Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36059 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. III, 23/11/2021, (ud. 17/02/2021, dep. 23/11/2021), n.36059

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1876/2019 proposto da:

D.A.P., D.L., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIALE GIULIO CESARE 95, presso lo studio dell’avvocato RITA

BRUNO, rappresentati e difesi dall’avvocato LORENZO CILIENTO;

– ricorrenti –

contro

I.A., I.T., I.L., I.F.,

G.P.; rappresentati e difesi dall’Avv. Patrizia Gramigna;

– controricorrenti –

e contro

I.M., IN.MO., I.T.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 668/2018 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,

depositata il 17/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

17/2/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCA FIECCONI.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 17/10/2018 la Corte d’Appello di Potenza ha respinto il gravame interposto dalla sigg. D.A.P. e L. in relazione alla pronunzia Trib. Melfi 28/7/2008 (la cui motivazione ha peraltro in parte corretto), di accoglimento della domanda nei loro confronti – nella rispettiva qualità di titolare dell’omonima impresa individuale e di committente e direttore dei lavori – originariamente proposta dai sigg. I.F. ed altri di risarcimento dei danni subiti in conseguenza del decesso del congiunto sig. I.V. (all’epoca diciassettenne), avvenuto l'(OMISSIS) allorquando, mentre lavorava nel cantiere dell’impresa in Contrada (OMISSIS) del Comune di Barile “vicino ad una betoniera e ad un apparecchio turbosol”, rimaneva “fulminato dalla carcassa della betoniera” a cagione di “errati collegamenti dei fili elettrici con il contatore”.

Fatto per il quale i suindicati D. erano stati condannati in sede penale per i reati p.p. agli artt. 113,589 c.p., con sentenza divenuta irrevocabile il 31/10/1993.

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito i D. propongono ora ricorso per cassazione, affidato a 6 motivi.

Resistono con controricorso sigg. I.F., T., L. e A..

Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1 motivo i ricorrenti denunziano violazione degli artt. 654 c.p.p., artt. 112,333,342 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si dolgono che la corte di merito abbia “sul punto riscritto la sentenza” del giudice di prime cure, “semplicemente emendandola dall’art. 654 c.p.c. e sostituendovi la regola dell’art. 651 c.p.c.”, in violazione del “devolutum” e “fondando la decisione su ragioni diverse da quelle svolte nel motivo d’appello, senza che la questione relativa all’applicazione… dell’art. 651 c.p.p… fosse direttamente connessa… al punto espressamente dedotto nel motivo d’appello”.

Con il 2 motivo denunziano violazione dell’art. 339 c.p.c., artt. 40,41 c.p., art. 651 c.p.p., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.

Si dolgono che, “omettendo l’esame del punto espressamente dedotto nel motivo d’appello”, la corte di merito non abbia considerato che tra i “fatti materiali che furono oggetto del giudizio penale… non vi era anche l’arrangiamento del filo di ferro ad opera del sig. D.C.M., operaio non addetto, escogitato dallo stesso D.C. per mandare in tensione la betoniera, rilevante invece nel giudizio civile al quale compete l’individuazione degli eventi dannosi che possono dare luogo a fattispecie di danno risarcibile”.

Lamenta che, “essendo… emerso che il fatto dell’arrangiamento del filo di ferro ad opera del sig. D.C. non era stato rilevante ai fini della decisione penale, l’argomento della Corte (che “elude il fatto del terzo”) si rivela del tutto illogico e fuorviante in particolare dall’indagine sul rapporto causale, per cui la decisione è anche in violazione degli artt. 40 e 41 c.p., non precludendo l’autorità del giudicato penale ex art. 651 c.p.p., la valutazione di fatti emersi ne procedimento stesso ai fini propri del giudizio civile, ogni qualvolta sia diverso per conseguenze dannose e cause di giustificazione il fondamento della responsabilità civile da quello della responsabilità penale”.

Con il 3 motivo denunziano violazione dell’art. 1655 c.c., falsa applicazione del D.P.R. n. 574 del 1955, artt. 267, 4, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonché “omesso esame” di fatto decisivo per il giudizio, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Si dolgono non essersi dalla corte di merito “valutato se anche il direttore dei lavori ( D.L., ricorrente in questa sede) dovesse rispondere dei danni, in concorso o in via diretta, oppure no, essendo invero del solo appaltatore la responsabilità dell’infortunio per la mancata osservanza delle norme antinfortunistiche, in ragione dell’art. 1655 c.c., che attribuisce la responsabilità dell’illecito all’impresa appaltatrice”.

