Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35944 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. II, 22/11/2021, (ud. 16/03/2021, dep. 22/11/2021), n.35944

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16212-2018 proposto da:

FLLI B. SRL IN PERSONA DELL’AMM.RE UNICO PRO-TEMPORE,

B.U., rappresentati e difesi dall’avv. DOMENICO DE LIGUORI;

– ricorrenti –

contro

PREFETTURA DI AVELLINO, UFFICIO TERRITORIALE DI GOVERNO IN PERSONA

DEL PREFETTO;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2157/2017 del TRIBUNALE di AVELLINO,

depositata il 29/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/03/2021 dal Consigliere Dott. CHIARA BESSO MARCHEIS;

lette le conclusioni del P.M. in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. CAPASSO LUCIO, che chiede di rigettare il proposto

ricorso.

 

Fatto

PREMESSO

CHE:

1. La società Fratelli B. s.r.l. e B.U. hanno impugnato innanzi al Tribunale di Avellino la sentenza n. 127/2015, con la quale il Giudice di pace di Montoro aveva rigettato l’opposizione da essi proposta.

Il Tribunale di Avellino, con sentenza 29 novembre 2017, n. 2157, ha dichiarato l’appello inammissibile, in quanto “l’atto d’appello si limita a riproporre i motivi di opposizione, senza effettuare alcuna contestazione specifica alla ricostruzione giuridica effettuata dal giudice di prime cure”.

2. Avverso la pronuncia la società Fratelli B. s.r.l. e B.U. ricorrono per cassazione.

L’intimata Prefettura di Avellino-Ufficio territoriale di Governo non ha proposto difese.

I ricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

I. Il ricorso è articolato in due motivi strettamente connessi tra loro e pertanto trattati congiuntamente:

1) il primo motivo lamenta “violazione e falsa applicazione dell’art. 342 c.p.c.”, in quanto i motivi d’appello non erano generici, erano state correttamente individuate le parti della sentenza impugnata e comunque gli appellanti erano legittimati a riproporre le argomentazioni già fatte valere in primo grado;

2) il secondo motivo denuncia “violazione e falsa applicazione della L. n. 298 del 1974, art. 46 e art. 88 C.d.S.; la sentenza della Cassazione civile n. 13725/2012 sulla materia de qua”, disposizioni e pronuncia che ad avviso dei ricorrenti renderebbero specifici i proposti motivi d’appello.

I motivi sono infondati. Come ha sottolineato il pubblico ministero nelle sue conclusioni scritte, se pure poteva considerarsi indicata la parte della pronuncia di primo grado impugnata (costituita dall’affermazione che era stato utilizzato un veicolo semirimorchio non immatricolato, essendo abilitato a uso proprio) non risultavano tuttavia essere state esposte nell’atto di appello specifiche argomentazioni contrarie a quelle poste dal primo giudice a fondamento della sua decisione. L’appellante si è infatti limitato a contestare la motivazione relativa alla mancata contestazione immediata, nonché la mancata considerazione che il trasportatore abilitato al trasporto in conto terzi poteva effettuare trasporti per conto proprio senza doversi munire di un’ulteriore autorizzazione. Il primo giudice, però, aveva posto l’accento non già sulle attività consentite al trasportatore munito di autorizzazione ad eseguire trasporti per conto terzi, ma sulla idoneità o meno del veicolo a mezzo del quale venivano eseguite le operazioni di trasporto e il Giudice di pace aveva sottolineato la diversità della fattispecie rispetto a quella esaminata da Cass. n. 13725/2012. L’appellante pertanto non ha contestato specificamente, come ha affermato il Tribunale, la ratio decidendi seguita dal primo giudice (l’art. 342 c.p.c. impone all’appellante di individuare, con riferimento agli specifici capi della sentenza impugnata, i passaggi argomentativi che la sorreggono, “formulando, sotto il profilo qualitativo, le ragioni di dissenso rispetto al percorso adottato dal primo giudice, sì da esplicitare la idoneità di tali ragioni a determinare le modifiche della decisione censurata”, così Cass. 21336/2017).

E’ pertanto corretta la declaratoria di inammissibilità dell’appello.

II. Il ricorso va quindi rigettato.

Nessuna statuizione deve essere adottata sulle spese, non avendo l’intimata svolto attività difensiva in questa sede.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Sussistono, D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater, i presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale della sezione seconda civile, il 16 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

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