Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35948 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. II, 22/11/2021, (ud. 28/05/2021, dep. 22/11/2021), n.35948

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BELLINI Ubaldo – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 22317 – 2016 R.G. proposto da:

LA PRIMULA di F.I. & C. s.n.c., – c.f./p.i.v.a.

(OMISSIS) – in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa in virtù di procura speciale su foglio

allegato in calce al ricorso dall’avvocato Fernando Amoroso, ed

elettivamente domiciliata in Roma, alla via Enrico Albanese, n.

61/C, presso i signori Gelodi – Amoroso;

– ricorrente –

contro

CORI s.p.a., in liquidazione e concordato preventivo – c.f./p.i.v.a.

(OMISSIS) – in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa in virtù di procura speciale su foglio

allegato in calce al controricorso dall’avvocato Paola Ghielmi, ed

elettivamente domiciliata in Roma, alla via Paolo di Dono, n. 3/a,

presso lo studio dell’avvocato Vincenzo Mozzi;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 383/2016 del Tribunale di Reggio nell’Emilia;

udita la relazione nella camera di consiglio del 28 maggio 2021 del

consigliere Dott. Luigi Abete.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. Con ricorso al Giudice di Pace di Reggio nell’Emilia la “Cori” s.p.a. in concordato preventivo chiedeva ingiungersi, sulla scorta della fattura n. (OMISSIS), a “La Primula di F.I. & C.” s.n.c. il pagamento della somma di Euro 2.025,72, quale saldo del corrispettivo alla ricorrente dovuto per le “opere di urbanizzazione PP10 eseguite in (OMISSIS)”.

Il giudice di pace pronunciava l’ingiunzione.

2. Con citazione del 9.2.2013 “La Primula” s.n.c. proponeva opposizione.

Deduceva, tra l’altro, che nulla era dovuto alla ricorrente.

Deduceva segnatamente che la “Cori”, appaltatrice, aveva abbandonato il cantiere di (OMISSIS) ed al contenzioso che era insorto, aveva fatto seguito la stipulazione tra le parti, il 15.6.2004, di una transazione omnicomprensiva, adempiuta con la corresponsione, a saldo e a stralcio, della somma di Euro 26.157,72 nonché della somma di Euro 700,00 per interessi.

Instava per la revoca dell’ingiunzione.

3. Si costituiva la “Cori” s.p.a.

Esponeva, tra l’altro, che il credito vantato era, per giunta, di ammontare superiore all’importo azionato in via monitoria; che aveva determinato in minor ammontare la sua ragione di credito conformemente al computo dell’ingegner E.G., direttore dei lavori.

Instava per il rigetto dell’opposizione.

4. Nel corso istruttorio la s.n.c. opponente deduceva, ulteriormente, che non erano dovuti gli importi di Euro 717,63 e di Euro 1.343,77, siccome l’appaltatrice aveva abbandonato il cantiere, sicché i lavori non erano stati portati a compimento e non era stato rilasciato il certificato di collaudo; che in suo nome e per suo conto giammai l’ingegner E. aveva svolto incarichi.

5. Con sentenza n. 1666/2014 il giudice di pace rigettava l’opposizione.

6. Proponeva appello “La Primula di F.I. & C.” s.n.c. Resisteva la “Cori” s.p.a. in concordato preventivo.

7. Con sentenza n. 383/2016 il Tribunale di Reggio nell’Emilia rigettava il gravame e condannava l’appellante alle spese del grado.

Evidenziava il tribunale che doveva reputarsi senz’altro valida la procura rilasciata dal presidente del consiglio di amministrazione della “Cori” s.p.a. a margine del ricorso per decreto ingiuntivo.

Evidenziava altresì – il tribunale – che dalla disamina del testo integrale della scrittura transattiva in data 15.6.2004 si desumeva che residuavano quali importi ancora dovuti gli interessi moratori e le spese legali, in ordine ai quali l’appellante non aveva dimostrato l’avvenuto pagamento.

8. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso “La Primula di F.I. & C.” s.n.c.; ne ha chiesto sulla scorta di quattro motivi la cassazione con ogni conseguente statuizione.

La “Cori” s.p.a. in liquidazione e concordato preventivo ha depositato controricorso; ha chiesto dichiararsi inammissibile o rigettarsi l’avverso ricorso con il favore delle spese.

9. La ricorrente ha depositato memoria.

10. Con il primo motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 l’omesso esame circa fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti.

Deduce in primo luogo che la fattura n. (OMISSIS) azionata in via monitoria non reca, quale causale, la dicitura “interessi moratori e spese legali”.