Con il 4 motivo denunziano violazione dell’art. 2 c.p., falsa applicazione del D.P.R. n. 574 del 1955, artt. 40, 263, 4, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonché “omesso esame” di fatto decisivo per il giudizio, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Con il 5 motivo denunziano “erronea interpretazione” degli artt. 1227, 2043 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si dolgono che, con illogica motivazione, la corte non abbia considerato che l'”efficacia della condotta dei soggetti qualificati tenuto all’osservanza dei doveri generali, può essere interrotta dal fatto del terzo o dal fatto dello stesso danneggiato (per mancata osservanza delle cautele normalmente attese in rapporto alle circostanze), che nel dinamismo causale del danno sia capace di interrompere il nesso eziologico tra la condotta (anche omissiva) e l’evento dannoso”.

Lamentano che l'”arrangiamento del filo di ferro non era stato ordinato dal sig. R. responsabile dei collegamenti elettrici delle macchine, né tanto meno dal direttore dei lavori ( D.L.), e neppure dal titolare dell’impresa ( D.A.P.), né da nessun altro preposto… che avrebbero potuto vigilare e controllare la pericolosità dell’operazione”.

Si dolgono non essersi dalla corte di merito considerato che “nessuno aveva informato il preposto (sig. R.), nonostante fosse presente, dell’arrangiamento del filo di ferro, deciso invece autonomamente dal D.C., che aveva ordinato all’ I. di mettersi al manubrio della betoniera; né l’arrangiamento del filo di ferro, o qualsivoglia altra riparazione, costituiva attività connessa a quella ordinaria avuto riguardo alle mansioni dello stesso D.C. e dell’ I.. L’ipotesi (nel caso di specie) non è quindi quella del concorso di colpa (che non svolge alcuna funzione esimente degli obblighi di prevenzione e vigilanza, ma piuttosto quella dell’assenza di causale connessione tra la violazione del datore e l’evento lesivo. L’arrangiamento del filo di ferro è causa anzi di esclusione della connessione tra violazione omissiva ed evento, attesa la sua abnormità, e quindi la sua autosufficienza causale, anche in applicazione dell’art. 41 c.p., comma 2… Trattasi del comportamento “imprevedibile”, da valutarsi anche in relazione al livello di esperienza del dipendente, essendo peraltro l’arrangiamento del filo di ferro assolutamente estraneo all’incarico da eseguire e alle modalità delle mansioni che il dipendente (sia il sig. D.C. sia il sig. I.) era tenuto a svolgere, specie quando non si tratti di mera diversità delle modalità da quelle ordinarie e dovute”.

Con il 6 motivo denunziano violazione dell’art. 112 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4; violazione degli artt. 1223,2697,2727 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonché “omesso esame” di fatto decisivo per il giudizio, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Si dolgono essersi liquidato il “danno morale soggettivo preteso dagli attori (parenti della vittima)… senza alcuna specifica allegazione”.

I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono in parte inammissibili e in parte infondati.

Va anzitutto osservato che, qualificata la domanda nell’esercizio dei propri poteri (ben potendo il giudice assegnare una diversa qualificazione giuridica ai fatti e ai rapporti dedotti in giudizio nonché all’azione esercitata in causa, nonché porre a fondamento della sua decisione disposizioni e principi di diritto diversi da quelli erroneamente richiamati dalle parti, purché i fatti necessari al perfezionamento della fattispecie ritenuta applicabile coincidano con quelli della fattispecie concreta sottoposta al suo esame: v. Cass., 10/6/2020, n. 11103; Cass., 27/11/2018, n. 30607; Cass., 9/4/2018, n. 8645) come ipotesi di risarcimento dei danni da responsabilità del datore di lavoro per violazione delle norme antinfortunistiche a tutela della vita e della salute dei lavoratori, la corte di merito ha nell’impugnata sentenza fatto invero piena e corretta applicazione del principio affermato da questa Corte in base al quale nel giudizio civile risarcitorio il giudicato penale di condanna spiega effetto vincolante ai sensi dell’art. 651 c.p.p., in ordine all’accertamento del nucleo oggettivo del reato nella sua materialità fenomenica e delle circostanze di tempo, luogo e modo di svolgimento di esso, ma non preclude al giudice civile un autonomo accertamento, con pienezza di cognizione, anche dell’apporto causale dei terzi nella produzione del danno, rimasti estranei al processo penale (v. Cass., 25/8/2020, n. 17682), che se di regola è inidoneo ad escludere la responsabilità penale, può ridurre la responsabilità civile del danneggiante ai sensi dell’art. 1227 c.c., comma 1 (cfr., con riferimento all’ipotesi del concorso dello stesso danneggiato, Cass., 13/6/2018, n. 15392).

