Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3600 del 14/02/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 3600 Anno 2018
Presidente: AMBROSIO ANNAMARIA
Relatore: NAZZICONE LOREDANA

sul ricorso 3375/2012 proposto da:
Zugno Fulvio, elettivamente domiciliato in Roma, Via Pasubio n.

2,

presso lo studio dell’avvocato Merlini Marco, che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato Michieli Giovanni, giusta procura a
margine del ricorso;
– ricorrente contro
Fallimento Verde S.p.a. in Liquidazione;
– intimato –

Data pubblicazione: 14/02/2018

avverso il decreto del TRIBUNALE di TREVISO, depositato il
18/11/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
12/10/2017 dal cons. NAZZICONE LOREDANA;
lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

accolga il primo motivo e rigetti il secondo.

FATTI DI CAUSA
Viene proposto ricorso, sulla base di due motivi, avverso il
decreto emesso dal Tribunale di Treviso del 18 novembre 2014, il
quale, per quanto ancora rileva: a) ha respinto l’istanza riguardante il
compenso per la relazione attestativa del piano di concordato
preventivo, non prodotta insieme al ricorso in opposizione, avendone
ciò impedito l’esame del contenuto, della portata e complessità, in
relazione ai compiti demandati all’attestatore dalla legge ed
all’adeguatezza alla funzione di verificare la veridicità dei dati
aziendali e giudicare la fattibilità del piano, non avendo inoltre il
concordato preventivo sortito esito positivo;

b) quanto all’attività

professionale svolta in favore della società negli anni 2009-2010, ha
ritenuto che essa, attesa la mancanza di risultato utile per la cliente
assistita, potesse in modo equo essere remunerata dalla somma di C
42.000,00, oltre accessori di legge, in privilegio.
Non svolge difese la procedura.
Il ricorrente ha depositato la memoria.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1 – Con il primo motivo, il ricorrente principale deduce violazione
e falsa applicazione degli artt. 2233 c.c. e 31, comma 1, lett. a),
d.P.R. n. 645 del 1994, oltre alla motivazione omessa, insufficiente e
2

Procuratore Generale SALVATO LUIGI che ha chiesto che la Corte

contraddittoria, perché, quando il professionista richiede il compenso
per la relazione ex art. 161 legge fall., il tribunale non deve valutare
la portata, la complessità, l’adeguatezza e la completezza della
relazione, ma semplicemente applicare la indicata disposizione della
tariffa.

applicazione degli artt. 2233 c.c. e 31, comma 1, lett. a), d.P.R. n.
645 del 1994, oltre alla motivazione omessa, insufficiente e
contraddittoria, perché l’art. 2233 c.c. prevede che alla liquidazione
del compenso provvede il giudice, previo parere obbligatorio
dell’associazione professionale, non richiesto, mentre il compenso non
può essere liquidato secondo equità.
2. – Il primo motivo è infondato.
La pretesa del professionista di vedersi liquidare un compenso per
una relazione, senza tuttavia produrla, non ha pregio.
Pur in presenza dell’applicazione della tariffa professionale,
invero, tenuto conto anche della determinabilità degli importi secondo
scaglioni e con possibili aumenti o riduzioni, l’esame della relazione è
indefettibile.
L’omessa produzione documentale, pertanto, correttamente è
stata ritenuta dal tribunale ostativa della liquidazione.
Giova solo aggiungere, come rilevato anche dal Procuratore
generale, come l’affermazione del tribunale in ordine alla mancanza
della relazione di attestazione, non riprodotta in sede di opposizione
dello stato passivo, non è stata in nessun modo censurata dal
ricorrente, onde non è ora suscettibile di riesame.
Il denunziato vizio di motivazione, formulato alla stregua dell’art.
360, comma 1, n. 5, c.p.c., nel testo anteriore al d.l. 22 giugno 2012,

3

Con il secondo motivo, censura ancora la violazione e falsa

n. 83, conv. in I. 7 agosto 2012, n. 134, è, dal suo canto,
inammissibile.
3.

– Il secondo motivo è inammissibile, per mancanza di

specificità, posto che non indica neppure l’oggetto delle prestazioni
rese, la disposizione della tariffa applicabile, i criteri che si assumano

e 6, c.p.c.).
Il denunziato vizio di motivazione, formulato alla stregua dell’art.
360, comma 1, n. 5, c.p.c., nel testo anteriore predetto, è parimenti
inammissibile.
4. – Nulla sulle spese, non svolgendo difese l’intimato.
P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 12 ottobre
2017.

applicati dal professionista alla sua richiesta (art. 366, comma 1, n. 3

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