Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36056 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. III, 23/11/2021, (ud. 03/02/2021, dep. 23/11/2021), n.36056

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29919/2018 proposto da:

A.L., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAPRANICA 78,

presso lo studio dell’avvocato TERESA LO TORTO, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato MATTEO ROSSOMANDO;

– ricorrente –

contro

C.N.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BARBERINI

47, presso lo studio dell’avvocato MARIALUCREZIA TURCO,

rappresentata e difesa dagli avvocati ALESSANDRA TUSSET, GIOVANNI

ADAMI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 928/2018 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 18/4/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

3/2/2021 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 9/5/2018 la Corte d’Appello di Venezia ha respinto il gravame interposto dalla sig. A.L. in relazione alla pronunzia Trib. Venezia 21/6/2016, di rigetto della domanda – proposta nei confronti della sig. C.N.R. – di accertamento dell’esistenza di un contratto di comodato senza determinazione di tempo, stipulato in favore del figlio L.D. prima delle nozze del medesimo con la C. ed avente ad oggetto “le due unità immobiliari site in (OMISSIS)”, e di “conseguente ordine di restituzione delle unità predette all’attuale detentore C.N.R., cui “l’abitazione coniugale” è stata in sede di separazione personale dei coniugi L. – C. dal Tribunale di Venezia “assegnata… senza alcuna distinzione tra il civico (OMISSIS) e quello (OMISSIS)”.

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la A. propone ora ricorso per cassazione, affidato ad unico motivo, illustrato da memoria.

Resiste con controricorso la C..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con unico motivo la ricorrente denunzia violazione degli artt. 337 ter c.c., art. 337 sexies c.c., artt. 1022,1809,1810 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si duole che “il giudice del merito abbia omesso ogni valutazione in merito alla necessità del godimento dell’intera casa coniugale (così come individuata nelle due unità immobiliari in questione) rispetto alle esigenze del nucleo familiare risultanti dalla separazione dei coniugi e composto ora dal solo coniuge assegnatario e dal figlio”.

Lamenta che “pur accertata in fatto – con giudizio in questa sede insindacabile – la destinazione originaria a casa familiare di entrambi gli alloggi considerati un unicum”, la corte di merito erroneamente non ha valutato “se il godimento dei detti immobili in capo al coniuge assegnatario e al figlio sia o non sovradimensionato (come e’) rispetto all’interesse del piccolo, soprattutto considerato che il marito, a seguito della separazione, ha lasciato l’abitazione familiare e che la famiglia si è così ridotta a due”.

Il ricorso è inammissibile.

Lo è in primo luogo, perché il motivo non denuncia, come avrebbe dovuto, omissione di pronuncia su un motivo di appello corrispondente all’ipotesi fattuale che sostiene non sia stata valutata dalla corte territoriale. Poiché la prospettazione del motivo è nel senso che la corte territoriale sarebbe incorsa nell’omissione di quanto prospettato e poiché essa se ne sarebbe dovuta occupare solo se la prospettazione fosse stata dedotta con un motivo di appello, la doglianza circa il non essersene occupata avrebbe dovuto estrinsecarsi nella denuncia di un’omissione di pronuncia.

L’illustrazione del motivo, peraltro, canto, non si presta a riconversione alla stregua dei Cass. sez. Un., n. 17931 del 2013, giacché non precisa in alcun modo se e come la corte territoriale fosse stata investita della questione. Non è dunque possibile esaminare il motivo come se nella sostanza avesse prospettato l’omessa pronuncia sull’ipotetico motivo di appello: non è dato sapere se tale motivo era stato proposto.

Pure se si procedesse alla riconversione ed il motivo si apprezzasse come sostanzialmente denunciante un’omissione di pronuncia, esso sarebbe sempre inammissibile proprio per la ragione appena detta e ciò tanto più se – superando la esiziale carenza espositiva del motivo e procedendo all’esame della sentenza impugnata – si considerasse quest’ultima: invero, si dovrebbe constatare, come si constata, che la sentenza non si occupa della questione. Nel riferire dei motivi di appello essa dice che in subordine si sarebbe chiesto il rilascio della sola unità immobiliare (OMISSIS), ma nulla dice sulle ragioni che erano state prospettate con l’appello a sostegno di tale richiesta e nello scrutinio si occupa di essa solo per dirla compresa nel comodato familiare.

Sicché il tema proposto dal motivo risulterebbe nuovo e come tale non potrebbe sfuggire ad una ulteriore valutazione di inammissibilità pure sotto tale profilo.

In particolare, si rileva che, con particolare riferimento alla censura secondo cui con l’atto di appello l’odierna ricorrente avrebbe impugnato la sentenza di 1^ grado là dove “il giudice di prime cure avrebbe omesso di pronunciarsi in merito alla domanda subordinata formulata dalla ricorrente, ossia il rilascio del solo immobile n. (OMISSIS), considerato – senza alcuna spiegazione – anch’esso destinato a casa familiare”, così denunciando un’omissione di pronuncia di quel giudice, va osservato che l’odierna ricorrente

omette invero di debitamente indicare e riportare nel ricorso – in ossequio al requisito a pena d’inammissibilità prescritto ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 – le ragioni a suo tempo dedotte a relativo sostegno, sicché non dà idoneamente conto – come s’e’ già detto – di come e quando la corte di merito sia stata investita di tale questione.

L’inammissibilità dell’unico motivo comporta quella del ricorso.

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo in favore della controricorrente, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 6.200,00, di cui Euro 6.000,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge, in favore della controricorrente.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 3 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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