Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35949 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. II, 22/11/2021, (ud. 24/06/2021, dep. 22/11/2021), n.35949

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rosanna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 27308 – 2016 R.G. proposto da:

B.M., – c.f. (OMISSIS) – B.A., c.f.

(OMISSIS) – B.C., – c.f. (OMISSIS) – elettivamente

domiciliati in Roma, alla via Bisagno, n. 14, presso lo studio

dell’avvocato Alberto Caretti, e dell’avvocato Riccardo Tagliaferri,

che disgiuntamente e congiuntamente li rappresentano e difendono in

virtù di procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA del DEMANIO, – c.f. (OMISSIS) – in persona del direttore pro

tempore, MINISTERO dell’ECONOMIA e delle FINANZE, – c.f. (OMISSIS) –

in persona del Ministro pro tempore, rappresentati e difesi

dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici in Roma,

alla via dei Portoghesi, n. 12, domiciliano per legge;

– controricorrenti –

e

AGENZIA del DEMANIO, – Filiale di (OMISSIS) – in persona del

direttore pro tempore;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1780/2015 della Corte d’Appello di Firenze;

udita la relazione nella camera di consiglio del 24 giugno 2021 del

consigliere Dott. Luigi Abete.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. Con atto notificato il 30.7.2004 B.M., B.A. e B.C. citavano a comparire dinanzi al Tribunale di Firenze l’Agenzia del Demanio – Filiale di (OMISSIS) ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Premettevano che l’arenile di (OMISSIS), è parte del patrimonio disponibile dello Stato a seguito di sdemanializzazione disposta nel 1925 dal Ministero delle Comunicazioni – Direzione Generale della Marina Mercantile.

Premettevano che alcune porzioni dell’arenile di (OMISSIS) erano state concesse in uso a privati, ai quali era stato attribuito il diritto di costruire fabbricati in muratura sulle porzioni avute in concessione, recte in locazione.

Premettevano che C.A., loro bisnonno, aveva ottenuto in concessione, recte in locazione, la porzione dell’arenile in catasto al foglio (OMISSIS), ed aveva altresì ottenuto il diritto di costruirvi un manufatto in muratura, poi edificato nel 1953 e pervenuto, iure successionis, dapprima, al loro nonno, C.O., il quale vi aveva abitato sino al (OMISSIS), anno del suo decesso, poi, ad essi attori.

Indi esponevano che a decorrere dal 1984 erano stati stipulati nuovi atti di concessione, recte di locazione, ove era stata inserita, successivamente alla stipulazione, con determinazione autoritativa della P.A., la clausola, manoscritta, a tenor della quale “i conduttori riconoscono che i manufatti esistenti sul suolo demaniale occupato appartengono in proprietà allo Stato”.

Esponevano ulteriormente che dalla scadenza della concessione, recte della locazione, nel 1994, essi attori avevano occupato, uti domini, il fabbricato e la porzione dell’arenile su cui l’edificio insisteva.

Chiedevano accertare e dichiarare che avevano acquistato per usucapione il diritto di superficie sulla porzione dell’arenile di (OMISSIS), in catasto al foglio (OMISSIS); in subordine, accertare e dichiarare che avevano acquistato per usucapione sia il diritto di superficie sia la proprietà superficiaria dell’immobile insistente sulla medesima porzione; in via ulteriormente subordinata, accertare e dichiarare che, quali aventi causa del costruttore dell’immobile insistente sull’anzidetta porzione dell’arenile di (OMISSIS), avevano diritto, al momento della cessazione del rapporto di locazione, all’indennità ex art. 936 c.c. ovvero ex art. 1593 c.c. nonché al rimborso, con gli interessi, delle imposte e tasse pagate e correlate alla proprietà dei cespiti; in ogni caso, accertare e dichiarare che l’Agenzia del Demanio non aveva titolo per pretendere canoni di locazione per l’occupazione del manufatto bensì unicamente per la occupazione del terreno.

