Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36106 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 08/07/2021, dep. 23/11/2021), n.36106

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. GUIZZI Stefano Giaime – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23495-2020 proposto da:

P.R., C.F., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA UGO BARTOLOMEI 23, presso lo studio dell’Avvocato ENRICO

IVELLA, che li rappresenta e difende unitamente all’Avvocato MARCO

DORI;

– ricorrenti –

contro

SOCIETA’ REALE MUTUA DI ASSICURAZIONI, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

G. NICOTERA 24, presso lo studio dell’Avvocato ALESSANDRO NOBILONI,

che la rappresenta e difende unitamente all’Avvocato MICHELE

PAOLVITI;

– controricorrente –

M.I.C. MUSEO INTERNAZIONALE DELLE CERAMICHE IN FAENZA – ONLUS, in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEGLI OTTAVI 9, presso lo

studio dell’Avvocato MASSIMILIANO SCARINGELLA, rappresentato e

difeso dagli Avvocati LORENZO VALGIMIGLI, LIVIO MATASSA;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

SOCIETA’ REALE MUTUA DI ASSICURAZIONI, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

G. NICOTERA 24, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO NOBILONI,

che la rappresenta e difende unitamente all’Avvocato MICHELE

PAOLETTI;

– controricorrente all’incidentale –

avverso la sentenza n. 2065/2019 della CORTE D’APPELLO di BOIDG N A,

depositata il 10 /07 / 2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’08/07/2021 dal Consigliere Relatore Dott. STEFANO

GIAIME GUIZZI.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

– che C.F. e P.R. ricorrono, sulla base di un unico motivo, per la cassazione della sentenza n. 2065/19, del 10 luglio 2019, della Corte di Appello di Bologna, che – accogliendo parzialmente il gravame esperito, in via di principalità, dal Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (d’ora in poi, “Museo”), nonché, integralmente, quello incidentale della società Reale Mutua di Assicurazioni (d’ora in poi, “Reale Mutua”), avverso la sentenza n. 285/09, del 30 dicembre 2009, del Tribunale di Ravenna, sezione distaccata di Faenza – provvedeva nei termini di seguito indicati;

che tale pronuncia, in particolare, oltre a rideterminare – in parziale accoglimento dell’appello principale del Museo – l’importo del risarcimento da esso dovuto, al C. e alla P., nella minor somma di Euro 53.000,00, dichiarava (in integrale accoglimento del gravame incidentale di Reale Mutua) il difetto di legittimazione attiva del Museo, quanto alla domanda di manleva dello stesso, esito cui perveniva sul rilievo che quello oggetto di causa fosse un contratto di assicurazione per conto di chi spetta, e dunque corrente tra gli assicurati (i proprietari dell’opera) e Reale Mutua;

– che, in punto di fatto, i ricorrenti riferiscono di essere proprietari di un’opera in ceramica (denominata “Topolino “Piccin Gari”) e di averla concessa in comodato gratuito al Museo, affinché il medesimo potesse esporla ad una fiera d’arte svoltasi negli Stati Uniti d’America;

– che, lamentando l’avvenuto grave danneggiamento del proprio bene, essi agivano in giudizio contro il Museo, che – a propria volta -chiamava in manleva Reale Mutua, con la quale aveva concluso un contratto di assicurazione:

– che all’esito del primo grado di giudizio – espletate due diverse CTU per l’accertamento del valore dell’opera e l’entità del danno – il convenuto, o meglio per esso l’assicuratore chiamato in manleva, veniva condannato al pagamento dell’importo di Euro 350.000,00 a titolo di risarcimento danni;

– che esperito gravame, in via di principalità, dal Museo, nonché, incidentalmente, da Reale Mutua, il giudice di appello riformava la decisione del primo giudice nei termini sopra indicati;

– che avverso la sentenza della Corte felsinea ricorrono per cassazione il C. e la P., sulla base – come detto – di un unico motivo;

che esso denuncia – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) – “l’acritica adesione” della sentenza impugnata “alle conclusioni tratte dal primo CTU”, e con essa la “carenza assoluta di motivazione” (ovvero, la motivazione apparente della decisione della Corte territoriale);

– che il Museo ha resistito, con controricorso, all’avversaria impugnazione, chiedendo che la stessa venga dichiarata inammissibile o comunque rigettata, proponendo ricorso incidentale, sulla base di due motivi;

