Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36078 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 23/11/2021, (ud. 27/10/2021, dep. 23/11/2021), n.36078

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. r.g. 14866/2015 proposto da:

AGENZIA delle ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12

presso gli Uffici dell’Avvocatura Generale dello Stato che la

rappresentata e difende;

– ricorrente –

contro

C.E., rappresentato e difeso, per procura a margine del

controricorso con ricorso incidentale, dall’Avv. Fabio Pace presso

il cui studio in Milano, c.so di Porta Romana n. 89/b è

elettivamente domiciliato.

– controricorrente/ricorrente incidentale –

per la cassazione della sentenza n. 2535/37/14 della Commissione

tributaria regionale del Lazio, depositata il 16 aprile 2014.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27 ottobre 2021 dal relatore Cons. Roberta Crucitti.

 

Fatto

RILEVATO

che:

C.E. impugnò il silenzio rifiuto formatosi sull’istanza di rimborso dal medesimo presentata per la restituzione dell’IRPEF, a suo dire trattenuta in misura superiore al dovuto da parte del sostituto di imposta FONDENEL, sulla somma erogata a titolo di capitalizzazione del trattamento di previdenza integrativa, maturato sulla relativa posizione assicurativa.

La Commissione tributaria di prima istanza accoglieva la domanda subordinata del contribuente (applicazione dell’aliquota del 12,50% trattandosi di redditi da capitale) e la decisione, appellata dall’Agenzia delle entrate, veniva riformata dalla Commissione tributaria regionale del Lazio, con sentenza 11 aprile 2014 n. 50, che rigettava il ricorso introduttivo del contribuente.

Avverso questa decisione il contribuente propose ricorso per cassazione deciso da questa Corte con ordinanza n. 29542/11 del 29 dicembre 2011. La Corte, richiamati i principi fissati in materia dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 13642 del 2011, rilevava che il giudice di merito non ne aveva fatto corretta applicazione non compiendo, in particolare, alcun accertamento sulla natura e quantità del rendimento che sarebbe stato liquidato al contribuente, cassava la sentenza impugnata e rinviava al giudice di merito per verificare se vi sia stato (e quale sia stato) l’impiego da parte del Fondo sul mercato del capitale accantonato e quale (e quanto) sia stato il rendimento conseguito in relazione a tale impiego, giustificandosi solo rispetto a quest’ultimo rendimento l’affermata tassazione al 12,50%.

Riassunto il giudizio, la Commissione tributaria regionale del Lazio (d’ora in poi, per brevità, C.T.R.), con la sentenza indicata in epigrafe, rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate.

In particolare, la C.T.R. fondava la decisione ribadendo i principi in diritto già affermati da questa Corte e disponeva che in sede di esecuzione la stessa Agenzia provvederà ad accertare la misura esatta del rimborso dovuto – secondo il principio di diritto enunciato dalla Cassazione, come sopra richiamato – avvalendosi a tal fine della documentazione prodotta dall’interessato ovvero, qualora la stessa non fosse ritenuta idonea allo scopo, acquisendo d’ufficio presso l’Ente gestore del fondo le necessarie informazioni.

Avverso la sentenza l’Agenzia delle entrate ha proposto, affidandosi a due motivi, ricorso cui resiste, con controricorso C.E. il quale ha proposto ricorso incidentale su unico motivo.

Il ricorso è stato avviato, ai sensi dell’art. 380 bis-1 c.p.c. alla trattazione in camera di consiglio, in prossimità della quale, entrambe le parti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.Con il primo motivo di ricorso, l’Agenzia delle entrate, premesso che, dagli atti del giudizio, risultava che l’ENEL aveva confermato che la PIA (Previdenza Integrativa Aziendale) costituiva un Fondo che non ha potuto, né tantomeno avrebbe potuto, svolgere un’attività di investimento sui mercati finanziari e che, pertanto, non era ipotizzabile alcun rendimento derivante dall’investimento su tali mercati, deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame da parte della C.T.R. di questo fatto decisivo per il giudizio.

