Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36090 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. I, 23/11/2021, (ud. 24/09/2021, dep. 23/11/2021), n.36090

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3500/2018 proposto da:

R.V., domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa

dall’avvocato Varricchio Sabrina, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

B.G., elettivamente domiciliato in Roma, Viale Regina

Margherita n. 111, presso lo studio dell’avvocato Scioscia Giuseppe,

rappresentato e difeso dall’avvocato Greco Francesco, giusta procura

in calce al controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 4009/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 15/06/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

24/09/2021 dal Cons. Dott. FALABELLA MASSIMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – R.V. ha proposto appello avverso la sentenza del Tribunale di Cassino relativa alla cessazione degli effetti civili del matrimonio da lei contratto con B.G.: sentenza che aveva respinto la domanda di assegno divorzile, proposta dalla stessa appellante, e posto a carico dello stesso B. l’obbligo di corrispondere mensilmente, a titolo di contributo per il mantenimento della figlia della coppia, la somma di Euro 200,00.

La Corte di appello di Roma, con pronuncia del 15 giugno 2017, ha accolto il gravame limitatamente alla statuizione relativa al detto contributo, rideterminandolo in Euro 300,00. Con riguardo all’assegno divorzile il giudice del gravame, dopo aver richiamato, trascrivendone il testo, la sentenza n. 11507 del 2017 di questa Corte, ha osservato che ai fini della relativa decisione andava valorizzato il solo parametro dell’autosufficienza economica, dovendosi escludere che assumesse rilievo il tenore di vita goduto dalla moglie in costanza della convivenza matrimoniale. Ha osservato, in proposito, che R.V. non aveva oneri abitativi, essendo comproprietaria della casa coniugale che le era stata assegnata, e che, nonostante possedesse competenze qualificate, essendo tecnico di laboratorio, non aveva “dedotto e provato di essersi attivata al fine di rendersi autonoma economicamente”. Ha aggiunto che la medesima non aveva chiarito le ragioni del proprio licenziamento reputando, addirittura, la situazione di precarietà economica dell’appellante fosse stata “volontariamente costruita” al fine di ottenere l’assegno di divorzio.

2. – R.V. ricorre per cassazione contro la decisione della Corte capitolina e svolge, al riguardo, tre motivi. B.G., oltre a resistere con controricorso, svolge un’impugnazione incidentale condizionata basata su di un unico motivo.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il primo motivo del ricorso principale oppone la violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4 e dell’art. 111 Cost.. La ricorrente oppone la nullità della sentenza per inesistenza della motivazione, deducendo che la Corte di Roma non avrebbe spiegato le ragioni della decisione, limitandosi a trascrivere la motivazione di altra sentenza. Censura la pronuncia impugnata con particolare riguardo a quanto in essa affermato in ordine agli “oneri abitativi” di essa istante, al fatto che questa sarebbe soggetto “potenzialmente capace di redditività” e al suo mancato attivarsi per trovare un lavoro.

Il secondo mezzo denuncia la violazione della L. n. 898 del 1970, art. 5. Viene lamentato che il giudice del gravame abbia richiamato solo il principio dell’autoresponsabilità e non quello, dirimente per il caso in esame, della solidarietà economica tra gli ex coniugi.

Il secondo motivo è fondato.

La Corte di appello ha conferito rilievo esclusivo al criterio dell’autosufficienza economica, dando così di fatto all’assegno di divorzio una connotazione meramente assistenziale.

Come chiarito dalle Sezioni Unite, invece, all’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche una natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate. In tal senso, il riconoscimento del detto assegno richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio deve essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto (Cass. Sez. U. 11 luglio 2018, n. 18287).

L’accoglimento del secondo motivo determina l’assorbimento del primo: la Corte del rinvio dovrà infatti procedere a un rinnovato apprezzamento dell’indipendenza economica dell’ex coniuge alla luce dei principi richiamati, tenendo conto, in particolare, che, come osservato dalle Sezioni Unite, il parametro dell’adeguatezza ha carattere intrinsecamente relativo ed impone una valutazione in cui sono coinvolti gli altri indicatori contenuti nella prima parte della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, “al fine di accertare se l’eventuale rilevante disparità della situazione economico-patrimoniale degli ex-coniugi all’atto dello scioglimento del vincolo sia dipendente dalle scelte di conduzione della vita familiare adottate e condivise in costanza di matrimonio, con il sacrificio delle aspettative professionali e reddituali di una delle parti”.

2. – Col terzo motivo del ricorso principale è lamentata la violazione del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 82 e segg., è esposto che la ricorrente ebbe a depositare copia conforme del provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato e che la Corte di appello non provvide alla liquidazione delle spese legali.

Il motivo è inammissibile.

La parte non fa menzione di una vera e propria istanza di liquidazione delle spese, ma si limita a riferire della produzione della copia del provvedimento di ammissione, di cui non riproduce, nemmeno per stralci significativi, il contenuto e di cui non precisa la collocazione nel fascicolo di ufficio o in quello di parte: di qui il patente difetto di autosufficienza del mezzo di censura (cfr. Cass. Sez. U. 27 dicembre 2019, n. 34469). Va inoltre osservato che R.V. non è legittimata a dolersi, in questa sede, della mancata pronuncia della Corte di appello di un provvedimento di liquidazione delle nominate spese: a prescindere, infatti, da ogni ulteriore considerazione vertente sul rimedio concretamente spendibile a fronte di tale omissione, è da osservare che il difensore è l’unico titolare del diritto al compenso nei confronti dello Stato, mentre sul patrocinato non grava alcun obbligo in ordine al pagamento del corrispettivo, giacché l’ammissione al gratuito patrocinio, escludendo la configurazione di un incarico professionale tra i due, determina l’insorgenza di un rapporto che si instaura direttamente tra il difensore e lo Stato (e infatti, nel senso che in tema di patrocinio a spese dello Stato, legittimato a proporre impugnazione contro il provvedimento di rigetto dell’istanza di liquidazione delle spese è esclusivamente il difensore, cfr., di recente: Cass. 23 luglio 2020, n. 15699; Cass. 18 giugno 2020, n. 11769).

2. – Il ricorso incidentale propone una censura di nullità della sentenza per tardività della notifica del ricorso introduttivo del decreto presidenziale di fissazione dell’udienza. Rileva il ricorrente che la controparte ebbe a notificare il ricorso introduttivo dell’appello e il decreto presidenziale di fissazione di udienza oltre il termine assegnato dal presidente della Corte. Deduce che l’appellante, attesa la tardività della notifica, avrebbe dovuto chiedere espressamente al collegio un nuovo termine per il rinnovo della notifica.

Il motivo è inammissibile.

Esso è carente di specificità, in quanto non reca alcuna indicazione dell’attività che è stata svolta alla prima udienza del giudizio di appello (in cui la Corte avrebbe ben potuto disporre il rinnovo della notificazione: ma che ciò sia avvenuto o no, si ignora) e manca, altresì, della trascrizione della relata di notificazione da cui dovrebbe desumersi la data di perfezionamento della notifica (che si assume essere tardiva).

3. – E’ accolto, in conclusione, il secondo motivo del ricorso principale; il primo resta assorbito e il terzo viene dichiarato inammissibile; il ricorso incidentale condizionato è pure dichiarato inammissibile.

La sentenza è cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio della causa alla Corte di appello di Roma che, in diversa composizione, regolerà pure le spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte;

accoglie il secondo motivo, dichiara assorbito il primo e inammissibile il terzo; dichiara inammissibile il ricorso incidentale condizionato; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione, anche per le spese.

In caso di diffusione del presente provvedimento si omettano le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 24 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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