Si è al riguardo precisato che il giudicato penale non impedisce un nuovo accertamento in relazione a distinti titoli di responsabilità ascrivibili ad altri soggetti eventualmente concorrenti nella determinazione del sinistro, atteso che tale indagine non viene affatto ad incidere sull’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e sulla riconducibilità del reato alla condotta dell’imputato, ben potendo estendersi l’accertamento del giudice civile anche al concorso di altre condotte illecite nella causazione dell’evento lesivo (v. Cass., 25/8/2020, n. 17682).

Orbene, nell’impugnata sentenza di tale principio la corte di merito ha fatto sostanzialmente corretta applicazione.

Dopo aver premesso che “la ricostruzione storico-dinamica dell’accaduto è preclusiva di un nuovo accertamento da parte del giudice civile, che non può procedere ad una diversa ed autonoma ricostruzione dell’episodio”, con riferimento all'”invocata” (da parte degli odierni ricorrenti e allora appellanti) “altra causa”, e cioè l'”azione di un terzo che avrebbe operato un arrangiamento del filo elettrico”, la corte di merito ha posto espressamente in rilievo che in realtà “nel giudizio penale… è stata esclusa sia la prova del suo verificarsi, sia in ogni caso la eventuale causalità efficiente, e quindi anche detto accertamento fattuale da ritenersi coperto dal giudicato”.

Statuizione dagli odierni ricorrenti invero non (quantomeno idoneamente) censurata.

Ha al riguardo altresì aggiunto, nell’esercizio dei poteri al medesimo spettanti in sede di accertamento del nesso di causalità (cfr. Cass., 30/6/2021, n. 18509; Cass., 10/4/2019, n. 9985; Cass., 25/2/2014, n. 4439. E già Cass., 23/3/1963, n. 711), che nella specie a tale “fatto del terzo” può al più assegnarsi valore di “concausa proveniente da un terzo”, che “può determinare ipotesi di responsabilità solidale tra più soggetti ma non può escludere… la responsabilità degli appellanti, colpevoli di non aver rispettato le norme vigenti… la cui violazione è stata considerata causa efficiente dell’evento”.

Orbene, emerge evidente come, oltre al giudice penale, anche la corte di merito abbia nella specie ritenuto in realtà la condotta illecita degli odierni ricorrenti quale “causa autonoma ed efficiente del danno”.

Senza sottacersi che al riguardo i ricorrenti pongono a base delle formulate censure atti e documenti del giudizio di merito (in particolare, i motivi dell’atto di appello; la “pag. 5 della sentenza” del Tribunale di Melfi; le dichiarazioni del D.C. risultanti dal “verbale di polizia giudiziaria dei c.c. della stazione di Rapolla… del 19.5.1990 agli atti della Procura della Repubblica presso il tribunale di Melfi (non esaminato dai giudici penali né dal tribunale e dalla Corte Civile)”, la “conclusionale degli appellati (avv. Gramegna)”, la “domanda attorea”) omettendo invero -in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 – di debitamente (per la parte strettamente d’interesse in questa sede) riprodurli nel ricorso ovvero, laddove – in tutto o in parte – riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte Suprema di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (v. Cass., Sez. Un., 27/12/2019, n. 34469; Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).

A tale stregua non deducono le formulate censure in modo da renderle chiare ed intellegibili in base alla lettura del ricorso, non ponendo questa Corte nella condizione di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il relativo fondamento (v. Cass., 18/4/2006, n. 8932; Cass., 20/1/2006, n. 1108; Cass., 8/11/2005, n. 21659; Cass., 2/81/2005, n. 16132; Cass., 25/2/2004, n. 3803; Cass., 28/10/2002, n. 15177; Cass., 12/5/1998 n. 4777) sulla base delle deduzioni contenute nel medesimo, alle cui lacune non è possibile sopperire con indagini integrative (v. Cass., 24/3/2003, n. 3158; Cass., 25/8/2003, n. 12444; Cass., 1/2/1995, n. 1161).

Non sono infatti sufficienti affermazioni – come nel caso – apodittiche, non seguite da alcuna dimostrazione (v. Cass., 21/8/1997, n. 7851).