– che il primo motivo denuncia – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) – violazione e falsa applicazione dell’art. 1891 c.c., assumendo che dal contegno processuale degli assicurati (i (guaii avevano dichiarato di non volersi avvalere “direttamente” dell’assicurazione, precisando che qualsivoglia domanda coltivata dal Museo nei confronti di Reale Mutua sarebbe stata “riconducibile” ad esso solo) – sarebbe, in realtà, desumibile un espresso consenso degli stessi all’azione verso l’assicuratore, sicché errata sarebbe la decisione della Corte bolognese di rigettare la domanda di manleva;

– che il secondo motivo denuncia – sempre ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) – violazione e falsa applicazione degli artt. 1223, 1227 e 1375 c.p.c., lamentando che la sentenza impugnata non ha dato rilievo, anche quale comportamento suscettibile di ridurre il danno subito dai proprietari dell’opera, al contegno consistito nel non fruire dell’assicurazione conclusa in loro favore;

– che ha resistito a entrambe le impugnazioni, con due diversi controricorsi, la società Reale Mutua, chiedendo che esse siano dichiarate inammissibili o, in ogni caso, rigettate;

– che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio dell’8 luglio 2021.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso principale è manifestamente infondato;

– che, difatti, se è vero che il giudice del merito, in presenza di un rilevante contrasto tra più consulenze tecniche d’ufficio, disposte ed espletate nel corso del processo, “può ben seguire le conclusioni dell’una o dell’altra, ma è tenuto a fornire adeguata, logica ed esauriente motivazione del convincimento raggiunto, enunciando gli elementi probatori, i criteri di valutazione, nonché gli argomenti logici e giuridici che lo hanno indotto alla scelta”, obbligo da “ritenersi ancor più cogente e rigoroso quando la preferenza sia accordata alla consulenza espletata per prima, sulle cui conclusioni quella successiva, dalla quale ci si discosta, abbia già portato il proprio ragionato esame critico” (Cass. Sez. 2, sent. 1 febbraio 1995, n. 1146, Rv. 490173-01; in senso conforme, da ultimo, Cass. Sez. 1, sent. 2 maggio 2005, n. 10133, Rv. 589267-01), deve rilevarsi che, nel caso di specie, tale condizione risulta soddisfatta, non essendovi stata alcuna “acritica” adesione della decisione impugnata alle valutazioni del primo consulente, avendo la Corte territoriale illustrato le ragioni della preferenza accordata al primo elaborato tecnico;

– che secondo il giudice di appello “il primo consulente tecnico nominato dal Tribunale” risulta aver “determinato in maniera logica ed argomentata il valore originario della “Topolino “Piccin Gari”, e ciò “tenuto conto delle quotazioni a livello internazionale di opere paragonabili” alla stessa, soprattutto “per le caratteristiche dimensionali” (si tratta, infatti, della riproduzione in ceramica dell’autovettura “Fiat Topolino”), “tralasciando le opere minori e i casi eccezionali”, così individuando “un valore compreso tra 130.000,00 ed Euro. 150.000,00”, sicché l’ausiliario del giudice – assumendo a riferimento “il valore massimo della forbice” – ha provveduto, poi, a “calcolare la misura del deprezzamento”, avendo “tenuto conto di un precedente danneggiamento subito dall’opera”, oltre che “della possibilità di restaurare la stessa”;

– che si tratta di motivazione più che adeguata, anche in relazione al fatto che – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), nel testo “novellato” dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134 (testo applicabile “ratione temporis” al presente giudizio) – il sindacato di questa Corte è destinato ad investire la parte motiva della sentenza solo entro il “minimo costituzionale” (cfr. Cass. Sez. Un., sent. 7 aprile 2014, n. 8053, Rv. 629830-01, nonché, “ex multis”, Cass. Sez. 3, ord. 20 novembre 2015, n. 23828, Rv. 637781-01; Cass. Sez. 3, sent. 5 luglio 2017, n. 16502, Rv. 637781-01; Cass. Sez. 1, ord. 30 giugno 2020, n. 13248, Rv. 658088-01);

