Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3596 del 16/02/2010

Cassazione civile sez. lav., 16/02/2010, (ud. 21/10/2009, dep. 16/02/2010), n.3596

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. PICONE Pasquale – Consigliere –

Dott. STILE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

I.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GERMANICO

172, presso lo studio dell’avvocato PANICI PIER LUIGI, che lo

rappresenta e difende giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

CASA DI CURA VILLA SANDRA S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3129/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 07/09/2005 R.G.N. 9745/2003;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/10/2009 dal Consigliere Dott. PAOLO STILE;

udito l’Avvocato PANICI PIER LUIGI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA MARCELLO, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso del 1.6.99 I.F. si rivolgeva al Tribunale di Roma, esponendo di avere lavorato quale fisioterapista presso la Casa di Cura Villa Sandra S.p.A. dall’1.10.93 al 10.2.98, con orario 15-20 dal lunedì al venerdì e retribuzione fissa oraria di lire 18.500, allorquando veniva invitato a sospendere le prestazioni lavorative in attesa della ristrutturazione di uno dei reparti.

Tanto premesso chiedeva di accertare e dichiarare l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ancora operante in difetto di idoneo atto risolutivo e di condannare la convenuta società al pagamento delle mancate retribuzioni sulla base di L. 1.998.000 mensili, nonchè, tenuto conto del diritto all’inquadramento in 6^ livello c.c.n.l. in base alle mansioni espletate, di L. 31.711.412, o della diversa somma da calcolare secondo equità, a titolo di differenza di retribuzione, 13^ mensilità, lavoro festivo e tfr, oltre accessori di legge.

Il Tribunale rigettava la domanda per carenza di prova della dedotta subordinazione.

Avverso tale decisione l’ I. proponeva appello, concludendo per l’accoglimento delle proposte domande.

L’appellata Casa di Cura resisteva, deducendo l’infondatezza dell’appello del quale chiedeva la reiezione o in subordine la determinazione degli emolumenti effettivamente dovuti alla stregua delle specifiche contestazioni; proponeva, a sua volta, appello incidentale condizionato per la declaratoria di nulla dovere dal mese di giugno 2002.

Con sentenza del 19 aprile – 7 settembre 2005 l’adita Corte di Appello di Roma in parziale accoglimento del gravame dell’ I. ed in riforma della impugnata pronuncia, confermata nel resto, dichiarava la sussistenza tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato dall’1 ottobre 1993, con inquadramento nel 6^ livello del CCNL di categoria, condannando la società al pagamento delle retribuzioni dirette e differite nella misura mensile di Euro 1.031,88 dall’1 aprile 1998 al 31 maggio 2002, oltre ulteriori Euro 8.265,31 per titoli vari, ed accessori;

dichiarava assorbito l’appello incidentale.

La Corte territoriale limitava la durata del rapporto al 31 maggio 2002 in quanto – a suo avviso – essendo stato stipulato tra le parti in quest’ultima data un contratto di lavoro a termine, il precedente rapporto di lavoro a tempo indeterminato doveva considerarsi estinto alla data medesima.

Per la cassazione di tale pronuncia ricorre I.F. con due motivi.

La società Casa di Cura Villa Sandra non si è costituita.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso l’ I., denunciando violazione dell’art. 112 c.p.c., art. 1321 c.c., nonchè delle norme relative alla estinzione del contratto ed, ancora, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, dopo avere evidenziato che la proposta domanda conteneva sia l’accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro intercorso tra le parti, sia la dichiarazione della sua persistenza “in mancanza di qualsivoglia atto idoneo a risolverlo”, si duole che la Corte di Appello, pur affermando correttamente la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato dall’1 ottobre 1993, ne aveva erroneamente dichiarato la cessazione al 31 maggio 2002, senza che fosse intervenuto alcun atto estintivo del rapporto stesso.

Il motivo è fondato.

Invero, la Corte territoriale, a sostegno delle sue conclusioni sul punto, benchè abbia ritenuto che il rapporto di cui era stata accertata la natura subordinata “a far tempo dalla iniziale data del 1.10.93 … in difetto di valido atto interruttivo essendone di fatto sospesa la funzionalità per iniziativa datoriale dal 10.02.98” doveva ritenersi proseguito, ne ha limitato la durata “fino a tutto il mese di maggio 2002, epoca di nuova assunzione a termine del lavoratore in conformità delle sue allegazioni e domande”.

Sennonchè, la domanda del ricorrente, come risulta dalla stessa sentenza impugnata, e richiamata anche nell’appello, ha riguardato “l’esistenza di un rapporto ancora operante in difetto di idoneo atto risolutivo”, onde la motivazione adottata nella contestata decisione appare del tutto insufficiente, in quanto priva di una convincente spiegazione circa la ritenuta risoluzione del rapporto; tanto più che, a fronte della richiesta, nell’atto di appello proposto dall’ I., di integrale riforma della sentenza del Tribunale di Roma e di accoglimento delle conclusioni del ricorso di primo grado, così come trascritte nell’atto di appello (e innanzi richiamate), la società ha proposto appello incidentale condizionato chiedendo, nella ipotesi di accoglimento dell’appello principale, che dalle somme dovute al sig. I. venisse detratto l'”aliunde perceptum”. Tale richiesta avvalora l’assunto del ricorrente secondo cui egli aveva dichiarato – già alla udienza del 7.2.2003 – di “essere disoccupato dal licenziamento con eccezione del periodo dal 8.4.2002 data in cui è stato assunto a termine per sostituzione maternità dalla s.r.l. Serenissima, e sino al rientro della dipendente in gravidanza sig.ra B., previsto per maggio- giugno”.

L’accoglimento dell’esaminato motivo comporta l’assorbimento del secondo, con cui il ricorrente, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 1206, 1207, 1208, 1372 e 1453 c.c., lamenta che la Corte di Appello, pur riconoscendogli il diritto a percepire le ordinarie retribuzioni “dalla lettera di messa in mora del 1.4.98 …” abbia limitato gli effetti della mora crederteli alla data del 31.5.2002, senza che fosse intervenuto alcun atto interruttivo del rapporto.

Per effetto dell’accoglimento del ricorso nei termini suddetti, l’impugnata sentenza va cassata con rinvio per il riesame alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione, che provvederà anche alla regolamentazione delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 21 ottobre 2009.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2010

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA