Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36097 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 23/11/2021, (ud. 16/04/2021, dep. 23/11/2021), n.36097

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. ROSSI Raffaele – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25564-2014 proposto da:

ECOGOMMA SRL, elettivamente domiciliata in PERUGIA, VIA GIUSEPPE

LUNGHI, 57, presso lo studio dell’avvocato GIULIANO ROCCHI, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 874/2014 della COMM. TRIB. REG. ABRUZZO SEZ.

DIST. di PESCARA, depositata il 08/08/2014;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/04/2021 dal Consigliere Dott. GIULIO MAISANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con sentenza n. 874/7/14 pubblicata l’8 agosto 2014 la Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo sezione distaccata di Pescara ha rigettato l’appello della ECOGOMMA s.r.l. avverso la sentenza n. 168/4/13 della Commissione tributaria provinciale di Chieti con la quale era stato rigetto il ricorso proposto dalla stessa società avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) con il quale era stato accertato il reddito di impresa per l’anno 2009 pari ad Euro 16.638,00 a fronte della perdita dichiarata di Euro 47.612,00 sulla base di costi ritenuti indeducibili dall’amministrazione finanziaria e di relative fatture recanti causali ed indicazioni ritenute generiche;

che la Commissione tributaria regionale ha ritenuto che la società contribuente non abbia fornito prove sufficienti riguardo alle prestazioni a cui si riferiscono le fatture ritenute generiche e non probanti i costi inerenti all’attività svolta;

che la ECOGOMMA s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione avverso tale sentenza articolato su tre motivi illustrati da successiva memoria;

che l’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo si lamenta violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 6, 19 e art. 21, comma 2, lett. b), del D.P.R. n. 100 del 1998, art. 1, dell’art. 109 TUIR, comma 5, e dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5. In particolare si deduce omessa o insufficiente motivazione in relazione alla prova offerta in relazione all’inerenza dei costi di cui alle operazioni documentate con le fatture ritenute generiche;

che con il secondo motivo si assume violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 322 del 1998, art. 8, del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 6, 9 e art. 21, comma 2, lett. b), del D.P.R. n. 100 del 1998, art. 1, dell’art. 109 TUIR, comma 5, e degli artt. 2697 e 2700 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, con riferimento alla prova fornita riguardo all’inerenza dei costi indicati nella fatture in questione;

che con il terzo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., degli artt. 1321,1325,1326,1350,1362 e 1367 c.c., del D.P.R. n. 917 del 1986, degli artt. 163 e 53 Cost., nonché l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi per la controversia e l’omesso esame di domande ed eccezioni proposte dalla contribuente. In particolare si lamenta l’omessa pronuncia della sentenza impugnata in ordine all’eccezione di violazione del divieto della doppia imposizione avendo l’Agenzia delle entrate escluso la reale capacità contributiva della ECOGRAMMA s.r.l. ritenendo indeducibili alcuni costi ritualmente provati;