– che lo scrutinio di questa Corte e’, dunque, ormai ipotizzabile solo in caso di motivazione “meramente apparente”, evenienza che ricorre, oltre che nell’ipotesi di “carenza grafica” della stessa, quando essa, “benché graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perché recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento” (Cass. Sez. Un., sent. 3 novembre 2016, n. 22232, Rv. 641526-01, nonché, più di recente, Cass. Sez. 6-5, ord. 23 maggio 2019, n. 13977, Rv. 654145-0), o perché affetta da “irriducibile contraddittorietà” (cfr. Cass. Sez. 3, sent. 12 ottobre 2017, n. 23940, Rv. 645828-01; Cass. Sez. 6-3, ord. 25 settembre 2018, n. 22598, Rv. 650880-01), ovvero connotata da “affermazioni inconciliabili” (da ultimo, Cass. Sez. ord. 25 giugno 2018, n. 16111, Rv. 649628-01), mentre “resta irrilevante il semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Cass. Sez. 2, ord. 13 agosto 2018, n. 20721, Rv. 650018-01);

– che pure il ricorso incidentale va rigettato, non risultando superate – dai rilievi svolti dal ricorrente incidentale nella propria memoria – le considerazioni espresse nella proposta del consigliere relatore;

– che il primo motivo e’, infatti, manifestamente infondato;

– che va dato, difatti, seguito al principio secondo cui, all’assicurazione per conto di chi spetta, disciplinata dall’art. 1891 c.c., “non è applicabile, attesa la sua natura indennitaria, l’art. 1411 c.c., comma 3, il quale, in tema di contratto a favore di terzi, legittima lo stipulante a beneficiare della prestazione ove il terzo rifiuti di profittarne”, non potendo ravvisarsi nel contegno manifestato, nel caso di specie, dagli assicurati – e consistito, semplicemente, nel richiedere il risarcimento dei danni al responsabile dell’illecito, senza esprimersi positivamente in merito all’iniziativa assunta dal contraente Museo (avendo, anzi, il C. e la P. dichiarato di non volersi avvalere “direttamente” dell’assicurazione, precisando che qualsivoglia domanda eventualmente coltivata dal Museo nei confronti di Reale Mutua sarebbe stata “riconducibile” ad esso soltanto) -quell’espresso consenso a che il contraente eserciti, secondo quanto prevede il citato art. 1891, comma 2, i diritti derivanti dalla polizza”, atteso che il loro contegno “palesa soltanto il rifiuto dell’assicurato di avvalersi dell’assicurazione, ma nulla esprime in ordine all’esercizio, da parte dello stipulante, dei diritti derivanti dall’assicurazione medesima” (Cass. Sez. Un., sent. 18 aprile 2002, n. 5556, Rv. 553790-01; in senso conforme Cass. Sez. 3, sent. 20 luglio 2004, n. 13456, Rv. 574706-01 e, soprattutto, Cass. Sez. 3, sent. n. 5556 del 13 dicembre 2007, Rv. 601127-01, secondo cui “il contraente, anche quando si trova in una relazione di custodia con la cosa, può pretendere l’indennità in luogo dell’avente diritto se quest’ultimo presti il proprio consenso ovvero se ciò sia previsto da apposita clausola”; conforme anche Cass. Sez. 3, ord. 2 marzo 2018, n. 4923, Rv. 64736301, secondo cui l’art. 1891 c.c., comma 2, “configura un’ipotesi di sostituzione processuale, la quale può trovare titolo in uno specifico mandato dell’avente diritto che, quanto all’incasso, può avere ad oggetto sia crediti già sorti che crediti eventuali e futuri, ma non in una rinuncia per la cui validità ed efficacia sarebbero necessarie l’esistenza del diritto e la consapevolezza di tale esistenza”);

– che, in altri termini, non basta che l’assicurato acconsenta tacitamente a che lo stipulante si avvalga dei diritti nascenti dal contratto, ma occorre un espresso consenso, non ravvisabile nel caso che occupa, visto che gli assicurati hanno inteso precisare che ogni iniziativa assunta dal Museo verso l’assicuratore sarebbe stata (solo) al primo “riconducibile”;

– che il secondo motivo – della cui ammissibilità potrebbe persino dubitarsi, prospettando esso una questione che appare nuova, visto che della stessa non vi è traccia né nella sentenza impugnata, né nella ricostruzione dei motivi di gravame come operata dal Museo nel proprio ricorso incidentale (Cass. Sez. 2, ord. 24 gennaio 2019, n. 2038, Rv. 652251-02) – e’, del pari, manifestamente infondato;

