nell’eventualità di assoluta novità della questione trattata o di mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti o nelle ipotesi di sopravvenienze relative a tali questioni e di assoluta incertezza che presentino la stessa, o maggiore, gravità ed eccezionalità delle situazioni tipiche espressamente previste dall’art. 92 c.p.c., comma 2, (Cass. n. 3977/2020; n. 4696/2019).

E’ stato chiarito che “in tema di spese giudiziali, ai sensi dell’art.

92 c.p.c., nella formulazione vigente ratione temporis, le “gravi ed eccezionali ragioni”, da indicarsi esplicitamente nella motivazione, che ne legittimano la compensazione totale o parziale, devono riguardare specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa e non possono essere espresse con una formula generica inidonea a consentire il necessario controllo (Cass. n. 22310/2017).

La Corte d’appello ha indicato, quale ragione giustificativa della compensazione, il fatto cha la decisione della causa aveva richiesto l’esame di alcune clausole testamentarie di difficile interpretazione. Fatto è però che tale motivazione, in disparte la genericità della enunciazione, non riflette il contenuto della ricostruzione operata dalla Corte d’appello, non comprendendosi, in base a essa, quali siano state le difficoltà incontrate nella ricostruzione della volontà testamentaria. La Corte d’appello, infatti, dopo avere precisato che nella definizione del gravame, avrebbe proceduto secondo il principio della “ragione più liquida”, ha ritenuto infondata la pretesa dell’attrice, di conseguire il possesso dei beni immobili a lei attribuiti, ravvisando nel testamento una disposizione di usufrutto sulla componente immobiliare del patrimonio in favore del coniuge, attuale ricorrente, che fu soccombente in primo grado e vittoriosa in appello.

In rapporto al contenuto della decisione, le difficoltà accampate dalla Corte di merito si risolvono così in una generica enunciazione, che non consente di identificare l’iter logico seguito dal giudice di merito per giustificare la compensazione.

Il ricorso, pertanto, deve essere accolto la causa rinviata alla Corte d’appello di Ancona in diversa composizione, che provvederà a regolare le spese di lite in applicazione dei principi di cui sopra e liquiderà anche le spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

accoglie il ricorso; cassa la sentenza; rinvia la causa alla Corte d’appello di Ancona in diversa composizione anche per le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6 – 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 22 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

 

 

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