Deduce al contempo che ha provveduto con bonifico della “Banca Popolare dell’Emilia Romagna”, con valuta in data 19.12.2005, al pagamento degli interessi, tant’e’ che controparte ha con la conclusionale di prime cure abbandonato al riguardo ogni pretesa.

Deduce in secondo luogo, con riferimento all’importo di Euro 717,63, correlato alla conclusione dei lavori, ed all’importo di Euro 1.343,77, correlato al rilascio del certificato di collaudo, importi costituenti le uniche ragioni di credito invocate ex adverso, che controparte avrebbe dovuto dare riscontro del collegamento esistente tra l’ingegner E.G. ed essa ricorrente nonché dare prova dell’avvenuta conclusione dei lavori e del rilascio di “idoneo certificato di collaudo”.

11. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza o del procedimento per violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato ex art. 112 c.p.c. ovvero per vizio di extra o ultrapetizione.

Premette che con l’atto di appello aveva chiesto, in riforma del primo dictum, il disconoscimento delle avverse pretese creditorie in difetto di prova – di cui la “Cori” era onerata – sia del collegamento tra l’ingegner E.G. – che avrebbe quantificato il credito preteso ex adverso – ed essa ricorrente sia dell’avvenuta conclusione dei lavori e del rilascio di “idoneo certificato di collaudo”.

Indi deduce che il giudice dell’appello ha del tutto ignorato, omettendo qualsivoglia pronuncia, gli anzidetti motivi di gravame.

Deduce che il tribunale, nel riconoscere il credito per interessi e spese legali, ha modificato la causa petendi ed il petitum dell’azione ex adverso esperita.

12. Con il terzo motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c.

Deduce le stesse circostanze addotte con il secondo motivo, qualora questa Corte dovesse ravvisare non già la nullità della sentenza e del procedimento bensì la violazione dell’art. 112 c.p.c.

13. I rilievi, che la delibazione del primo motivo, del secondo motivo e del terzo motivo di ricorso postula, tendono, per ampia parte, a sovrapporsi e a riproporsi; il che suggerisce la disamina simultanea dei medesimi motivi di impugnazione, motivi che, in ogni caso, sono da rigettare.

14. Innegabilmente con i mezzi in disamina la ricorrente censura il giudizio “di fatto” cui il Tribunale di Reggio nell’Emilia ha fatto luogo (“le voci “interessi” e “spese legali” ammontano, rispettivamente, a 700 e 1200 Euro, dunque non sono affatto maggiori (né congruenti) con il credito azionato in decreto ingiuntivo da Cori s.p.a.”: così ricorso, pag. 13; “gli interessi legali e le spese legali (…) di cui fa espresso riferimento la sentenza 383/2016 non sostanziano affatto la fattura (OMISSIS) di 2.025,72 Euro azionata da Cori s.p.a. in via monitoria, in quanto la stessa involge, al contrario, opere di urbanizzazione del cantiere di (OMISSIS)”: così ricorso, pag. 18; “la privata scrittura a saldo e stralcio del 15/6/2004 di Euro 26.157,72 non prova affatto il credito di Cori azionato in via monitoria”: così memoria della ricorrente, pag. 2; “la fattura (OMISSIS) di Cori (…) non riguarda affatto interessi e spese legali”: così memoria della ricorrente, pag. 3).

15. In questi termini non può non darsi atto, previamente, che alla proposizione delle addotte censure – da qualificare in partis quibus alla stregua dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (del resto è propriamente il motivo di ricorso ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 che concerne l’accertamento e la valutazione dei fatti rilevanti ai fini della decisione della controversia: cfr. Cass. sez. un. 25.11.2008, n. 28054; cfr. Cass. 11.8.2004, n. 15499) – osta la preclusione di cui all’art. 348 ter c.p.c., comma 5.

Invero il giudizio di appello ha avuto inizio nel 2015; la seconda statuizione ha appieno confermato la prima statuizione; la s.n.c. ricorrente non ha allegato in maniera specifica e puntuale che le ragioni “di fatto” poste a base, rispettivamente, della decisione di primo grado e della decisione di secondo grado sono tra loro diverse (cfr. Cass. 22.12.2016, n. 26774).

16. In ogni caso, è da escludere che taluna delle figure di “anomalia motivazionale” destinate ad acquisire significato alla luce della pronuncia n. 8053 del 7.4.2014 delle sezioni unite di questa Corte – e tra le quali non è annoverabile il semplice difetto di sufficienza della motivazione – possa scorgersi in relazione alle motivazioni cui il tribunale emiliano ha ancorato il suo dictum.