2. Si costituivano il Ministero dell’Economia e delle Finanze e Agenzia del Demanio di (OMISSIS).

Instavano per il rigetto dell’avversa domanda.

3. All’esito dell’istruzione probatoria, con sentenza n. 2713/2008 il tribunale dichiarava il proprio difetto di giurisdizione limitatamente alle domande volte a conseguire il rimborso delle imposte pagate e rigettava ogni ulteriore domanda di parte attorea.

4. Proponevano appello M., A. e B.C..

Resistevano il Ministero dell’Economia e delle Finanze e Agenzia del Demanio di (OMISSIS).

5. Con sentenza n. 1780/2015 la Corte d’Appello di Firenze rigettava il gravame, confermava la gravata statuizione e condannava gli appellanti alle spese del grado.

6. Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso B.M., B.A.e B.C.; ne hanno chiesto sulla scorta di quattro motivi la cassazione con ogni conseguente statuizione anche in ordine alle spese di lite.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia del Demanio hanno depositato controricorso; hanno chiesto dichiararsi inammissibile o rigettarsi l’avverso ricorso con il favore delle spese.

L’Agenzia del Demanio di (OMISSIS) non ha svolto difese.

7. I ricorrenti hanno depositato memoria.

8. Con il primo motivo i ricorrenti denunciano la violazione e falsa applicazione degli artt. 934,936 e 952 c.c.

Deducono che la corte d’appello non ha tenuto conto che nella fattispecie l’Amministrazione statale, proprietaria dell’arenile, ha costituito in favore dei danti causa di essi ricorrenti il diritto di costruire e mantenere un fabbricato sulla porzione di spiaggia per cui è controversia.

Deducono quindi che è stato costituito in favore dei loro danti causa il diritto di superficie ex art. 952 c.c.

9. Il primo motivo va respinto.

10. Il motivo difetta di “specificità”.

Infatti, non reca indicazione del titolo contrattuale, da stipularsi senz’altro per iscritto (art. 1350 c.c., n. 2), costitutivo del diritto di superficie. Ne’ in verità il titolo contrattuale risulta indicato nella premessa del ricorso, ai paragrafi 3) e 4) (cfr. ricorso, pag. 3).

Del resto, i ricorrenti hanno chiesto accertarsi e dichiararsi l’intervenuto acquisto da parte loro a titolo originario, “per usucapione (del) diritto di superficie sulla porzione di arenile di (OMISSIS)” (cfr. ricorso, pag. 6), recte della proprietà superficiaria (siccome il diritto di fare una costruzione su suolo altrui, ai sensi dell’art. 952 c.c., non è suscettibile di possesso, configurabile soltanto in relazione alla proprietà superficiaria, e cioè al diritto (ex art. 952 citato) di “mantenere” una costruzione già realizzata nell’Esercizio del suindicato diritto di costruire: cfr. in tal senso 23.7.1983, n. 5086).

In tal guisa il motivo in disamina è avulso e dalla domanda dai medesimi ricorrenti esperita e dalla “ratio decidendi” dell’impugnato dictum, essenzialmente incentrata, pur a “ravvisare nella specie una divaricazione originaria della sorte del suolo da quella della costruzione” (così sentenza d’appello, pag. 7), sulla necessità di un atto di interversione del possesso specificamente riferibile al manufatto ai fini della separata usucapione della relativa proprietà (cfr. sentenza d’appello, pag. 8) e sull’inidoneità delle circostanze allegate a dar ragione dell’interversio possessionis limitatamente alla proprietà superficiaria, alla separata proprietà della costruzione (cfr. sentenza d’appello, pag. 9).

11. Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano la violazione e falsa applicazione dell’art. 953 c.c. e dell’art. 49 c.n.

Deducono che, contrariamente all’assunto della corte di merito, il rapporto concessorio si è rinnovato nel corso degli anni ed in forza dei successivi atti di concessione hanno proseguito nell’utilizzo delle porzioni di arenile e del fabbricato.