2.Con il secondo motivo la ricorrente deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del combinato disposto del D.Lgs. n. 124 del 1993, art., 13, comma 5, e il D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 16, 17, 41 e 42. Secondo la ricorrente la C.T.R. avrebbe errato applicando alla fattispecie automaticamente il principio fissato in materia da questa Corte, senza che ne ricorressero i presupposti.

3. I motivi, trattati congiuntamente siccome connessi, sono fondati.

3.1 Premesso che il principio di diritto affermato dalla sentenza con la quale questa Corte ha disposto il rinvio alla C.T.R. del Lazio richiamava integralmente quello statuito dalle Sezioni Unite di questa Corte con sentenza n. 13642/2011 (ovvero applicazione della ritenuta del 12,50% alle somme rinvenienti dalla liquidazione del c.d. rendimento (per tale dovendosi intendere il rendimento netto imputabile alla gestione del Fondo sul mercato del capitale accantonato), va rilevato che sulla res controversa, sempre in continuità di quel principio, questa Corte con numerose pronunce successive (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 11941 del 10/06/2016; id. n. 24525 del 18/10/2017; id. n. 15853 del 15/06/2018; n. 16116 del 19/06/2018; n. 27610 del 30/10/2018, rimanendo le sentenze citate in memoria dalla controricorrente sono precedenti isolati e superati) ha chiarito che le somme provenienti dalla liquidazione del c.d. “rendimento” sono le somme derivanti dall’effettivo investimento del capitale accantonato sul mercato, non necessariamente finanziario, ma non anche quelle calcolate attraverso l’adozione di riserve matematiche e di sistemi tecnico-attuariali di capitalizzazione, al fine di garantire la copertura richiesta dalle prestazioni previdenziali concordate”.

3.2 Nel caso in esame, non sussistendo contestazione sulla circostanza che la prestazione oggetto di controversia sia stata interamente erogata dal Fondo PIA e che tale Fondo non aveva mai operato investimento alcuno, la sentenza impugnata, nel riconoscere la sussistenza del diritto al rimborso, senza svolgere alcun accertamento in fatto sull’esistenza di rendimenti e, anzi, omettendo integralmente l’esame del fatto decisivo, sopra riportato, pacifico in atti- ha malamente applicato il principio di diritto cui doveva uniformarsi.

4.Con l’unico motivo di ricorso incidentale la parte privata deduce la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., artt. 115 e 167 c.p.c. e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7 laddove la C.T.R., pur riconoscendo la sussistenza del diritto al rimborso, non aveva ritenuto di quantificare in modo espresso la somma dovuta al contribuente.

4.1. La censura è inammissibile, in quanto svolta avverso una statuizione della sentenza che non ha comportato alcun nocumento alla parte risultata, all’esito del giudizio di rinvio, integralmente vittoriosa (cfr. Cass. n. 18648 del 13/07/2018; Cass. n. 22841 del 09/11/2016; Cass. n. 6601 del 2005).

5.In conclusione, alla luce delle considerazioni sin qui svolte, dichiarato il ricorso incidentale inammissibile, in accoglimento del ricorso principale, la sentenza impugnata va cassata e, non essendo necessario ulteriore accertamento in fatto, la controversia può essere decisa nel merito con il rigetto del ricorso introduttivo proposto dal contribuente.

Le spese dei gradi di merito vanno integralmente compensate tra le parti attese le alterne soluzioni della vicenda processuali.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e, liquidate come in dispositivo, vanno poste a carico di C.E..

Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione incidentale.

PQM

La Corte, dichiarato inammissibile il ricorso incidentale, in accoglimento del ricorso principale, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo proposto dal contribuente.

Compensa integralmente tra le parti le spese dei gradi di merito.

Condanna il ricorrente incidentale alla refusione, in favore dell’Agenzia delle entrate, delle spese del giudizio di legittimità liquidate in complessivi Euro 7.300,00 oltre spese prenotate a debito.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione incidentale.

Così deciso in Roma, il 27 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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