In particolare, il tribunale ha – così come si è in precedenza posto in risalto – compiutamente ed intellegibilmente esplicitato il proprio iter argomentativo.

Altresì, il tribunale ha precisato che le ragioni di credito portate dalla fattura posta a base del ricorso per decreto ingiuntivo costituivano la differenza tra quanto “La Primula” si era impegnata a versare in forza della transazione siglata con la “Cori” e quanto aveva incontestabilmente versato (cfr. sentenza d’appello, pag. 4).

17. D’altra parte, la ricorrente censura l’asserita, omessa ed erronea valutazione delle risultanze di causa (il tribunale non ha tenuto conto dell’avvenuto pagamento degli interessi con bonifico della “Banca Popolare dell’Emilia Romagna” e della prova documentale a tal fine fornita con la memoria in data 15.11.2013: cfr. ricorso, pag. 14).

E tuttavia il cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non legali da parte del giudice di merito non dà luogo ad alcun vizio denunciabile con il ricorso per cassazione, non essendo inquadrabile nel paradigma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, né in quello del precedente n. 4, disposizione che – per il tramite dell’art. 132 c.p.c., n. 4, – dà rilievo unicamente all’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante (cfr. Cass. 10.6.2016, n. 11892; Cass. (ord.) 26.9.2018, n. 23153).

18. Va aggiunto che il Tribunale di Reggio nell’Emilia, in considerazione della “transazione “tombale” intercorsa tra le parti il 15/6/2004″ (così sentenza d’appello, pag. 4), ha reputato “superflua ogni considerazione relativa agli eventuali inadempimenti della parte creditrice nell’esecuzione delle opere” (così sentenza d’appello, pag. 4).

19. A fronte di tal ultimo rilievo si osserva ulteriormente quanto segue.

20. Innanzitutto, il tribunale in tal guisa – e contrariamente a quanto addotto specificamente con il secondo motivo (cfr. ricorso, pag. 18) – ha pronunciato in ordine ai motivi di gravame.

Non sussiste perciò vizio di omessa pronuncia.

21. Altresì, le ragioni di censura in secondo luogo veicolate dal primo motivo di ricorso e pur dal secondo motivo e dal terzo motivo (“la prova della sussistenza del “fine lavori” e della sussistenza del “certificato di collaudo” (…) doveva essere fornita dalla parte creditrice”: così ricorso, pag. 17; “La Primula contestava la qualifica dell’ing. E. il quale non era affatto il direttore dei lavori”: così ricorso, pag. 20; al riguardo cfr. altresì memoria della ricorrente, pagg. 4 e 8) non si correlano alla “ratio decidendi” espressa dal summenzionato aggiuntivo rilievo motivazionale del tribunale.

22. Inoltre, in tema di ricorso per cassazione, l’erronea interpretazione della domanda e delle eccezioni non è censurabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), perché non pone in discussione il significato della norma ma la sua concreta applicazione operata dal giudice di merito, il cui apprezzamento, al pari di ogni altro giudizio di fatto, può essere esaminato in sede di legittimità soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione, ovviamente entro i limiti in cui tale sindacato è ancora consentito dal vigente art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), (cfr. Cass. (ord.) 3.12.2019, n. 31546; Cass. (ord.) 13.8.2018, n. 20718; Cass. sez. lav. 27.10.2015, n. 21874).

In questi termini l’interpretazione che della pretesa creditoria e della domanda esperita in via monitoria dalla “Cori”, in quanto da riferire agli interessi moratori ed alle spese legali, il giudice di seconde cure, pur alla luce della scrittura privata di transazione siglata in data 15.6.2004, ha inteso operare, risulta congrua ed ineccepibile e comunque immune da qualsivoglia forma di anomalia motivazionale rilevante nel segno della pronuncia n. 8053 del 7.4.2014 delle sezioni unite in precedenza citata.

D’altronde, la controricorrente ha puntualizzato che “il perfetto adempimento (…) dell’accordo transattivo stipulato (…) comprendeva, oltre che l’ammontare in linea capitale per le opere eseguite, anche interessi e spese” (così controricorso, pag. 5).

Non sussiste sussiste dunque vizio di extra ovvero di ultrapetizione.