Deducono che perciò nessuna acquisizione al patrimonio statale è avvenuta.

12. Il secondo motivo del pari va respinto.

13. Non può non darsi atto, in verità, che il rapporto concessorio ha avuto termine, così come gli stessi ricorrenti riferiscono (“dalla scadenza della concessione (…) rilasciata con atto del 1994”: così ricorso, pag. 5), e che di seguito alla cessazione del rapporto concessorio i ricorrenti, così come essi stessi riferiscono, hanno occupato il fabbricato e la porzione di arenile in via di fatto.

14. Su tale scorta non possono che formularsi i rilievi che seguono.

Da un canto, la corte distrettuale ha ineccepibilmente puntualizzato che “al termine della concessione il manufatto rimasto incorporato al suolo era diventato ipso iure di proprietà dello Stato” (così sentenza d’appello, pag. 6).

Cosicché del tutto ingiustificato è l’assunto dei ricorrenti secondo cui “nessuna acquisizione al patrimonio statale può ritenersi intervenuta” (così ricorso, pag. 10; cfr. memoria, pag. 4).

D’altro canto, la corte distrettuale ha congruamente dato ragione dell’inidoneità delle circostanze allegate a dar conto dell’interversio possessionis.

Cosicché a nulla vale addurre che il Ministero non ha mai preso possesso dei fabbricati, che non ha mai dato corso ad una procedura di incameramento (cfr. ricorso, pag. 10; cfr. memoria, pag. 4).

15. Con il terzo motivo i ricorrenti denunciano l’omesso esame circa fatto decisivo per il giudizio.

Deducono che ha errato la corte territoriale a ritenere che l’espressione “affitto dell’arenile”, figurante nei documenti di causa, si riferisca anche all’affitto dei fabbricati ovvero all’affitto di tutto ciò che insiste sul terreno.

Deducono che dalle note dell’Intendenza di Finanza di Grosseto dell’8.1.1974 e dell’8.2.1979 si desume che sono state oggetto di locazione (a decorrere dal 1925) unicamente le porzioni di arenile e non anche i fabbricati che vi insistono.

Deducono che solo a partire dal 1984 la locazione si è estesa al fabbricato. Deducono quindi che per decenni l’amministrazione non ha esercitato alcun potere con riferimento ai manufatti.

16. Il terzo motivo parimenti va respinto.

17. Evidentemente con il terzo mezzo i ricorrenti sollecitano questa Corte al riesame delle risultanze di causa (in tal senso cfr. controricorso, pag. 10).

18. E tuttavia il cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non legali da parte del giudice di merito non dà luogo ad alcun vizio denunciabile con il ricorso per cassazione, non essendo inquadrabile nel paradigma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, né in quello del precedente n. 4, disposizione che – per il tramite dell’art. 132 c.p.c., n. 4, – dà rilievo unicamente all’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante (cfr. Cass. 10.6.2016, n. 11892; Cass. (ord.) 26.9.2018, n. 23153).

19. In ogni caso la Corte di Firenze ha puntualizzato in maniera più che congrua che “l’espressione “affitto di arenile” doveva intendersi “affitto di arenile con con tutto quello che c’e’ sopra”, appunto perché il manufatto era ormai riconducibile alla proprietà del suolo per effetto dell’accessione” (così sentenza d’appello, pag. 6).

20. Con il quarto motivo i ricorrenti denunciano la violazione e falsa applicazione degli artt. 934,936 e 952 c.c.

Deducono che ha errato la corte toscana a disconoscere l’avvenuta usucapione della proprietà superficiaria.

Deducono che dapprima i loro danti causa e poi essi ricorrenti hanno posto in essere numerosi comportamenti idonei a costituire interversio possessionis e a palesare l’esercizio di un possesso uti domini sul fabbricato.

