Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36095 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 23/11/2021, (ud. 07/10/2021, dep. 23/11/2021), n.36095

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – rel. Consigliere –

Dott. CIRESE Marina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 8277/2012 proposto da:

M.C.C., in proprio e nella qualità di erede di

M.C.C., M.C.F. in proprio e nella

qualità di erede di M.C.R. in proprio e nella

qualità di erede di S.E., M.C.G.

in proprio e nella qualità di erede di M.C.C.,

M.C.S. nella qualità di procuratore

M.C.A. in proprio e nella qualità di erede di

M.C.R. in proprio e nella qualità di erede di S.E.,

R.H. in proprio e nella qualità di erede di

M.C.C., elettivamente domiciliati in Roma Via Caroncini 51 presso lo

studio dell’avvocato Persico Giuseppe che li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

M.C.A.G., in proprio e nella qualità di erede

di M.C.R. in proprio e nella qualità di erede di

S.E., M.C.R. in proprio e nella

qualità di erede di M.C.F.;

– intimati –

e contro

Roma Capitale, elettivamente domiciliato in Roma Via Tempio Di Giove

21 presso lo studio dell’avvocato Baroni Massimo che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato Siracusa Sergio;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 61/2011 della COMM.TRIB.REG., LAZIO,

depositata il 09/02/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/10/2021 da FASANO ANNA MARIA;

lette le conclusioni scritte del P.M. in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. De Matteis Stanislao, che ha chiesto

l’accoglimento del primo motivo di ricorso con assorbimento dei

restanti.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Comune di Roma, oggi Roma Capitale, notificava a M.R. un avviso di riscossione dell’imposta di famiglia quantificata in lire 10.080.000, che veniva impugnato dinanzi alla Commissione Comunale per i tributi locali. Successivamente all’impugnazione, M.C.R. decedeva, pertanto veniva convocata, dinanzi alla CCTL, S.E., coniuge del de cuius.

L’adita Commissione si pronunciava in data 19 ottobre 1984, respingendo l’impugnazione.

La pronuncia veniva notificata al coniuge in data 14 ottobre 1988 e dalla stessa impugnata dinanzi alla Giunta Provinciale Amministrativa. Tale organo non ebbe a pronunciarsi in quanto la Consulta, con sentenza n. 451 del 1989, lo dichiarò incostituzionale. In data 21 febbraio 1999, S.E. decedeva. La controversia rimase quiesciente fino alla data di insediamento delle Commissioni Tributarie Provinciali, quando la causa fu riassunta su iniziativa del Comune di Roma. I ricorrenti lamentavano che nel procedimento di primo grado non vi era traccia della comunicazione alla parte privata di una riattivazione della controversia su istanza del Comune.

Con sentenza n. 147/32/09, la Commissione Tributaria Provinciale di Roma rigettava il ricorso. Alcuni degli eredi di S.E., precisamente M.F. ed i figli e la moglie di M.C., ossia M.G. e C., ed R.H., impugnarono la pronuncia alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, denunciando, inter alla, che la riassunzione del giudizio non era stata effettuata in maniera regolare, che l’avviso di accertamento impugnato non era presente nel fascicolo d’ufficio, che nella fattispecie sussisteva una causa di interruzione automatica del processo ex art. 300 c.p.c., comma 3, per il fatto che S.E. si era costituita in giudizio personalmente e che, alla luce delle numerose carenze documentali presenti nel fascicolo d’ufficio, il Comune non aveva mai provato né la propria legittimazione attiva (titolarità del rapporto di imposta con M.R.), né la fondatezza della pretesa tributaria.

In data 3 agosto 2010 M.S., in proprio e nella qualità di procuratrice del fratello M.A., interveniva nel giudizio pendente, aderendo alle posizioni degli appellanti principali.

La Commissione Tributaria Regionale, con sentenza n. 61/29/11, respingeva l’appello. M.C.G., R.H., M.C.C., M.C.F., M.C.S., anche nella qualità di procuratrice del fratello M.C.A., ricorrono per la cassazione della sentenza svolgendo nove motivi. Roma Capitale si è costituita con controricorso.

La Procura Generale presso la Corte di Cassazione per l’udienza del 5.2.2020 ha concluso chiedendo l’acquisizione del fascicolo di merito non presente in atti per l’esame del primo motivo, ed in subordine il rigetto del primo e secondo motivo e l’accoglimento del terzo, assorbiti i restanti sei motivi.

All’udienza del 5.2.2020 la causa veniva rinviata a nuovo ruolo per l’acquisizione del fascicolo d’ufficio. La Procura Generale presso la Corte di Cassazione, per l’odierna udienza, ha concluso per l’accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbiti i restanti.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.Con il primo motivo di ricorso si denuncia nullità della sentenza per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 78, comma 2, e dell’art. 101 c.p.c. (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62 e art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), atteso che i giudici di appello, nell’avere affermato che la mancata riassunzione del giudizio entro il termine previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 78 eccepita dai contribuenti, sia una questione nuova, denoterebbero la leggerezza con cui è stato affrontato il tema della verifica della corretta riattivazione del giudizio dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale e la conseguente instaurazione del contraddittorio, questioni pure sollevate in sede di gravame.

I ricorrenti lamentano la inidonea riattivazione della controversia mediante la semplice trasmissione dell’Elenco degli atti alla Commissione, non accompagnata dalla comunicazione al contribuente della suddetta riattivazione. Il principio sarebbe condiviso anche dalla Circolare 98/E del 23 aprile 1996, che in commento all’art. 78 D.Lgs. cit., dispone che “la riattivazione andrà effettuata, a cura dell’ente impositore, mediante la trasmissione degli atti e documenti inerenti alla controversia alla competente Commissione Tributaria Provinciale entro il termine perentorio di sei mesi, decorrenti dalla data di insediamento delle nuove Commissioni, e cioè entro il 30 settembre 1996, dandone comunicazione al contribuente tenuto a costituirsi in giudizio ai sensi dell’art. 22. La decorrenza del suddetto termine senza che la controversia sia stata riattivata comporta, pertanto, l’abbandono definitivo di ogni pretesa tributaria da parte degli enti impositori, relativamente alle controversie in questione”.