– che il principio della “corupensatio lucri cum dcunno” – richiamato dal ricorrente incidentale – presuppone che l’indennizzo assicurativo venga effettivamente riscosso dal danneggiato (solo in questo caso presentandosi come “lucro”, e tale, dunque, da giustificare, in ossequio al principio che configura come “iniusta locupletatio” il risarcimento cd. “ultracompensativo”, il defalco dello stesso da quanto dovuto come posta risarcitoria), sicché il riferimento ad esso deve ritenersi non pertinente;

– che, d’altra parte, nessuna violazione dell’art. 1227 c.c. può ravvisarsi nel contegno dell’assicurato ex art. 1891 c.c., comma 2, che decida di non avvalersi dell’indennizzo:

– che il collegio non ignora il principio affermato dalla giurisprudenza di questa Corte – alla quale si è richiamato il ricorrente incidentale, in particolare, nella propria memoria – secondo cui l’art. 1227 c.c., comma 2, non si limita ad esigere dal creditore la mera inerzia di fronte all’altrui comportamento dannoso, ma gli impone, secondo i principi di correttezza e buona fede di cui all’art. 1175 c.c., un contegno attivo o positivo, diretto a limitare le conseguenze dannose di quel comportamento (con esclusione solo di quelle condotte che siano gravose od eccezionali, o tali da comportare notevoli rischi o rilevanti sacrifici), ma ritiene che esso non possa operare nel caso di specie;

– che, difatti, alla considerazione già espressa nella proposta del consigliere relatore – nella quale si evidenziava come immaginare che il beneficiario dell’assicurazione ex art. 1891 c.c. debba subire una limitazione dell’ammontare del risarcimento, dovutogli dal responsabile dell’illecito, per non aver richiesto l’indennizzo assicurativo, equivarrebbe a conferire carattere coattivo ad una situazione soggettiva che l’ordinamento configura, invece, in termini di diritto – va aggiunto un ulteriore rilievo;

– che l’assicurazione per conto altrui, benché sottratta – come si è detto – all’applicazione dell’art. 1411 c.c., comma 3, resta pur sempre “un contratto a favore del terzo o, ancor più specificamente, una vicenda negoziale “sui generis” di contratto a favore di terzo” (così Cass. Sez. 3, sent. 5 giugno 2007, n. 13058, Rv. 599174-01), con la conseguenza, allora, che “la titolarità del rapporto fa capo ai contraenti” (nella specie, lo stipulante e l’assicuratore), “mentre la titolarità del diritto appartiene al terzo beneficiario” (ovvero, nel caso “de quo”, l’assicurato), il quale, però, “non diventa mai parte del contratto” (cfr. Cass. Sez. 2, ord. 30 marzo 2021, n. 8766, Rv. 66092001);

– che non essendo, dunque, l’assicurato parte del contratto ex art. 1891 c.c., e dunque in assenza di un rapporto negoziale tra il medesimo e lo stipulante, non pertinente appare il riferimento all’art. 1375 c.c. quanto alle loro relazioni;

– che, pertanto, anche il ricorso incidentale va rigettato;

– che le spese del presente giudizio vanno integralmente compensate tra i ricorrenti principali e il ricorrente incidentale, in ragione della loro reciproca soccombenza;

– che vanno compensate integralmente le spese del presente giudizio pure quanto al rapporto processuale intercorrente, da un lato, tra i ricorrenti principali e la società Reale Mutua, e ciò in ragione dell’assenza di qualsiasi pretesa da parte dei primi verso la seconda, giacché la notifica del ricorso principale “non contiene una “vocatio in ius”, ma ha valore di semplice “litis denuntiatio”” (da ultimo, Cass. Sez. 2, ord. 27 aprile 2018, n. 10171, Rv. 648167- 01), nonché, dall’altro, tra il ricorrente incidentale e la medesima società, costituendo giusto motivo di compensazione – ai sensi dell’art. 92 c.p.c., nel testo originario della norma, ovvero anteriore alle diverse modifiche legislative apportate a partire dal L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, comma 4 (testo applicabile “ratione temporis” al presente caso, essendo stato il giudizio di primo grado instaurato con citazione del 3 febbraio 2003) – l’alterno esito dei giudizi di merito, quanto alla questione della legittimazione della società assicuratrice;

– che in ragione del rigetto del ricorso principale e di quello incidentale, va dato atto – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 – della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti principali e della ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo, se dovuto, a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale ed il ricorso incidentale, compensando integralmente tra tutte le parti le spese del presente giudizio.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti principali e della ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo, se dovuto, a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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