E’ al riguardo appena il caso di osservare come risponda a principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità che i requisiti di formazione del ricorso vanno sempre ed indefettibilmente osservati, a pena di inammissibilità del medesimo, anche in ipotesi di non contestazione ad opera della controparte (quando cioè si reputi che una data circostanza debba ritenersi sottratta al thema decidendum in quanto non contestata: cfr. Cass., 6/7/2015, n. 13827; Cass., 18/3/2015, n. 5424; Cass., 12/11/2014, n. 24135; Cass., 18/10/2014, n. 21519; Cass., 30/9/2014,n. 20594; Cass., 19/6/2014, n. 13984; Cass., 20/1/2014, n. 987; Cass., 28/5/2013, n. 13190; Cass., 20/3/2013, n. 6990; Cass., 20/7/2012, n. 12664; Cass., 23/7/2009, n. 17253; Cass., 19/4/2006, n. 9076; Cass., 23/1/2006, n. 1221), ovvero allorquando la S.C. è (pure) “giudice del fatto”, giacché come questa Corte ha già avuto più volte modo di precisare (cfr., in ordine all’error in procedendo ex art. 112 c.p.c., cfr. Cass., Sez. Un., 14/5/2010, n. 11730; Cass., 17/1/2007, n. 8978; con particolare riferimento all’ipotesi del giudizio di rinvio, Cass., 11/3/2021, n. 6832; Cass., 20/4/2020, n. 7958; Cass., 26/9/2017, n. 22333; relativamente al giudizio di revocazione ex art. 391 bis c.p.c., Cass., 28/7/2017, n. 1885), in tali ipotesi preliminare ad ogni altra questione si prospetta invero pur sempre l’ammissibilità del motivo in relazione ai termini in cui è stato esposto, con la conseguenza che solo quando questa sia stata accertata diviene possibile esaminarne la fondatezza, sicché esclusivamente nell’ambito di tale valutazione la Corte Suprema di Cassazione può e deve procedere direttamente all’esame ed all’interpretazione degli atti processuali.

Essi rilevano infatti ai fini della giuridica esistenza e conseguente ammissibilità del ricorso, assumendo pregiudiziale e prodromica rilevanza ai fini del vaglio della relativa fondatezza nel merito, che in loro difetto rimane invero al giudice imprescindibilmente precluso (cfr. Cass., 6/7/2015, n. 13827; Cass., 18/3/2015, n. 5424; Cass., 12/11/2014, n. 24135; Cass., 18/10/2014, n. 21519; Cass., 30/9/2014, n. 20594; Cass., 5 19/6/2014, n. 13984; Cass., 20/1/2014, n. 987; Cass., 28/5/2013, n. 13190; Cass., 20/3/2013, n. 6990; Cass., 20/7/2012, n. 12664; Cass., 23/7/2009, n. 17253; Cass., 19/4/2006, n. 9076; Cass., 23/1/2006, n. 1221).

Va per altro verso posto in rilievo come al di là della formale intestazione dei motivi i ricorrenti deducano in realtà doglianze (anche) di vizio di motivazione al di là dei limiti consentiti dalla vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (v. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053), nel caso ratione temporis applicabile, sostanziantesi nel mero omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non anche come nella specie la logicità e congruenza della motivazione ovvero l’omessa e a fortiori l’erronea valutazione di determinate emergenze processuali (cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e, conformemente, Cass., 29/9/2016, n. 19312).

Emerge evidente, a tale stregua, come gli odierni ricorrenti in realtà inammissibilmente prospettino una rivalutazione del merito della vicenda comportante accertamenti di fatto invero preclusi a questa Corte di legittimità, nonché una rivalutazione delle emergenze probatorie, laddove solamente al giudice di merito spetta individuare le fonti del proprio convincimento e a tale fine valutare le prove, controllarne la attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova, non potendo in sede di legittimità riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale, atteso il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte Suprema di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi (cfr. Cass., 14/3/2006, n. 5443).

Come del pari deve dirsi con riferimento alla doglianza di cui al 6 motivo in merito all’operata liquidazione del danno non patrimoniale, in ordine al quale va in ogni caso osservato che risulta dalla corte di merito nella specie correttamente considerato quest’ultimo nella sua unitarietà in considerazione dei profili o aspetti o voci -interiore o morale ed esteriore o relazionale, di valore meramente descrittivo, nel quale esso si scandisce (cfr., da ultimo, Cass., 25/6/2021, n. 18285).

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo in favore dei controricorrenti, seguono la soccombenza.

Non è viceversa a farsi luogo a pronunzia in ordine alle spese del giudizio di cassazione in favore degli altri intimati, non avendo i medesimi svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna i ricorrenti al pagamento, in solido, delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 8.200,00, di cui Euro 8.000,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge, in favore dei controricorrenti.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 17 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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