23. Infine – ed in ogni caso – le surriferite ragioni di censura in secondo luogo veicolate dal primo motivo nonché dal secondo e dal terzo motivo di ricorso – nella misura in cui con esse si assume che controparte non avrebbe dato conto né del collegamento esistente tra l’ingegner E.G. e la s.n.c. ricorrente né dell’avvenuta conclusione dei lavori né del rilascio di “idoneo certificato di collaudo” – indebitamente sollecitano questa Corte, a fronte del difetto di qualsivoglia “anomalia motivazionale” atta ad inficiare l’impugnato dictum, al riesame del giudizio “di fatto” cui il tribunale ha atteso.

24. Con il quarto motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione dell’art. 75 c.p.c.

Deduce che la procura rilasciata a margine del ricorso per decreto ingiuntivo da B.V., presidente del consiglio di amministrazione della “Cori” s.p.a., è nulla, siccome costui ha agito in assenza di previa delibera di autorizzazione del consiglio di amministrazione e quindi in violazione dell’art. 35 dello statuto della “Cori”.

Deduce ulteriormente che il consiglio di amministrazione della “Cori” neppure ha provveduto a ratificare l’operato del presidente del c.d.a.

25. Il quarto motivo di ricorso del pari è da rigettare.

26. Si rimarca dapprima che il mezzo in disamina difetta di “specificità” e di “autosufficienza”.

Invero il ricorso a questa Corte fornisce testuale riscontro unicamente dell’art. 35 dello statuto della “Cori” s.p.a. non già, così come sarebbe stato necessario, del testo integrale dell’atto costitutivo e dello statuto della medesima s.p.a., sì da consentire la puntuale definizione dei compiti demandati al presidente del consiglio di amministrazione.

27. Si rimarca dipoi che, al fine dell’ammissibilità del ricorso per cassazione proposto da persona giuridica, è necessario – e, si soggiunge, sufficiente – che la procura sia rilasciata da persona della quale sia indicata la qualità di amministratore ovvero dichiarata e dimostrata la qualità di titolare del potere rappresentativo sulla base di specifiche diverse previsioni statutarie o di deliberazioni assembleari (cfr. Cass. sez. lav. 25.2.1998, n. 2042; Cass. 27.11.1993, n. 11780).

28. Alla luce di tal ultimo rilievo si rimarca inoltre quanto segue.

Per un verso, è fuor di discussione nella fattispecie la veste di B.V. di presidente del consiglio di amministrazione della “Cori” s.p.a., come tale investito, ex art. 2384 c.c., del potere di rappresentanza generale della medesima società.

Per altro verso, sarebbe stato onere della s.n.c. ricorrente dar ragione dell’insussistenza della deliberazione del consiglio di amministrazione della “Cori” s.p.a. – ovvero dell’organo munito collegialmente della potestas gerendi – necessariamente sottesa alla determinazione dell’organo investito della rappresentanza generale della s.p.a. di dar corso all’azione monitoria (del resto questa Corte spiega che, qualora sia parte del processo una società, la persona fisica che, nella qualità di organo della stessa, ha conferito il mandato al difensore, non ha l’onere di dimostrare tale sua qualità, spettando, invece, alla parte che contesta la sussistenza di detta qualità fornire la relativa prova negativa, anche nella ipotesi in cui la società sia costituita in giudizio per mezzo di persona diversa dal legale rappresentante, sempre che l’organo che ha conferito il potere di rappresentanza processuale derivi tale potestà dall’atto costitutivo o dallo statuto della società medesima: cfr. Cass. 13.12.2007, n. 26253).

Per altro verso ancora, nonostante l’ammissione alla procedura di concordato preventivo, l’assetto gestorio dell’imprenditore societario, salva la vigilanza del commissario giudiziale, rimane tendenzialmente impregiudicato (L.Fall., art. 167).

Si badi, a tal ultimo proposito, che la s.n.c. ricorrente per nulla ha addotto che alla data di proposizione del ricorso per decreto ingiuntivo il concordato preventivo cui la “Cori” è stata ammessa, fosse già stato omologato ovvero fosse, per giunta, in fase di esecuzione.

29. In dipendenza del rigetto del ricorso la s.n.c. ricorrente va condannata a rimborsare alla s.p.a. controricorrente le spese del giudizio di legittimità.

La liquidazione segue come da dispositivo.

30. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della s.n.c. ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis D.P.R. cit., se dovuto (cfr. Cass. sez. un. 20.2.2020, n. 4315).

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente, “La Primula di F.I. & C.” s.n.c., a rimborsare alla controricorrente, “Cori” s.p.a. in concordato preventivo, le spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro 2.300,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario delle spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e cassa come per legge; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis D.P.R. cit., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sez. seconda civ. della Corte Suprema di Cassazione, il 28 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

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