I contribuenti eccepiscono che dagli atti esistenti nel fascicolo non è dato rinvenire nessuna comunicazione in tal senso inviata da parte del Comune nei confronti della sig. S.. L’omessa comunicazione avrebbe determinato nella successiva fase dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, l’irregolare costituzione del contraddittorio.

Si conclude, chiedendo dichiararsi la nullità della sentenza impugnata per error in procedendo, per non essere stato rispettato il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 78, comma 2, sulla riattivazione della controversia dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, dal momento che il Comune si sarebbe reso responsabile di due gravi omissioni:

a) la mancata comunicazione della riattivazione della controversia alla parte privata, il che ne ha inibito la costituzione dinanzi alla CTP;

b) la trasmissione di un elenco di documenti attinenti la prima fase del procedimento da riattivare, così gravemente carente, da precludere alle parti ed ai giudici ogni valutazione circa la legittimità e la fondatezza nel merito della pretesa impositiva.

1.1. Le critiche sono fondate.

Il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 78 stabilisce che le controversie già di competenza in primo grado delle commissioni comunali per i tributi locali, se alla data d’insediamento delle nuove commissioni pendono davanti all’autorità giudiziaria ordinaria, i relativi giudizi proseguono in questa sede. Se alla data indicata non pendono davanti all’autorità giudiziaria ordinaria e non sono già state definite, qualunque sia il grado in cui si trovavano al momento della sentenza della Corte costituzionale 27 luglio 1989, n. 451, debbono essere riattivate da parte degli enti impositori interessati mediante trasmissione dei relativi atti e documenti alla commissione tributaria provinciale entro il termine di sei mesi dalla data anzidetta, altrimenti ogni pretesa dell’ente impositore si intende definitivamente abbandonata.

Il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 79, comma 2 prevede, inoltre, che: “Nei giudizi davanti alla commissione tributaria provinciale o regionale riguardanti controversie già pendenti davanti ad altri organi giurisdizionali o amministrativi la regolarizzazione della costituzione delle parti secondo le nuove norme sulla sussistenza tecnica è disposta, ove necessario, secondo le modalità e nel termine perentorio fissato dal presidente della sezione o del collegio rispettivamente con decreto e con ordinanza da comunicare alle parti a cura della segreteria”.

Nella fattispecie, dall’esame del fascicolo d’ufficio emerge che non vi è stata alcuna rituale comunicazione agli eredi di S.E. (deceduta il (OMISSIS)) che, in qualità di erede di M.C.R., aveva impugnato la decisione della Commissione Comunale per i tributi locali innanzi alla Giunta Provinciale Amministrativa.

Infatti, dal foglio (redatto dalla segreteria della CTP) recante l’indice degli atti e documenti prodotti in primo grado tale adempimento processuale non risulta. La Segreteria della CTP di Roma comunicò, invece, la riattivazione del giudizio per l’udienza del 10.3.2009 con raccomandata a/r inviata il 18.12.2008 a M.C.R. (deceduto in data (OMISSIS)), che in qualità di destinatario la ricevette in data 23.12.2008.

La notificazione della citazione introduttiva del giudizio di primo grado effettuata ad una persona già deceduta deve considerarsi giuridicamente inesistente (Cass. n. 11688 del 2001), con la conseguenza che la riattivazione del giudizio dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale non ha avuto alcuna efficacia.

La nullità dell’intero procedimento emerge all’evidenza del fatto che (come rilevato anche dalla Procura Generale) i legittimi contradditori non si costituirono per il giudizio di primo grado e nessuno di questi presenziò all’udienza del 10.3.2009 (v. sentenza CTP di Roma).

1.2. In ragione di siffatti rilievi, consegue che i giudici di appello non hanno fatto buon governo dei principi espressi, ritenendo, altresì, erroneamente la novità della questione proposta, atteso che il vizio della rituale notificazione della riassunzione ha determinato la violazione del principio del contraddittorio, con la conseguenza che la sentenza impugnata va cassata per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 78, comma 2.

2.L’accoglimento del primo motivo di ricorso determina l’assorbimento delle restanti Otto censure, con le quali i contribuenti lamentano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 79, commi 1 e 2, e art. 12, comma 5, la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 40 e ss. e art. 300 c.p.c., comma 3, la violazione degli artt. 2943 e 2946 c.p.c., e art. 2948 c.p.c., comma 1, n. 4, e del R.D. n. 1175 del 1931, artt. 115, 117 e 118, art. 490 c.c., comma 1.

3.In definitiva, dall’accoglimento del primo motivo di ricorso e l’assorbimento dei restanti consegue la cassazione della sentenza impugnata; non essendo necessari accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito, con accoglimento del ricorso originario proposto dai contribuenti.

Le spese di lite di lite dei gradi di merito vanno interamente compensate tra le parti, considerato l’andamento della lite, mentre la parte soccombente è tenuta al pagamento delle spese del giudizio di legittimità liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbiti i restanti, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo proposto dai contribuenti. Compensa le spese di lite dei gradi di merito e condanna la parte soccombente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità che liquida in complessivi Euro 1.500,00 per compensi, oltre Euro 200,00 per esborsi e spese forfetarie nella misura del 15%.

Così deciso in Roma, il 7 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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