21. Il quarto motivo analogamente va rigettato.

22. Evidentemente con il quarto mezzo di impugnazione i ricorrenti censurano il giudizio “di fatto” sulla cui scorta la Corte d’Appello di Firenze ha disconosciuto l’interversio possessionis e, di seguito, l’intervenuta usucapione della proprietà superficiaria dei manufatti insistenti sulla pozione di arenile (in tal senso cfr. controricorso, pag. 10).

In tal guisa il motivo di ricorso de quo agitur e’, a rigore, da qualificare in rapporto alla previsione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Del resto, l’accertamento, in concreto, degli estremi dell’interversione del possesso integra un’indagine di fatto, rimessa al giudice di merito, sicché nel giudizio di legittimità non può chiedersi alla Corte di Cassazione di prendere direttamente in esame la condotta della parte, per trarne elementi di convincimento, ma si può solo censurare, per omissione o difetto di motivazione, la decisione di merito che abbia del tutto trascurato o insufficientemente esaminato la questione di fatto della interversione (cfr. Cass. 28.2.2006, n. 4404; Cass. 19.12.2011, n. 27521).

23. In questi termini il dictum di seconde cure va esente da qualsivoglia forma di “anomalia motivazionale” rilevante alla luce della pronuncia n. 8053 del 7.4.2014 delle sezioni unite di questa Corte.

In particolare, con riferimento all'”anomalia” della motivazione “apparente” – che ricorre allorquando il giudice di merito non procede ad una approfondita disamina logico – giuridica, tale da lasciar trasparire il percorso argomentativo seguito (cfr. Cass. 21.7.2006, n. 16672) – la corte territoriale ha compiutamente ed intellegibilmente esplicitato il proprio iter argomentativo.

Propriamente, ha specificato che non potevano esplicare valenza di interversio possessionis gli atti dispositivi e gli atti di regolarizzazione edilizia e catastale della costruzione, atti ai quali il proprietario – possessore era senz’altro estraneo, e parimenti gli atti di pagamento delle imposte e dei tributi correlati alla costruzione (cfr. sentenza d’appello, pagg. 8 e 9).

Altresì, ha chiarito che non aveva valenza di interversio possessionis la circostanza per cui gli occupanti avessero, nel 1956, palesato il proposito di rendersi acquirenti delle porzioni di terreno su cui insistevano i manufatti (cfr. sentenza d’appello, pag. 9).

Infine, ha precisato che l’amministrazione dello Stato giammai aveva riconosciute le avverse pretese proprietarie, tant’e’ che aveva sistematicamente incassato i canoni di locazione e preteso il loro adeguamento all’effettivo valore del complesso immobiliare, comprensivo e del suolo e della costruzione (cfr. sentenza d’appello, pag. 9).

24. Ovviamente, in relazione alle argomentazioni difensive erroneamente – si assume – disattese esplica valenza l’insegnamento di questa Corte a tenor del quale l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, nel cui paradigma non è inquadrabile la censura concernente la omessa valutazione di deduzioni difensive (cfr. Cass. 14.6.2017, n. 14802; Cass. (ord.) 18.10.2018, n. 26305).

25. In dipendenza del rigetto del ricorso i ricorrenti vanno in solido condannati a rimborsare al Ministero dell’Economia e delle Finanze ed all’Agenzia del Demanio le spese del presente giudizio di legittimità. La liquidazione segue come da dispositivo.

L’Agenzia del Demanio di (OMISSIS) non ha svolto difese; nonostante il rigetto del ricorso nessuna statuizione va pertanto nei suoi confronti assunta.

26. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, con vincolo solidale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis D.P.R. cit., se dovuto (cfr. Cass. sez. un. 20.2.2020, n. 4315).

P.Q.M.

La Corte così provvede:

rigetta il ricorso;

condanna in solido i ricorrenti, B.M., B.A.e B.C., a rimborsare ai controricorrenti, Ministero dell’Economia e delle Finanze ed Agenzia del Demanio, le spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nel complesso in Euro 3.700,00, oltre spese prenotate a debito;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, con vincolo solidale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis D.P.R. cit., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sez. seconda civ. della Corte Suprema di Cassazione, il 24 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA