Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36102 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 23/11/2021, (ud. 24/09/2021, dep. 23/11/2021), n.36102

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BALSAMO Milena – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – rel. Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. TADDEI Margherita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5087/2017 proposto da:

P.V. in proprio e nella qualità di erede di

P.S., elettivamente domiciliata in Roma Via Caio Mario, 13, presso

lo studio dell’avvocato Di Fonso Simona che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

Equitalia Servizi Di Riscossione Spa,

– intimata –

avverso la sentenza n. 6388/2016 della COMM. TRIB. REG. LAZIO,

depositata il 25/10/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/09/2021 dal consigliere Dott. FASANO ANNA MARIA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

P.V., sorella ed erede della deceduta P.S., impugnava dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma l’iscrizione ipotecaria n. 14569 del 2004, per omesso pagamento di cartelle esattoriali, lamentando di averne avuto notizia in occasione di una verifica effettuata, in data 20.7.2011, presso la Conservatoria del Registro. La ricorrente lamentava l’illegittimità della iscrizione, riferendo di non avere mai ricevuto, né in qualità di erede, né in proprio, la notifica delle cartelle o dell’avviso di iscrizione ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 65, eccependo, altresì, la decadenza dell’azione esecutiva e la prescrizione del credito. Il Concessionario alla Riscossione si costituiva in giudizio, chiedendo che venisse dichiarata la cessazione della materia del contendere, in quanto il debito era stato medio tempore pagato dalla ricorrente. La Commissione Tributaria Provinciale di Roma, con sentenza n. 3/31/12, dichiarava estinto il giudizio per cessata materia del contendere. P.V. proponeva appello, chiedendo la riforma della sentenza di primo grado nella parte in cui aveva dichiarato la cessazione della materia del contendere, insistendo affinché il giudice rilevasse il contenuto dell’atto notificato in data 22-23.7.2011, con il quale era stato comunicato al Concessionario che il futuro pagamento sarebbe avvenuto con espressa riserva di ripetizione e senza alcuna rinuncia al ricorso giudiziale, concludendo con la richiesta di pronuncia sul merito della controversia. La Commissione Tributaria Regionale del Lazio, con sentenza n. 392/04/2013, confermava la cessazione della materia del contendere, omettendo la pronuncia di merito.

P.V. proponeva ricorso per cassazione, che veniva accolto con rinvio al giudice di appello per il riesame del merito. La contribuente riassumeva il giudizio dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, chiedendo che venisse dichiarata l’illegittimità della iscrizione ipotecaria.

L’adita Commissione, con sentenza n. 6388/16, respingeva il gravame, in ragione della rituale notifica delle cartelle di pagamento, e dell’inapplicabilità alla fattispecie del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 50, comma 2, ritenendo non necessaria la notificazione dell’avviso di iscrizione ipotecaria. P.V. ricorre per la cassazione della sentenza svolgendo quattro motivi. La parte intimata non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 65, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, con riferimento alla cartella n. 09720030352234035000, atteso che il giudice del merito avrebbe erroneamente ritenuto ritualmente notificato tale atto impositivo, mai reso noto alla contribuente, come anche l’avviso di iscrizione ipotecaria, anche se la stessa aveva provveduto in data 2.5.2003 ad avvisare tempestivamente il competente Ufficio Finanziario della propria qualifica di erede.

2. Con il secondo motivo si denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e dell’art. art. 137 e ss c.p.c., del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il giudice del merito non avrebbe rilevato che agli atti del giudizio risultavano unicamente depositate le ricevute a/r, D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 26, relative a solo sei delle nove cartelle di pagamento presupposte alla iscrizione ipotecaria.

3. Con il terzo motivo si denuncia violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 50 e 77, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 1, n. 3. La ricorrente denuncia, oltre alla nullità delle cartelle esattoriali nn. (OMISSIS), per inesistenza giuridica della prova dell’avvenuta notifica con riferimento alle prime tre e per violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 65, con riferimento l’ultima, lamentando anche di non aver avuto notifica della comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria, con violazione delle norme indicate in rubrica.

4. Con il quarto motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del D.L.T. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 8, e della L. n. 689 del 1981, art. 7, della L. n. 662 del 1996, art. 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, atteso che il giudice di appello non avrebbe preso in considerazione la circostanza per cui dovrebbe considerarsi illegittima l’iscrizione ipotecaria effettuata per la totalità del credito portato dalle cartelle, ove figuravano anche interessi e sanzioni fatti valere contro l’erede non dovuti.

La contribuente denuncia che in data 13.5.2004; l’Agente della Riscossione, senza provvedere alla notifica del preventivo avviso di cui al terzo motivo del presente ricorso, avrebbe iscritto ipoteca gravando l’erede di oneri che in realtà non era chiamato a sopportare, causando quanto meno la parziale illegittimità della iscrizione ipotecaria, che pure non era stata rilevata dal giudice del merito.

5. Per ragioni di priorità logica va esaminato il terzo motivo di ricorso, con cui la contribuente lamenta di non avere ricevuto la notifica del preavviso di iscrizione ipotecaria, pur avendo comunicato in data 2.5.2003, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 65, la propria qualità di erede.

Le critiche sono fondate per i principi di seguito enunciati.

a) La contribuente lamenta violazione di legge, atteso che il Concessionario alla Riscossione non avrebbe provveduto alla notifica della comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 50 e 77.

In ossequio al principio di autosufficienza, è stato riportato in ricorso il contenuto della dichiarazione di successione presentata all’Ufficio del Registro in data 2.5.2003, mentre l’iscrizione ipotecaria è stata eseguita in data 13.5.2004.

Questa Corte ha precisato che nell’ipotesi di decesso del contribuente, la notifica degli atti impositivi o della riscossione, ove l’evento sia noto all’Ufficio, deve essere compiuta, a pena di nullità insanabile (con conseguente inoperatività dell’art. 156 c.p.c., comma 3, della notifica e degli atti stessi, nei confronti degli eredi, qualora non abbiano tempestivamente provveduto alla comunicazione prescritta al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 65, presso l’ultimo domicilio del ‘de cuius’ collettivamente ed impersonamente, ovvero, nell’ipotesi in cui abbiano effettuato tale incombente, personalmente e nominativamente nel domicilio fiscale di ciascuno di essi (Cass. n. 13760 del 2019). Gli eredi sono tenuti ad effettuare, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 65, una formale comunicazione all’Ufficio, con indicazione delle generalità e del proprio domicilio fiscale (v. Cass. n. 13760 del 2019, con cui la Corte ha ritenuto non rituale la comunicazione inviata all’Ufficio fiscale destinata a finalità diverse, nella specie finalizzata alla denuncia di variazione ai fini IVA).

Prescindendo dalla ritualità della comunicazione della qualità di erede all’Ufficio fiscale da parte di P.V. (che riferisce di avere provveduto ad effettuare la dichiarazione di successione), l’omessa notifica del preavviso di iscrizione ipotecaria è circostanza non contestata, che si evince chiaramente dalla motivazione della sentenza impugnata, atteso che il giudice del merito argomenta diffusamente, e non correttamente, sull’infondatezza della critica proposta dalla contribuente.

b) Questa Corte, in più occasioni, ha affermato che: “In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione di ipoteca ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77, in quanto incidente in negativo sugli interessi del contribuente, deve essere preceduta, a pena di nullità, anche nel regime anteriore all’entrata in vigore dell’art. 77, comma 2 bis, introdotto con il D.L. n. 70 del 2011, conv. in L. n. 106 del 2011, dalla comunicazione allo stesso dell’intenzione di procedervi e dalla concessione del termine di 30 giorni per consentirgli l’esercizio del diritto di difesa, avendo quest’ultima disposizione valenza meramente interpretativa, perché espressione del più generale principio dell’obbligo di attivare il contraddittorio endoprocedimentale immanente nell’ordinamento tributario, fermo restando che, in quanto avente natura reale, l’ipoteca conserva la propria efficacia finché non ne venga disposta la cancellazione ad opera del giudice” (Cass. n. 30534 del 2019). L’Amministrazione finanziaria, prima di iscrivere ipoteca sui beni immobili ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 77 (nella formulazione vigente ratione), deve comunicare al contribuente che provvederà alla suddetta iscrizione, concedendo al medesimo un termine – che può essere determinato, in coerenza con analoghe previsioni normative (da ultimo, quello previsto dal medesimo D.P.R., art. 77, comma 2 bis, come introdotto dal D.L. 14 maggio 2011, n. 70, conv. con modif. dalla L. 12 luglio 2011, n. 106), in trenta giorni – per presentare osservazioni od effettuare il pagamento, dovendosi ritenere che l’omessa attivazione di tale contraddittorio endoprocedimentale comporti la nullità dell’iscrizione ipotecaria per violazione del diritto alla partecipazione al procedimento, garantito anche dagli artt. 41, 47 e 48 della Carte dei diritti fondamentali della Unione Europea, fermo restando che, come si è sopra precisato, attesa la natura reale dell’ipoteca, l’iscrizione mantiene la sua efficacia fino alla sua declaratoria giudiziale di illegittimità (Cass. S.U. n. 19667 del 2014).

c) Dai rilievi espressi, emerge che, in ossequio al principio del contraddittorio procedimentale, l’iscrizione ipotecaria deve essere preceduta, pena la sua nullità, dalla comunicazione e dalla concessione di un termine di trenta giorni al contribuente per il pagamento o la presentazione di osservazioni, pur non trovando, nella specie, applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 50, sicché: “Ne consegue la fondatezza del ricorso per cassazione con cui, pur denunciandosi la violazione di una disposizione inapplicabile (nella specie il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 50, comma 2) si lamenti nella sostanza l’omessa attivazione del contraddittorio, in quanto spetta al giudice il compito di qualificare giuridicamente i fatti, utilizzando la normativa che ad essi si attaglia “(Cass. n. 23875 del 2015).

d) La Commissione Tributaria Regionale non ha fatto buon governo dei principi espressi, affermando che “per l’iscrizione ipotecaria è su niente il mancato pagamento, nei sessanta giorni dalla notificazione delle cartelle di pagamento, senza necessità di ulteriori avvisi”, pertanto, il motivo va accolto, con assorbimento delle restanti censure.

Dall’accoglimento del suddetto mezzo, preliminare ed assorbente, consegue la cassazione della sentenza impugnata e, non essendo necessari accertamenti in fatto, decidendo nel merito, l’accoglimento del ricorso originario proposto dalla contribuente.

Le spese dei gradi di merito vanno interamente compensate tra le parti, tenuto conto del recente consolidarsi della giurisprudenza di legittimità sulle questioni trattate rispetto all’epoca della introduzione della lite, mentre le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo, con distrazione all’avvocato difensore, ex art. 93 c.p.c..

PQM

La Corte accoglie il terzo motivo di ricorso e dichiara assorbiti i restanti, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso originario proposto dalla contribuente. Compensa le spese dei gradi di merito e condanna la parte soccombente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità che liquida in complessivi Euro 3.300,00 per compensi oltre Euro 200,00 per esborsi, spese forfetarie nella misura del 15% ed accessori di legge, con distrazione al difensore ex art. 93 c.p.c..

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, effettuata da remoto, il 24 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

 

 

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