che il primo motivo è fondato con riferimento alla denunciata violazione di legge. La sentenza impugnata, dopo avere descritto l’attività della società attuale ricorrente in sede di contraddittorio in fase amministrativa producendo la prova del pagamento del saldo dei pagamenti delle fatture ritenute non probanti perché generiche recando la causale “acconto prestazioni di servizio”, non fornisce alcuna spiegazione sull’irrilevanza di tale documentazione, pervenendo ad una motivazione contraddittoria escludendo poi la prova dell’inerenza dei costi senza considerare l’attività della società contribuente ed il servizio a cui si riferiscono le fatture; che i principi espressi dalla giurisprudenza di questa Corte sul tema in esame sono plurimi e vanno tra loro coordinati, attenendo per l’un verso al valore della fattura ai fini della deducibilità dei costi, alla possibilità di integrarne il contenuto per ottenere comunque il beneficio riconosciuto dalla disciplina fiscale e, in generale, ai requisiti necessari per ottenere la deducibilità degli oneri sostenuti dal contribuente per la produzione del reddito. Per altro verso, rilevano gli orientamenti espressi da questa Corte rispetto alle ipotesi di fattura che l’Ufficio assume non veritiere ed al relativo regime probatorio. Orbene, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. n. 21980/15, n. 21446/14, n. 24426/13, n. 9108/12, n. 5748/10), sia in tema di imposizione diretta sia in tema di Iva, la fattura costituisce elemento probatorio a favore dell’impresa solo se redatta in conformità ai requisiti di forma e di contenuto prescritti dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 21, ed idonea a rivelare compiutamente natura, qualità e quantità delle prestazioni attestate. La parte contribuente può comunque integrare il contenuto della fattura con elementi di prova idonei a dimostrare la deducibilità dei costi (cfr. Cass. n. 1147/2010). E’ altresì consolidato il principio secondo cui sia ai fini della deduzione dei costi in tema di imposte dirette sia ai fini di detrazione Iva, incombe sul contribuente l’onere di provare l’inerenza del bene o del servizio acquistato all’attività imprenditoriale, intesa come strumentalità del bene o del servizio all’esercizio dell’attività medesima (cfr. Cass. n. 13300/17, Cass. n. 18475/16, Cass. n. 21184/14, Cass. n. 16853/13). Si è su tale questione ulteriormente chiarito che in tema di accertamento delle imposte sui redditi l’onere della prova dei presupposti dei costi ed oneri deducibili concorrenti alla determinazione del reddito d’impresa, ivi compresa la loro inerenza e la loro diretta imputazione ad attività produttive di ricavi, tanto nella disciplina di cui al D.P.R. n. 597 del 1973, che del D.P.R. n. 917 del 1986, incombe al contribuente (cfr. Cass.n. 23626/2011). Quest’ultimo è tenuto altresì a dimostrare la coerenza economica dei costi sostenuti nell’attività d’impresa, ove – come nel caso di specie – sia contestata dall’Amministrazione finanziaria anche la congruità dei dati relativi a costi esposti, in difetto di tale prova essendo legittima la negazione della deducibilità di un costo sproporzionato ai ricavi o all’oggetto dell’impresa (cfr. Cass. nn. 4454/10, 26480/10, 7701/13, 6972/2015, Cass. n. 11235/2015). L’orientamento da ultimo ricordato si arricchisce di ulteriori precisazioni svolte da questa Corte per le ipotesi di fatture, il contenuto delle quali viene messo in discussione dall’Ufficio. Si è sul punto evidenziato che spetta al contribuente l’onere della prova dell’esistenza, dell’inerenza e, ove contestata dall’Amministrazione finanziaria, della coerenza economica dei costi deducibili. Non è dunque sufficiente che la spesa sia stata contabilizzata dall’imprenditore, occorrendo anche che esista una documentazione di supporto da cui ricavare, oltre che l’importo, la ragione e la coerenza economica della stessa, risultando legittima, in difetto, la negazione della deducibilità di un costo sproporzionato ai ricavi o all’oggetto dell’impresa (cfr. Cass.n. 21184/2014), ove si è negata la deducibilità del corrispettivo di una consulenza svolta dalla capogruppo a favore della controllata-contribuente, in ragione della genericità e laconicità della descrizione della prestazione in fattura e nel contratto regolante il rapporto fra le due società e della conseguente impossibilità per il fisco di verificare analiticamente ed adeguatamente l’inerenza della spesa, tanto più necessaria atteso il suo ingente ammontare (conf. Cass.n. 13300/2017). Orbene, applicando i superiori principi alla vicenda qui in esame, risulta evidente che la CTR ha preso in considerazione la fattura prodotta dalla parte contribuente nella quale si precisava che la stessa riguardava prestazioni di manodopera relativa ad operazioni di carico e scarico e di sistemazione di materiali effettuati c/o i vs stabilimenti in (OMISSIS) e (OMISSIS) come – precisato dal ricorrente, ma ne ha considerato l’insufficienza ai fini probatori senza il suo compiuto esame, non essendone neppure riprodotta la causale solo sommariamente citata, pur a fronte dalla dedotta inidoneità a conclamare i costi deducibili ed anche in assenza di contratto sottostante. D’altra parte, l’elemento di sospetto che l’Agenzia ha ipotizzato nel controricorso – identità fisica del legale rappresentante della società Ecogomma s.r.l. e della Ecogomma s.n.c.-non è stato esaminato dal giudice di appello né comunque viene neppure dedotta la sua decisività;

che il secondo ed il terzo motivo restano assorbiti;

che il ricorso va conseguentemente accolto in relazione al primo motivo con rinvio alla medesima Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo sezione distaccata di Pescara in diversa composizione che si atterrà a quanto sopra affermato e provvederà anche al regolamento delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte di Cassazione accoglie il primo motivo di ricorso assorbiti gli altri; Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per il regolamento delle spese del giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo sezione distaccata di Pescara in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 16 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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